SPDR quota Etf innovativo in valuta
Disponibile la strategia che immunizza il fattore euro-dollaro per un sottostante obbligazionario emergente in valuta locale
Importante innovazione di prodotto sul mercato degli Etf, non solo a livello italiano ma globale, grazie a SPDR. Contestualizzando il listing, una delle principali problematiche per gli investitori che guardano ai bond emergenti in valuta locale è la pluralità di fattori di rischio a cui si espongono. Da un lato infatti il prezzo dei prodotti dipende dai saliscendi dei tassi di interesse a media-lunga scadenza affiancato dal rischio di credito dei Paesi emittenti inseriti nell’indice, dall’altro lato un fattore di notevole rilevanza è rappresentato dalle oscillazioni valutarie. Che non sono però un unico elemento, in quanto questo tipo di sottostante tipicamente richiede l’acquisto dei bond emergenti nelle valute locali (real, rublo, rand, peso, etc) che vengono successivamente convogliati in un conto valutario denominato in dollari Usa, da cui deriva in Nav del fondo. Ma l’Etf è quotato in euro, e di riflesso un investitore non può che tenerne conto; implicitamente, il rischio finale per l’investitore che ragione in divisa comunitaria è paniere di valute emergenti contro euro, ma passando dal dollaro Usa. E qui sta l’inghippo, nel senso che nei periodi in cui le valute emergenti si rafforzano mediamente contro il dollaro, evidenziando un incremento per il Nav in dollari del fondo, se in parallelo il dollaro si deprezza rispetto all’euro l’Etf non riuscirà a restituire la performance sperata. L’anno 2017 è un caso emblematico, in quanto l’indice Bloomberg Barclays EM Local Currency Liquid Gov. Bond, espresso in dollari, si è apprezzato del 15% circa, mentre l’Etf di SPDR listato anni fa che punta a tale indice ha restituito agli investitori un rendimento complessivo prossimo allo 0,5%. Questo perché in quei dodici mesi il dollaro è passato da 1,05 a 1,20 dollari, annullando di fatto tutta la performance delle divise emergenti. Per gestire al meglio queste dinamiche SPDR affianca al prodotto totalmente aperto ai cambi emergenti (con il Nav in dollari) un nuovo Etf, dove la componente obbligazionaria è identica ma viene al suo interno attivato un hedging valutario che interessa esclusivamente la componente euro-dollaro Usa. Si isola quindi, ovvero si annulla, tale fattore di rischio, nel bene e nel male. L’hedging viene effettuato attraverso contratti forward su euro-usd su base mensile, finalizzati ad azzerare la volatilità del deposito in dollari del fondo. Questa strategia – tipica delle gestioni attive- viene utile in fasi di mercato, come quella attuale, caratterizzate da aspettative di indebolimento del dollaro Usa rispetto all’euro; mentre tolgono valore al prodotto quando il dollaro Usa si rafforza rispetto all’euro. Ed infatti nel 2015 si è osservata la dinamica opposta, ovvero dollaro molto forte e valute emergenti in forte ritirata, con l’Etf totalmente aperto ai cambi in sostanziale parità. Il fatto di restare aperti a tutti i cambi (valute emergenti più dollaro) tende quindi a dare maggior stabilità al rendimento nel lungo periodo, rispetto ad una strategia che isola un fattore; salvo nei frangenti caratterizzato da dollaro Usa molto debole, in cui conviene stare coperti verso tale fattore. E’ altresì importante segnalare che l’hedging ha un costo non marginale, derivante come sempre dal differenziale di tassi di interesse ad un anno tra le aree geografiche, oggi prossimo al 2,3% annuo. Il nuovo Etf proposto da SPDR (Bloomberg Barclays EM Local Bond USD Base hedged to euro) ha quindi il pregio di poter immunizzare i periodi di dollaro debole, bilanciato dall’abbandono di un fattore di rischio che può venire utile in momenti di mercato molto negativi per le valute emergenti, il tutto ad un costo non contenuto. Tale onere sarà senza dubbio compensato nei frangenti di forte indebolimento della divisa statunitense contro l’euro, mentre sul lungo termine la strategia può soffrire e risulta quindi più adatta ad una gestione semi-attiva del portafoglio più che ad una filosofia buy-and-hold. D’altronde l’alternanza di dollaro forte e debole è notevole negli anni, e la correlazione tra i benchmark obbligazionari emergenti e il cambio euro-dollaro è prossima nell’ultimo decennio a 0,20, confermando che il posizionamento su entrambi i fattori di rischio può aiutare a gestire al meglio la volatilità sul lungo periodo. Al lordo del costo di hedging, il rendimento a scadenza dell’indice sottostante è oggi al 4,45%, con una duration di 6,3 anni. (riproduzione riservata)