Uno dei rischi che corrono i bond è quello di cambio: le obbligazioni denominate in valuta comportano sempre una rischiosità notevolmente più elevata rispetto ai bond denominati in euro, anche in presenza di massimi livelli di rating attribuiti all’emittente. Sia le cedole e sia soprattutto il rimborso a scadenza, o il ricavato della vendita in caso di dismissione anticipata, sono infatti esposti al rischio che tale valuta si deprezzi contro l'euro.
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Anche la moneta più tranquilla, utilizzata come meta alternativa di impiego, ha infatti una volatilità annua almeno nell’ordine del 7% nei confronti della moneta unica, potendo quindi svalutarsi o rivalutarsi in questa misura nell’arco di 12 mesi. La volatilità è un indicatore che misura l’incertezza o la variabilità del rendimento di un’attività finanziaria: al crescere della volatilità cresce la probabilità che le escursioni di prezzo e di rendimento siano molto ampie, sia al rialzo che al ribasso.
Le valute più battute sui mercati obbligazionari sono:
Ogni valuta ha infatti la sua struttura di tassi d’interesse, rappresentata dalla curva di rendimento relativa alle emissioni governative del debito pubblico: per ogni scadenza indicata sull’asse orizzontale delle ascisse, a partire da 1-3 mesi fino a 30 anni (i «nodi» sono generalmente 3, 6, 12 mesi e poi 2, 3, 5, 7, 10, 15, 20 e 30 anni), il grafico della curva dei rendimenti mostra sull’asse verticale delle ordinate il relativo rendimento lordo che si forma in ogni momento sui mercati di negoziazione attraverso gli scambi. La parte più a breve della curva dei rendimenti, ovvero le scadenze fino ai 12 mesi, è determinata dal livello del costo del denaro deciso dalla Banca centrale che batte la moneta in oggetto e dalle aspettative degli operatori sulle prossime decisioni di politica monetaria; la parte a breve della curva fine infatti chiamata «di mercato monetario». La parte a medio e lungo termine della curva dei rendimenti, in particolare da sette anni in avanti, è invece dominata dal livello di inflazione e dalle aspettative di sviluppo.
Per ogni valuta è essenziale individuare la curva dei rendimenti risk free, o comunque a rischio più basso, in relazione al merito credito (rating) dell’emittente: tale curva individua infatti il rendimento minimo richiesto dal mercato per ciascuna scadenza, da cui si potranno sviluppare tutti i rendimenti aggiuntivi (o sovrarendimenti) in relazione alle diverse componenti di rendimento/rischio appena viste.
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