Premi con memoria legati al trend di Google
Il certificato paga cedole semestrali e prevede l'esercizio anticipato in caso di performance non negativa della holding Alphabet
Alberto Micheli
08/01/2022
Si chiuderà venerdì 4 febbraio il collocamento di una nuova serie di Memory Phoenix Autocallable certificates targati Goldman Sachs: lo strumento è destinato alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Mercoledì 9 febbraio sarà emesso in valuta a un prezzo unitario di 100 dollari, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento pari al 4%: questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato dello strumento, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo Usa Alphabet Inc. - Class A (la holding a cui fa capo Google). Il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare, che dipenderà dall’andamento del sottostante: i premi periodici saranno infatti corrisposti solo al rispetto di una condizione prefissata, che sarà peraltro ammortizzata dalla presenza del cosiddetto effetto Memoria: non è invece prevista alcuna partecipazione diretta alla performance finale del titolo, se non nel caso peggiore, cioè di forte ribasso dello stesso.
Il certificato viene offerto con una scadenza di cinque anni (8 febbraio 2027), che sarà però accompagnata da otto finestre semestrali di possibile esercizio anticipato, che potranno ridurre la durata dell’investimento anche in modo drastico. Partendo dalla fine del primo anno (8 febbraio 2023), il certificato potrà essere liquidato ogni sei mesi al prezzo di emissione di 100 dollari, se nella relativa data di valutazione il sottostante chiuderà a un livello almeno pari alla cosiddetta “barriera per il rimborso anticipato”, che sarà costante e pari al 100% dello strike: in sostanza, l’investimento si chiuderà automaticamente se in una delle date di valutazione previste il titolo Alphabet farà segnare una performance non negativa rispetto al suo valore iniziale, che sarà definito il prossimo 8 febbraio. Sempre con frequenza semestrale, partendo però già dal prossimo 8 agosto, il certificato potrà inoltre pagare un importo addizionale condizionato del valore di 2,10 dollari, che sarà corrisposto nelle occasioni in cui il sottostante chiuderà a un livello almeno pari al 70% dello strike. Come detto, in virtù dell’effetto Memoria, gli importi eventualmente non corrisposti potranno essere recuperati alla prima occasione utile, quando la condizione di pagamento dovesse tornare verificata. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) rimborso al prezzo di emissione in caso di chiusura di Alphabet non inferiore alla barriera, posta sempre al 70% dello strike; b) rimborso in linea con la performance del sottostante in caso di perdita finale superiore al 30%.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra la realtà obbligazionaria e quella azionaria: il rendimento di tipo cedolare rimanda alla logica dei bond e il fatto che tali importi sono condizionati è parzialmente compensato sia dall’effetto Memoria, che riduce il rischio di mancato incasso di una o più cedole, sia dalla presenza dell’opzione di esercizio anticipato. Gli elementi di rischio sono però molteplici: innanzitutto Alphabet è un sottostante volatile, che espone quindi l’investimento a un rischio barriera non così remoto, anche considerando anche la relativa vicinanza della stessa. In più, sia il sottostante sia il certificato sono denominati in dollari e questo si traduce in un rischio valutario addizionale per un investitore dell’area euro. Anche se la barriera non venisse compromessa e quindi il capitale iniziale venisse effettivamente rimborsato, c’è infatti il rischio che la conversione dello stesso da dollari a euro possa comportare un saldo negativo: in particolare, se il dollaro Usa si rafforzerà contro la moneta unica, si potrà godere di un guadagno supplementare dovuto proprio all’andamento favorevole del cambio, ma in caso contrario il saldo tra prezzo iniziale (in euro) e rimborso (in euro) sarà negativo, almeno al netto degli importi addizionali percepiti. (riproduzione riservata)