Il rendimento è il ritorno sul capitale investito, e nel caso dell’obbligazione (o bond), rilasciata da un qualsiasi emittente, tiene conto degli interessi e della differenza tra il prezzo di acquisto del bond e quello di rimborso (o vendita). Il rendimento a scadenza (o Yield to maturity) è calcolabile tramite la formula di attualizzazione dei flussi di cassa futuri.
Il rendimento esprime una misurazione percentuale dei ritorni rispetto all’esborso che l’investimento sull’obbligazione comporta, ritorni che dipendono:
Il modo corretto di utilizzare questi flussi di cassa per calcolare il rendimento, che prende il nome di rendimento effettivo o rendimento a scadenza (in inglese Ytm, o Yield to maturity) misurato su base annua, si ritrova nella formula di attualizzazione dei flussi di cassa futuri, che tratta opportunamente ciascun flusso in funzione del tempo di manifestazione rispetto al momento dell’acquisto.
Generalmente, un euro che si incasserà fra cinque anni varrà meno di un euro che si incasserà tra sei mesi, se non altro a causa del deprezzamento del denaro (inflazione). In più, il flusso che si incasserà tra sei mesi potrà essere reinvestito per quattro anni e mezzo, per cui l’euro in questione varrà alla fine ben di più dell’euro che si vedrà tra cinque anni. Quanto in più dipende dal tasso che si riuscirà a spuntare nel reinvestimento, un concetto che, assieme al tempo, risulta pienamente accolto nella formula di attualizzazione al tasso d’interesse annuo «i» di un generico flusso di cassa «Ft» manifestatosi al tempo «n»: VAt = Ft/[(1+i)n], dove appunto VAt = valore attuale (momento di acquisto) del generico flusso di cassa Ft; i = tasso d’interesse annuo in base al quale viene attualizzato il flusso Ft; n = differenza, espressa in anni e frazioni di anno, fra la data in cui si manifesterà il flusso Ft e la data alla quale si intende attualizzare il flusso stesso, che generalmente coincide con il momento dell’esborso all’atto dell’acquisto, oppure con la data odierna quando la quotazione del momento del bond viene assunta come esborso.

La somma dei valori attuali (VA) di tutti i flussi futuri, successivi quindi all’esborso iniziale e comprensiva del valore di rimborso (generalmente posto uguale a 100), restituirà il prezzo tel quel dell’obbligazione che risulta equo in base al tasso di attualizzazione (i) utilizzato nei calcoli.
Calcolare l’equo valore di un’obbligazione è dunque cosa semplice: basta utilizzare l’opportuno tasso d’interesse nella formula dell’attualizzazione dei flussi futuri e il gioco è fatto.
Diverso è invece il caso in cui l’equo valore dell’obbligazione sia noto (assumendo il prezzo tel quel espresso pro tempore dal mercato) e l’incognita che si vuole determinare è proprio il tasso d’interesse che, inserito nella formula di attualizzazione dei flussi futuri (le cedole e il prezzo di rimborso rimangono noti), restituisca lo stesso prezzo tel quel come valore attualizzato (Va) dell’investimento.
Una volta trovato, tale tasso prende il nome di rendimento effettivo (yield to maturity) che eguaglia il prezzo tel quel nella formula di attualizzazione ed è quindi associabile al prezzo tel quel stesso, ovvero, tolto il rateo cedola, al prezzo secco relativo: infatti, se cambiano i prezzi, anche di poco, cambia anche il rendimento. Quando la quotazione sale il rendimento associato a essa scende, perché si è obbligati a effettuare un esborso superiore per lo stesso tipo di investimento; viceversa, se il prezzo scende il rendimento aumenta.
Purtroppo non esistono formule per individuare questo tasso (rendimento effettivo) di equilibrio, ma si deve procedere per tentativi utilizzando di volta in volta un tasso di attualizzazione diverso fino a quando la discrepanza tra il risultato della somma dei valori attuali (Va) di tutti i flussi futuri e il prezzo corrente tel quel assume un’approssimazione accettabile.
Il rendimento effettivo, indica quindi il rendimento annuo che si otterrebbe a scadenza qualora tutte le cedole staccate nel frattempo vengano reinvestite a un tasso pari al rendimento effettivo stesso. Il rendimento così trovato è al lordo delle imposte se i flussi sono analogamente lordi, mentre sarà al netto delle imposte se i flussi sono netti.
Qualcuno potrebbe essere tentato di prendere la scorciatoia offerta dal calcolo del rendimento immediato, dato semplicemente dal rapporto tra il valore della cedola annua e il prezzo dell’obbligazione: ma il non tenere conto della possibile diversità delle cedole e soprattutto della loro distribuzione nel tempo, unitamente alla mancata considerazione del prezzo di rimborso, ne fa un indicatore molto impreciso, utilizzabile solo su orizzonti operativi inferiori all’anno e su titoli con cedole regolari che rimborsano l’obbligazione alla pari a scadenza.
In ogni caso è importante osservare che il rendimento è opportuno che sia tanto più alto quanto più:
A quest’ultimo proposito è necessario osservare i titoli benchmark per la medesima scadenza e il medesimo rating (e ovviamente denominati nella stessa valuta), stabilendo così qual è il rendimento corrente richiesto dal mercato per obbligazioni simili o assimilabili, dove gli step-up/down possono essere equiparati a un tasso fisso.
Leggi anche:
(riproduzione riservata)