Cedole in valuta con memoria per Goldman Sachs
L'effettivo successo di questo certificato dipenderà dall'andamento del titolo Twitter, ma anche da quello del cambio euro/dollaro
Alberto Micheli
15/06/2019
Si chiuderà martedì 25 giugno il collocamento di una nuova serie di Memory Phoenix Autocallable certificates targati Goldman Sachs: lo strumento è destinato alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Venerdì 28 giugno sarà emesso in valuta a un prezzo unitario di 100 dollari, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento pari al 4%: questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato dello strumento, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo Usa Twitter. Il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare, che dipenderà dall’andamento del sottostante: i premi periodici saranno infatti corrisposti solo al rispetto di una condizione prefissata, che sarà peraltro ammortizzata dalla presenza del cosiddetto effetto Memoria, in virtù del quale gli importi non corrisposti potranno essere sempre recuperati nelle date successive o eventualmente anche a scadenza: non è invece prevista alcuna partecipazione diretta alla performance finale del titolo, se non nel caso peggiore, cioè di forte ribasso dello stesso.
Il certificato viene offerto con una scadenza di quattro anni (3 luglio 2023), accompagnata però da ben 12 finestre di possibile esercizio anticipato, che potranno ridurre la durata dell’investimento anche in modo drastico. Con cadenza trimestrale, partendo però solo dopo il primo anno di vita (3 luglio 2020), il certificato potrà essere liquidato anticipatamente al prezzo di emissione di 100 dollari, se nella relativa data di valutazione il sottostante chiuderà a un livello almeno pari alla cosiddetta “barriera per il rimborso anticipato”, che non avrà però un valore costante, ma avrà uno sviluppo decrescente: nelle prime due date di valutazione (26 giugno e 28 settembre 2020) sarà pari al 95% dello strike e si ridurrà poi di 5 punti ogni sei mesi per arrivare al 70% dello strike nelle ultime due date di valutazione (27 dicembre 2022 e 27 marzo 2023). Sempre con frequenza trimestrale, ma partendo già dal prossimo 26 settembre, il certificato potrà inoltre pagare un importo addizionale condizionato del valore di 2,10 dollari, che sarà corrisposto nelle occasioni in cui il sottostante chiuderà a un livello almeno pari al 50% dello strike. Come detto, gli importi eventualmente non corrisposti potranno però essere recuperati alla prima occasione utile, potendo beneficiare del cosiddetto effetto Memoria. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) rimborso al prezzo di emissione in caso di chiusura di Twitter non inferiore alla barriera, posta sempre al 50% dello strike; b) rimborso in linea con la performance del sottostante in caso di perdita finale superiore al 50%.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra la realtà obbligazionaria e quella azionaria: il rendimento di tipo cedolare rimanda alla logica dei bond e il fatto che tali importi siano condizionati è parzialmente compensato sia dall’effetto Memoria, che riduce il rischio di mancato incasso di una o più cedole, sia dal progressivo allentamento della condizione di pagamento. Gli elementi di rischio sono però molteplici: innanzitutto Twitter è un sottostante volatile, che espone quindi l’investimento a un rischio barriera non così remoto, anche considerando la particolare lontananza della stessa. In più, sia il sottostante sia il certificato sono denominati in dollari e questo si traduce in un rischio valutario addizionale per un investitore dell’area euro. Anche se la barriera non venisse compromessa e quindi il capitale iniziale venisse effettivamente rimborsato, c’è il rischio che la conversione dello stesso da dollari a euro possa comportare una perdita: in particolare, se il dollaro Usa si rafforzerà contro la moneta unica, si potrà godere di un guadagno supplementare dovuto proprio all’andamento favorevole del cambio, ma in caso contrario il saldo tra prezzo iniziale (in euro) e rimborso (in euro) sarà negativo, almeno al netto degli importi addizionali percepiti. (riproduzione riservata)