Step-up callable in Usd dalla Banca mondiale
Al prezzo alla pari il rendimento proposto dal decennale a tasso crescente non è competitivo rispetto a quanto offerto dal mercato
Massimo Brambilla
29/04/2017
Vale 200 milioni di dollari la raccolta effettuata dalla Banca Mondiale con il nuovo bond decennale di tipo step-up, ovvero a tasso fisso crescente, denominato in dollari Usa con scadenza nel 2027, salvo l'esercizio del diritto di rimborso anticipato alla pari possibile a partire dal 2022 fino a un anno prima della scadenza. L'obbligazione è collocata in Italia attraverso MPS Capital Services e Bnp Paribas, entrambe nella veste di joint lead managers; al termine del collocamento, previsto il 28 aprile, il bond verrà quotato sul mercato obbligazionario telematico (Mot, segmento EuroMot) gestito da Borsa Italiana, dove Bnp Paribas agirà come liquidity provider a sostegno della liquidità di questa emissione.
Analisi del rendimento. Il nuovo bond della World Bank (sigla Ibrd) restituisce cedole annuali crescenti nella misura dello 0,1% all’anno, partendo il primo anno con una cedola lorda dell’1,90% (1,6625% netto grazie alla tassazione ridotta al 12,5%) pagabile il 5 maggio 2018 per arrivare al 2,80% lordo (2,45% netto) l’ultimo anno, dove l’ultima cedola verrà staccata in concomitanza con il rimborso a scadenza previsto per il 5 maggio 2027. Sempre che l’emittente non eserciti la facoltà di rimborso anticipato, possibile a partire dal quinto anno fino a un anno prima della scadenza ed esercitabile quindi il 5 maggio di ogni anno a partire dal 2022 fino al 2026 inclusi, salvo preavviso non inferiore a cinque giorni lavorativi. Dato il prezzo alla pari (100) sia in fase di emissione e sia all'atto del rimborso (anche nel caso di rimborso anticipato), il rendimento effettivo lordo a scadenza è pari quindi al 2,32% lordo annuo (2,03% al netto dell'imposta), che si confronta con il 2,65% restituito in questo momento, come minimo, dai bond sovrannazionali denominati in dollari per la scadenza a 10 anni. In base a ciò, il nuovo tasso fisso decennale della World Bank avrebbe un valore di mercato pari a 97,1, ovvero il 2,9% in meno rispetto al prezzo di emissione, deprezzamento che non arriva a coprire i costi di collocamento insiti nell'offerta, oppure, sotto un altro punto di vista, coprirebbe il valore dell'opzione call che il sottoscrittore vende implicitamente all'emittente a fronte della facoltà di rimborsare anticipatamente l'obbligazione alla pari a partire dal quinto anno. Tuttavia, per l'investitore italiano il rendimento, nel bene o nel male, dipenderà dall'andamento del cambio euro/dollaro, visto che un apprezzamento del biglietto verde renderebbe più sostanziose le cedole e soprattutto il rimborso del valore nominale al momento della traduzione in euro, vero ago della bilancia del rendimento complessivo dell'investimento: con un cambio euro/dollaro sulla parità, che costituisce lo scenario positivo di evoluzione del cambio, il rendimento a scadenza crescerebbe al 3,25% annuo lordo, mentre nell'ipotesi ancora più ottimistica di vedere la valuta Usa a quota 0,95 contro euro il rendimento raggiungerebbe il 3,85%.
Rischiosità dell’investimento. Tolto il rischio emittente e il connesso rischio bail-in, visto che si tratta di un'emittente sovrannazionale con massimo standing in termini di rating e dunque di affidabilità creditizia, la rischiosità dell'investimento è data in primo luogo da un eventuale indebolimento del dollaro, incidendo per il 19% sulle cedole e per l’81% sul valore dei rimborso: un rafforzamento dell’euro fino a 1,20 contro dollaro, massimo mantenuto dal 2007 al 2014, ridimensionerebbe il rendimento lordo annuo a scadenza all’1,22%, mentre a partire da quota 1,35 il rendimento verrebbe azzerato entrando progressivamente in territorio negativo; nel caso in cui l’emittente esercitasse già nel 2022 l’opzione call, allora basterebbe un cambio sopra 1,20 per iniziare a produrre perdite. In secondo luogo, in misura più modesta, la rischiosità è data da eventuali aumenti dei rendimenti di mercato statunitensi sul tratto della curva che arriva fino a 10 anni, verosimile in caso di ulteriore aumento dell'inflazione attesa: in questa circostanza il bond si deprezzerebbe quanto basta per riportarne il rendimento sul livello di mercato di pari scadenza. L'ultima componente di rischio riguarda l'eventuale smobilizzo prima della scadenza, opzione considerabile in caso di netta tendenza rialzista del cambio: in questo caso lo smobilizzo sul mercato Mot, segmento EuroMot, comporterebbe una minusvalenza nell'ordine verosimilmente dello 0,8% a titolo di bid-ask spread. (riproduzione riservata)