Azionario Usa con minor volatilità
SPDR offre una versione dell’S&P500 con adotta una metodologia innovativa per coprire il rischio di cambio.
Se in alcuni periodi di tempo conviene, per un investitore che ragiona in euro, acquistare sottostanti esteri mantenendo aperto il rischio di cambio, in altri momenti storici è preferibile avere la copertura di tale fattore. La dinamica dei tassi di cambio può infatti portare a notevoli disallineamenti rispetto all’indice originale, calcolato in valuta locale. Proprio per mitigare questi rischi si sono sviluppati negli ultimi anni una serie di Etf, che hanno la caratteristica, confermata dal loro nome attraverso la presenza del suffisso “euro hedged”, di immunizzare il Nav del prodotto dalle oscillazioni dei cambi che interessano l’indice sottostante. Calandoci nel contesto azionario, un investitore europeo che avesse voluto cavalcare l’indice S&P500 negli ultimi anni avrebbe ottenuto risultati molto differenti, a seconda del timing di entrata, tra la scelta aperta al cambio rispetto a quella con hedging. Chi avesse acquistato l’indice azionario aperto al cambio euro-dollaro sarebbe stato nettamente avvantaggiato nel corso del 2018 (dollaro forte), mentre nell’anno 2017 valeva esattamente il contrario. La mitigazione o annullamento del rischio di cambio ha quindi senso quando si hanno aspettative nettamente a sfavore per la valuta estera che si va ad acquistare, anche perché l’hedging valutario ha un costo non marginale. I fattori da cui dipendono tipicamente le dinamiche del cambio sono riassumibili nei differenziali di inflazione e dei tassi di interesse, nei livelli di produttività di un Paese e la relativa bilancia commerciale; ma negli ultimi anni le politiche non convenzionali delle banche centrali hanno preso il sopravvento, determinando importanti deprezzamenti delle valute interessate dai QE locali. Se nel contesto Usa la FED ha già intrapreso da tempo un percorso restrittivo, la BCE inizierà tale processo dal 2019 e ciò potrebbe comportare forti movimenti nel cambio euro-dollaro a sfavore del dollaro. In questo scenario può essere vantaggioso mantenere una posizione con hedging sul tasso di cambio, che non è in ogni caso a costo zero. Questa voce negativa è sostanzialmente data dal differenziale tra i tassi a breve delle due aree geografiche interessate, e nel caso dell’euro rispetto al dollaro attualmente tale spread si colloca poco sopra il 3% annuo. All’interno dei prospetti dei prodotti tale voce non è evidenziata, in quanto trattasi di un numero estremamente variabile nel tempo, e difficile da stimare su base annua. Tipicamente i contratti per l’hedging sono infatti rinegoziati su base mensile, e in caso di restringimento del differenziale dei tassi il costo può migliorare notevolmente rispetto alla stima iniziale annua nell’ipotesi di invarianza dei rendimenti a breve. In questo scenario si cala il recente listing di SPDR, che offre all’investitore italiano il sottostante S&P500 euro-hedged. Che in termini di mercato è destinato a coloro che vogliono puntare sull’azionario Usa e che temono una rivalutazione dell’euro verso il dollaro Usa, con l’onere di un maggior costo legato alla copertura valutaria. Quest’ultimo aspetto presenta, nel caso dell’Etf di SPDR, molti elementi di innovazione rispetto alla prassi usuale, in quanto viene adottata una metodologia di hedging su base mensile utilizzando un trigger che evita possibili situazioni di over o under hedging. Il nuovo indice sottostante all’Etf è il S&P500 EUR Dynamic Hedged, per cui si adotta una ottimizzazione del cut-off rispetto al timing dell’implementazione degli ordini rispetto all’orario in cui viene definito il tasso di cambio (fixing delle ore 16 di Londra), prassi che può causare problemi di disallineamento ai prodotti con hedging valutario. Il ribilanciamento per la copertura è sempre su base mensile, attraverso contratti forward, ma si effettuano aggiustamenti intra-mensili nel momento in cui il portafoglio si porta fuori dal range 95%-105% rispetto al hedging corretto. In questo modo si ha la garanzia di aver una copertura – in linea alla normativa Ucits- che effettivamente immunizza tutte le oscillazioni del tasso di cambio, senza perdersi nulla. Il TER dei questo Etf è pari allo 0,12% annuo, a cui va aggiunto il costo dinamico di hedging. (riproduzione riservata)