Oltre ai certificati identificati dall’Associazione Italiana Certificati e Prodotti di Investimento (Acepi), la classificazione di Borsa italiana comprende un’ulteriore categoria, che raccoglie gli strumenti più complessi e spesso più rischiosi: i certificati esotici o strutturati. In termini pratici, molti di questi potrebbero essere accorpati ai certificati a leva (come fa per esempio Acepi), ma è probabilmente meglio tenerli distinti, in linea con la logica di Borsa italiana, dal momento per questi prodotti l’effetto leva non è facilmente identificabile e spesso non è nemmeno calcolabile, dal momento che non esprime una relazione lineare con il sottostante.
I Corridor certificates o certificati Corridor sono tra i pochi prodotti che consentono di prendere posizione in caso di andamento non direzionale del mercato: esprimono infatti il loro massimo potenziale proprio in assenza di un trend marcato (tipicamente il contesto più difficile in cui poter estrarre dei rendimenti di buon livello).
Prevedono la possibilità di investire su uno specifico sottostante con l’aspettativa che il suo valore rimanga sempre all’interno di un “corridoio” prefissato per tutta la vita dello strumento. Tale corridoio è delimitato da due cosiddette “barriere”, una superiore e una inferiore, entrambe di tipo americano, cioè valide in continua su base intraday (infragiornaliera).

Se il sottostante riuscirà a mantenersi sempre all’interno del range di oscillazione fino a scadenza, il Corridor riconoscerà un valore predefinito pari a 10 euro, mentre in caso contrario, l’investitore perderà integralmente il capitale investito: sarà quindi sufficiente che una delle due barriere venga compromessa anche solo una volta nel corso della vita dello strumento, per determinare il knock-out (il certificato cessa di esistere) e l’azzeramento della posizione.
In termini di struttura sono una sorta di evoluzione dei Corridor. Il payoff è infatti analogo: a scadenza potranno essere liquidati a un prezzo fisso di 10 euro, se non si sarà verificato il cosiddetto "evento barriera”, mentre in caso di knock-out si estingueranno anticipatamente imponendo la perdita integrale del capitale investito.
La variante chiave che li distingue in modo anche piuttosto netto dai Corridor è rappresentata dalla presenza di una sola barriera: mentre nei Corridor al sottostante viene richiesto di rimanere all’interno di un canale prefissato per tutta la vita dello strumento, limitando quindi le sue escursioni entro un livello inferiore e uno superiore, negli StayUp e StayDown la barriera è invece unilaterale:

In questo caso la logica speculativa torna a essere di tipo direzionale: gli StayUp presupporranno infatti un’aspettativa rialzista sul sottostante, mentre per gli StayDown l’approccio sarà di tipo ribassista.
La struttura di questi prodotti è piuttosto complessa e implica di fatto il coinvolgimento di due opzioni, una acquistata e l’altra venduta.
Nel caso dei Call Spread viene acquistata una call con strike più basso e contestualmente venduta una call sullo stesso sottostante con strike più alto. Questo determina un’esposizione complessivamente rialzista sul sottostante, ma solo nell’intervallo di prezzo compreso tra gli strike delle due opzioni. Al di sotto di quello inferiore la strategia comporterà la perdita integrale del capitale investito, mentre al di sopra di quello superiore comporterà un rimborso prefissato, noto a priori e dato proprio dalla differenza tra due strike. Nel mezzo il rimborso sarà infine proporzionale alla differenza tra il valore di chiusura del sottostante e lo strike della call acquistata.
Nell’economia del Call Spread, lo strike dello strumento è pari proprio a quello dell’opzione call acquistata, mentre quello dell’opzione venduta viene identificato come un “Cap”, in quanto definisce proprio il limite di rimborso massimo della strategia sintetica.

Per i Put Spread la logica è perfettamente simmetrica: lo strike dello strumento è cioè quello dell’opzione put acquistata, che in questo caso è più alto di quello dell’opzione put venduta, che a sua volta viene identificato come “Floor”, in quanto rappresenta il livello minimo del sottostante al di sotto del quale il rimborso dello strumento risulterà prefissato. In questo caso, sarà invece una chiusura superiore allo strike del prodotto a determinare un rimborso nullo, in linea con la logica ribassista che caratterizza i Put Spread.
In definitiva, sono prodotti che presentano un effetto leva significativo, proprio grazie al fatto che richiedono l’impiego di un capitale ridotto per acquisire un’esposizione sul sottostante d’interesse. Consentono inoltre di prendere posizione al rialzo (Call) o al ribasso (Put) all’interno di un intervallo prefissato, conoscendo a priori il rimborso minimo e massimo che si potrà ottenere a scadenza.
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