Prima la lettera ai soci che hanno creduto nel risanamento e nella trasformazione industriale nonostante le difficoltà geopolitiche. Poi, a distanza di pochi mesi, la proposta di lasciare la borsa con uno sconto di circa il 13% rispetto all’ultimo valore del titolo. È quanto emerge dalla lettera firmata dall’ad Vittorio Civitillo a corredo del bilancio 2025 di Seri Industrial inviata ai soci il 6 giugno, prima dell’annuncio del delisting dello scorso 7 agosto.
La lettera agli azionisti rivendica il percorso industriale compiuto dal gruppo. «Nel 2025 abbiamo risanato un’azienda che a tutti appariva insanabile, riportandola a una condizione di sostenibilità operativa e avviando una nuova fase di sviluppo», scrive Civitillo. Seri, aggiunge, ha continuato a investire portando avanti la gigafactory di Brindisi, il progetto per il riciclo delle materie plastiche e l’accordo con Eni per lo sviluppo di accumulatori destinati allo storage e alla trazione industriale.7
Il 2025 si è chiuso con un utile consolidato di 13,6 milioni, contro i 24,6 milioni del 2024, mentre i ricavi sono saliti a 372,97 milioni (+24%). Civitillo rivendica inoltre il ritorno, considerando i crediti per contributi pubblici e altre operazioni in corso, a una posizione finanziaria netta «cash positive». Un aggiornamento dei conti ad aprile 2026 metterà poi in luce che il gruppo, una ex Spac, è tornato in rosso per 1,8 milioni.
Nella parte finale della lettera l’ad individua «probabilmente» un solo errore: aver «sovrastimato la capacità del mercato borsistico nazionale di valorizzare percorsi industriali innovativi». Secondo Civitillo, Seri si è trovata a operare in un mercato «ancorato a logiche tradizionali» e incapace di riconoscere il valore della strategia industriale del gruppo.
Pochi mesi dopo Seri ha infatti annunciato la proposta di revoca delle azioni da Euronext Milan attraverso la fusione nella controllante non quotata senza il lancio di un’opa con un possibile premio. L’operazione sarà sottoposta all’assemblea straordinaria del 12 novembre.
La famiglia Civitillo controlla circa il 56% del capitale e non dispone da sola della quota necessaria per approvare la fusione (66%). Il valore di recesso è fissato a 2,556 euro per azione e il titolo, dopo l’annuncio dell’operazione, scambia intorno a 2,42 euro. (riproduzione riservata)