World Bank 2030 in dollari Usa
Nuova emissione della Banca Mondiale in valuta forte, che unisce duration non eccessiva e attenzione alla sostenibilità
Nel periodo estivo buona parte delle emissioni obbligazionarie sul mercato italiano ha interessato proposte di enti sovranazionali, in valuta estera o in euro. La scadenza mediamente non è contenuta, ma i rendimenti che oggi i bond possono offrire permettono di gestire al meglio il rischio duration o di tasso. Il contesto di investimento è radicalmente mutato rispetto al 2022, e chi prende posizione oggi sul mercato obbligazionario può contare su cedole (o meglio rendimenti a scadenza) molto generose, che per oltre un decennio sono state un miraggio. La Fed si è mossa per prima in modo da contrastare l’inflazione fuori controllo, e i Treasury governativi si sono da tempo portati su valori molto allettanti fin da pochi anni di vita residua. Nell’area euro la Bce si è mossa con maggiore cautela, e ci sono ancora marginali rialzi nei tassi, elemento che il mercato non sconta più in ambito statunitense. Cominciano, di riflesso, a diventare sempre più numerose le posizioni a favore di un deciso allungamento della duration per i portafogli obbligazionari, a prescindere da una logica di trading o finalizzata a portare a scadenza i bond.
La recente quotazione della Ibrd (gruppo World Bank) denominata in dollari statunitensi ha scadenza 2030 e una cedola annua del 4%, con in aggiunta l’etichetta della sostenibilità. D’altronde, l’emittente è la Banca internazionale per la ricostruzione e lo sviluppo, ente sovranazionale creato insieme al Fmi durante gli accordi di Bretton Woods, e le sue finalità si riassumono nell’aiutare i Paesi colpiti da guerre, promuovere lo sviluppo economico sostenibile delle nazioni più fragili, favorire l’eliminazione della povertà. La World Bank ha mantenuto un rating tripla A dal 1959 ed emette obbligazioni dal 1959, per sostenere i prestiti ai governi membri. La solidità finanziaria dell’ente sovranazionale deriva dalla forza del sostegno dei Paesi membri, da un portafoglio ben diversificato di prestiti a progetti garantiti da titoli sovrani e da una notevole liquidità. Ne consegue che il rischio di credito sia sostanzialmente nullo per chi acquista questa obbligazione, e rimangono da valutare il rischio di tasso, di cambio e di liquidità.
Un fattore di appeal delle emissioni sovranazionali sta senza dubbio nell’aliquota fiscale, in quanto viene applicato solo il 12,5% anziché il 26% per le emissioni societarie. Il rischio di liquidità appare gestibile oggi, con uno spread denaro-lettera abbastanza contenuto, anche per via della quotazione su EuroMot. Il prezzo di emissione di 99,8 appare relativamente caro rispetto all’attuale quotazione, 97,3 come chiusura al 6 settembre, e questo va a vantaggio di chi acquistasse oggi il bond anziché in fase di emissione (fine luglio). Ciò implica che lo yield to maturity lordo risulti più elevato della cedola, già piuttosto alta in quanto fissata al 4%, pagato ogni 25 luglio. Il rendimento annuo a scadenza oggi calcolato è del 4,46% lordo, che si ridimensiona al 3,95% in termini netti. Non male considerando l’assenza di rischio di credito e la scadenza non eccessiva, 2030 che corrisponde a 6,1 anni di duration. Ciò che invece farà la differenza ed è del tutto aleatorio è la dinamica della valuta di denominazione, il dollaro Usa, rispetto all’euro. In rischio di cambio è quindi l’elemento peculiare che potrebbe erodere performance all’investimento, ma anche incrementare ulteriormente il guadagno nel caso il dollaro si appressasse negli anni a venire rispetto all’euro.
Si possono comunque effettuare alcuni scenari di performance, senza considerare il reinvestimento delle cedole, in base a dove potrà collocarsi il cambio euro-dollaro a scadenza. Nel caso il dollaro si deprezzasse fino a 1,20 contro euro, la performance dell’investimento lorda scenderebbe dal 3,96% annuo (in caso di invarianza dl cambio) al 2,46%, mentre uno scenario molto negativo (eur-usd a 1,3 usd a scadenza) spingerebbe lo yield al 1,39% lordo annuo. Corretto però anche ipotizzare un eventuale leggero rafforzamento del dollaro, anche se si tratta di uno scenario meno probabile: in caso di parità tra le due divise, la performance lorda annua salirebbe al 4,95% (4,54% in termini netti). Si tratta quindi di un bond interessante per una componente satellite di portafoglio, dove la scommessa principale risiede in un deprezzamento marginale della divisa Usa rispetto all’euro. (riproduzione riservata)