Nel momento in cui l’orizzonte temporale dell’investimento è superiore ad un giorno, con il passare del tempo e con i movimenti avversi del mercato (anche minimi) viene progressivamente a meno la coincidenza tra l’andamento del sottostante moltiplicato per la leva e la reale performance dell’ETF a leva.
Le ragioni di tale scostamento di performance risiedono nella caratteristica di natura prettamente matematica presente in tutti i prodotti che adottano il ribilanciamento giornaliero delle performance dell’indice sottostante, fenomeno noto come “compounding effect”. L'obiettivo di tali prodotti finanziari è infatti di restituire all’investitore una certa percentuale della performance dell'indice sottostante “su base giornaliera”, come si legge nei relativi prospetti informativi.
Supponiamo di avere un ETF a leva -2 sul Ftse Mib:
Risulta evidente che, nonostante l’ETF abbia sempre raddoppiato (per leva -2) su base giornaliera la performance dell’indice in forma inversa, il risultato complessivo dell'ETF dopo due sedute, ovvero -12% (essendo sceso da quota 100 a 88), non sia affatto pari all’inverso del doppio di quello realizzato dell'indice, che è salito del 4,5% (da 100 a 104,5).

Il percorso dei prezzi che l’indice effettua durante il periodo di mantenimento in portafoglio influisce quindi sulla linearità tra i rendimenti del mercato e i rendimenti del prodotto finanziario. E tanto più è alta la leva, tanto più questo effetto incide sui prezzi. In realtà, se l’investitore fosse particolarmente fortunato da acquistare il prodotto poco prima di un forte trend a favore del sottostante, la leva reale potrebbe perfino salire rispetto a quella teorica; il compounding effect giocherebbe quindi a favore.
Gli ETF a leva risultano dunque particolarmente adatti per un trading direzionale aggressivo, in misura tanto maggiore quanto più elevata è la leva, e soprattutto di breve orizzonte temporale.
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