I certificati a leva (così definiti sulla base della classificazione Acepi) offrono una partecipazione con leva all’andamento del sottostante d’interesse (benchmark). Si tratta di una classe a sé stante rispetto alle altre, in quanto identifica un gruppo di prodotti con presuppongono un approccio prettamente speculativo.
La rischiosità di questi prodotti è più elevata di quella del mercato azionario, ma la perdita massima non potrà comunque mai superare il capitale inizialmente investito, come invece può accadere con alcuni strumenti derivati (strumenti il cui valore deriva dall'andamento di altri asset finanziari).
È la categoria più speculativa e raccoglie al suo interno tutte le tipologie di prodotti che permettono di puntare su un determinato sottostante, amplificandone le oscillazioni sia al rialzo sia al ribasso.
Gli strumenti che appartengono a questa categoria si dividono in due gruppi, a seconda del tipo di relazione che stabiliscono con il sottostante:

I certificati a Leva Fissa moltiplicano la variazione giornaliera del sottostante per un coefficiente prefissato. La relazione col sottostante è quindi costante e si esprime in termini percentuali, ma è limitata alla singola seduta. Questi prodotti sono infatti soggetti al cosiddetto “effetto compounding” in ragione del quale il legame tra certificato e sottostante non rimane costante nell’arco di più sedute consecutive.
La leva fissa viene infatti garantita solo all’interno di ogni singola seduta presa individualmente, mentre su orizzonti temporali più lunghi si crea un effetto distorsivo non prevedibile, di natura strettamente matematica, determinato dalla capitalizzazione composta dei rendimenti giornalieri. Attualmente la leva massima è pari a 7, sia nella versione Long (basata sulla salita del sottostante) sia in quella Short (che invece punta a una discesa del sottostante per il guadagno).
I certificati a Leva Dinamica, nella doppia variante Turbo e Mini Future, sono molto più complessi e sintetizzano l’acquisto (long) o la vendita (short) di un future (prodotti derivati che sono potenzialmente in grado di restituire guadagni illimitati, ma anche perdite illimitate), su un determinato sottostante, offrendo anch’essi una partecipazione con leva, sia al rialzo sia al ribasso, non definita però da un coefficiente prefissato, ma implicita nell’impegno iniziale di un capitale inferiore rispetto al valore corrente del sottostante.
A differenza di ciò che accade con i future, dove la quota investita è determinata dal margine di garanzia, in questo caso è definita dal valore teorico dello strumento, che viene calcolato come “semplice” differenza tra il prezzo corrente del sottostante e lo strike del certificato: quanto più i due valori saranno vicini, tanto più il valore teorico sarà basso e quindi più elevato sarà l’effetto leva (minore capitale investito). Per questi prodotti la leva dipende quindi dall’andamento del sottostante e per questo è di fatto dinamica.
È inoltre previsto un meccanismo automatico di stop loss, che fa estinguere anticipatamente lo strumento quando il prezzo corrente del sottostante e lo strike del certificato si avvicinano troppo, facendo sostanzialmente azzerare il valore teorico.
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