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Bail-in e obbligazioni Tier: cosa sono e come funzionano

11 aprile 2023, 17:05 Ultimo aggiornamento: 09 settembre 2023, 10:33

Cosa succede quando una banca rischia di fallire? Ecco come funziona il meccanismo di salvataggio del “bail-in” | Glossario

Bail-in, espressione che in italiano può essere tradotta come “salvataggio interno” (o “dall’interno”), indica una procedura di salvataggio bancario in cui sono i clienti stessi dell’istituto in cui detengono le proprie attività finanziarie a salvare la banca dal fallimento. Questa soluzione è attuabile dal primo gennaio 2016, in conformità alla direttiva Comunitaria numero 59 del 2014: la cosiddetta “Bank Recovery and Resolution Directive” (o BRRD).

Indice

Cosa succede se una banca rischia di fallire?

In caso di dissesto dell’istituto, le prime a essere intaccate sono le riserve societarie (tra cui quella da sovrapprezzo azioni, nonché da utili non distribuiti) seguite dal capitale azionario che viene estinto in tutto o in parte, con conseguente perdita parziale o totale dei diritti amministrativi e patrimoniali.

Se ciò non bastasse a ripianare il disavanzo, entrerebbero nel mirino del bail-in le obbligazioni emesse dalla stessa banca, coinvolgendone progressivamente i possessori in base al grado di subordinazione dei bond posseduti.

I livelli di subordinazione e le obbligazioni Tier

Le passività di un istituto bancario sono normalmente suddivise in diversi livelli, o tier. Procedendo dall’alto verso il basso e seguendo un ordine decrescente di subordinazione (e quindi di rischio), il limite superiore è dato dalle azioni ordinarie, mentre il limite inferiore è dato dai depositi superiori a 100 mila euro. Nel mezzo ci sono tre livelli di subordinazione delle obbligazioni (tier 1, tier 2 e tier 3), che vengono progressivamente coinvolte nel bail-in prima di arrivare ai titoli di debito non subordinato, ovvero alle obbligazioni chiamate senior, e ai conti correnti superiori a 100mila euro.

Bail-in e obbligazioni Tier: cosa sono e come funzionano

Tier 1

I titoli di debito Tier 1 sono i primi a rientrare nel bail-in qualora le riserve il capitale non fossero sufficienti, dato che presentano il grado di subordinazione più elevato: l’obbligazione Tier 1 è dunque la tipologia più rischiosa ed è simile ad un’azione di risparmio, con dividendo o cedola definita in anticipo.

Il bond può non avere una scadenza, ma l’emittente ha la possibilità di rimborsare il titolo (opzione call) di solito al decimo anno dalla data di emissione con l’assenso della Banca Centrale. Se non esercita la facoltà di rimborso, la cedola cresce, rendendo più onerosa questa via di finanziamento. Qualora la banca non paghi il dividendo agli azionisti, la cedola viene cancellata. Qualora vengano realizzate perdite che mettano in pericolo la solidità della banca, il capitale nominale viene decurtato, pro-quota, di queste perdite.

Tier 2

I bond tier 2 si dividono in Upper e Lower Tier 2. Entrambi entrano in gioco solo dopo i titoli Tier 1.

Upper Tier 2

I bond Upper Tier 2 vengono coinvolti nel bail-in dopo i titoli Tier 1 e hanno solitamente una scadenza di 10 anni o superiore. In caso l’emittente chiuda l’esercizio in perdita, le cedole non vengono cancellate, ma solo sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiude in utile. Di solito non è prevista alcuna remunerazione o capitalizzazione per le cedole eventualmente pagate in ritardo.

Lower Tier 2

Le obbligazioni Lower Tier 2 vengono interessate dal bail-in dopo i titoli Tier 1 e Upper Tier 2. La scadenza di questi bond è generalmente di 10 anni, ma l’emittente ha un'opzione di rimborso anticipato del capitale posta per lo più al quinto anno. Se la banca non utilizza l’opzione di rimborso anticipato, non solo la cedola viene aumentata in modo consistente, ma l’emittente viene anche penalizzato dalla sua banca centrale. Le cedole, variabili o fisse, vengono sempre pagate alla data prefissata; sono bloccate solo in caso di una vera e propria insolvenza. Il capitale non subisce decurtazioni, se non in caso di liquidazione della banca.

Tier 3

I titoli Tier 3 sono coinvolti nel bail-in dopo i Tier 1 e Tier 2 e hanno scadenza a breve-medio termine (2-4 anni). La remunerazione è di solito in linea con il Lower Tier 2 che però ha sempre una scadenza superiore. Il pagamento del capitale e delle cedole può essere sospeso e non cancellato su disposizione della banca centrale, se avviene un indebolimento eccessivo della solidità dell’istituto.

Senior 

Il coinvolgimento di ultima istanza riguarda le obbligazioni senior, che non hanno alcun grado di subordinazione, distinguibili tra quelle accompagnate da garanzia e quelle senza alcuna garanzia, che sono di gran lunga le più diffuse. I titoli senior hanno sempre una scadenza definita, non hanno solitamente opzioni di rimborso anticipato e il pagamento delle cedole non può essere posticipato senza incorrere in un evento di default. Quelli garantiti, offrendo una garanzia, non possono essere coinvolte nel bail-in, mentre i bond senior non garantiti lo sono in misura pari ai depositi superiori a 100mila euro, ai pronti contro termine e ai certificati d’investimento.

La normativa sul bail-in esclude infatti i bond bancari garantiti, i pegni su titoli, i conti titoli separati dalle attività bancarie, i conti di deposito il cui totale sia inferiore a 100 mila euro e altri crediti garantiti.

Il livello di 100 mila euro, coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi, si riferisce alle giacenze depositate in ogni singola banca e non alla somma dei conti deposito dello stesso intestatario presso più istituti. In caso di conto cointestato a due persone, la garanzia si estende a 200 mila euro.

Indenni anche i contenuti delle cassette di sicurezza, i fondi d'investimento compresi quelli promossi dalla banca ma aventi patrimonio autonomo e gli Etf. Salvi, inoltre, i vincoli bancari nei confronti dei dipendenti (le remunerazioni) e le pensioni, nonché i rapporti con i fornitori su cui si basa la normale attività della banca.

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(riproduzione riservata)



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