Un conto alla rovescia che avanza e, allo stesso tempo, i prezzi dei carburanti che aumentano. È il doppio fronte con cui il Governo si trova a fare i conti proprio durante la pausa estiva, mentre il rischio di un nuovo intervento sul caro-carburanti si fa sempre più concreto. La pausa dei lavori potrebbe infatti essere interrotta già la prossima settimana per tornare a mettere mano agli aiuti alla pompa.
Il quadro è tutt’altro che rassicurante per gli automobilisti. Dopo aver superato ieri, 20 agosto, la soglia dei 2 euro al litro sulla rete stradale nazionale, oggi il prezzo medio della benzina in modalità self service sale a 2,005 euro al litro, dai 2,002 euro di ieri. Il gasolio raggiunge invece 2,122 euro al litro, contro i 2,116 euro della giornata precedente.
I dati, diffusi dal Mimit sulla base delle rilevazioni dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti, confermano una pressione crescente proprio mentre milioni di italiani stanno affrontando il rientro dalle vacanze.
La data da cerchiare sul calendario è martedì 25 agosto. È allora che scadrà, dopo praticamente un mese, il taglio delle accise sul gasolio pari a 17 centesimi di euro al litro, Iva compresa.
La misura era stata introdotta a fine luglio e rinnovata all’inizio di agosto, nell’ultimo Consiglio dei ministri prima della pausa estiva. Senza una proroga o un nuovo provvedimento, dunque, il sostegno verrà meno proprio nel momento in cui il traffico dei rientri torna a intensificarsi.
La scelta di intervenire sul solo diesel non è casuale. La domanda di questo carburante è infatti più rigida, anche perché il gasolio è largamente utilizzato nel trasporto delle merci e in settori come pesca e agricoltura. Per queste attività il Governo ha messo a disposizione centinaia di milioni di euro attraverso crediti d’imposta destinati a compensare almeno in parte l'impatto del caro-carburanti.
Sulla rete autostradale il conto per gli automobilisti è ancora più pesante. Il prezzo medio self service della benzina raggiunge 2,080 euro al litro, mentre quello del gasolio arriva a 2,194 euro.
Per chi affronta centinaia di chilometri per tornare dalle località di vacanza, la differenza può tradursi in una spesa significativa. Il pieno rischia così di diventare una delle voci più pesanti del conto complessivo del rientro.
E la questione non riguarda soltanto il prezzo registrato oggi. A preoccupare è soprattutto ciò che potrebbe accadere una volta terminato il taglio delle accise sul diesel.
Sono ormai circa sei mesi che l’esecutivo cerca di trovare una risposta al rincaro dei carburanti. Da una parte ci sono i controlli sulla correttezza dei prezzi praticati dalle compagnie petrolifere, attività seguita soprattutto dal Mimit. Dall'altra c’è la necessità di individuare continuamente le risorse per finanziare gli sconti destinati agli automobilisti e alle categorie produttive.
Dal primo provvedimento approvato il 18 marzo, la spesa pubblica complessiva per contenere il caro-carburanti ha raggiunto 2,37 miliardi di euro, attraverso nove interventi. Nel corso dell’estate il Governo è intervenuto due volte, con misure dal costo complessivo di 370 milioni di euro. Ma, nonostante lo sforzo finanziario, i prezzi hanno continuato a salire.
Tra le strade già percorse dall'Esecutivo ci sono stati i tagli ai ministeri, effettuati due volte, la destinazione delle sanzioni raccolte dall’Antitrust e il ricorso all’extragettito Iva generato proprio dall’aumento del prezzo dei carburanti.
Quest’ultima risorsa è stata utilizzata per finanziare il meccanismo delle accise mobili, ma non potrà essere impiegata direttamente per affrontare la scadenza della prossima settimana. Le relative risorse, infatti, sono utilizzabili all’inizio del mese. Il Governo dovrà quindi eventualmente ricorrere a una misura ponte per coprire il periodo fino ai primi giorni di settembre, quando sarà disponibile l’extragettito Iva relativo ad agosto.
Ed è proprio sui numeri di agosto che palazzo Chigi potrebbe contare per avere un margine di manovra leggermente più ampio. I prezzi dei carburanti sono rimasti per tutto il mese sopra la media dei periodi precedenti e questo potrebbe tradursi in un extragettito Iva superiore rispetto a quello registrato nei mesi di giugno e luglio.
La partita, dunque, si sposta sui primi giorni di settembre. Con il rientro dei lavoratori e la ripresa a pieno regime delle attività, il Governo potrebbe essere chiamato a scegliere non soltanto se intervenire, ma soprattutto come intervenire.
L’ipotesi di misure più mirate potrebbe diventare centrale: anziché uno sconto generalizzato, un sostegno concentrato sulle famiglie e sulle categorie maggiormente esposte al caro-carburanti consentirebbe di indirizzare meglio le risorse pubbliche, evitando che un beneficio universale finisca per essere utilizzato in misura maggiore dalle fasce più abbienti.
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