La leva finanziaria indica la sensitività dell’ETF rispetto all’attività sottostante (benchmark). Ciò significa che gli ETF a leva, che sono degli ETF “strutturati” (una categoria particolare di ETF che raccoglie per l’appunto quelli a leva e gli short), sono dei fondi d’investimento di tipo passivo, che però non si limitano a replicare semplicemente l’attività sottostante. La leva finanziaria è infatti capace di amplificare la performance quotidiana del benchmark.
Per questo motivo, investire in ETF a leva (diversa da 1) è un’attività che può portare ad un guadagno maggiore rispetto al semplice investimento su un prodotto che replica l’attività sottostante, ma che, allo stesso tempo, si presenta più rischiosa.
Per un investitore con bassa conoscenza dei mercati finanziari, o che intende minimizzare il rischio dell’impiego, è preferibile utilizzare prodotti finanziari con leva 1, che replicano direttamente la performance del benchmark di riferimento.
Se, per esempio, l’indice Ftse Mib si apprezzasse del 5% in una settimana, un ETF a leva 1 legato a questo indice restituirebbe la stessa performance (viceversa se l’indice si deprezzasse del 5% anche l’ETF a leva 1 si deprezzerebbe allo stesso modo).
Gli ETF classici hanno questa caratteristica, presentando intrinsecamente una leva pari ad 1 che, non essendoci alcun effetto compounding, offre la possibilità di mantenere in portafoglio gli ETF di questo tipo per periodi di tempo anche molto lunghi (perfino nell’ordine di anni).
Coloro che invece hanno notevole dimestichezza con le dinamiche dei mercati finanziari, e una più elevata propensione al rischio, possono opportunamente utilizzare ETF con leva maggiore di 1. L’orizzonte di investimento deve però essere di breve respiro (ovvero di qualche settimana al massimo), e non di di lungo termine: l’effetto compounding, presente in tutti gli ETF che hanno una leva diversa da 1, tende infatti a deprezzarne il valore nel tempo in funzione dei movimenti avversi del sottostante, anche minimi.
Acquistare un ETF con leva maggiore di 1 implica una scommessa al rialzo sul sottostante, proporzionalmente più elevata man mano che cresce la leva, visto che l’effetto finanziario è proprio di amplificare i movimenti di prezzo dell’attività sottostante di un numero di volte pari alla leva.

Se si acquistasse un ETF a leva 2 sull’indice S&P500, e questo indice si apprezzasse del 2% nella seduta successiva, allora l’ETF si rivaluterebbe parallelamente del 4%; al contrario, nel caso in cui l’S&P500 si deprezzasse del 2% il giorno seguente, allora l’ETF si svaluterebbe parallelamente del 4%. Tuttavia, nei giorni seguenti la linearità e la proporzionalità di tale replica tenderà poco alla volta a svanire per questioni tecniche legate al compounding effect.
La leva può essere anche negativa, consentendo così di assumere una posizione al ribasso sull’attività sottostante all’ETF. La leva negativa è in grado di produrre guadagni quanto il sottostante si deprezza e di generare perdite quando il sottostante si apprezza. L’effetto compounding è presente anche in caso di leva uguale a -1. Acquistare un ETF a leva -1 sul Dax significa guadagnare quanto eventualmente perde l’indice in termini percentuali, oppure perdere quanto eventualmente guadagna l’indice percentualmente, in entrambi i casi al netto del compounding effect.
Acquistare un ETF a leva -2 sul Nikkei225 significa invece guadagnare il doppio (salvo l’effetto compounding) dell’eventuale discesa dell’indice azionario giapponese; o, al contrario, significa perdere il doppio (sempre al netto del compounding effect) dell’eventuale apprezzamento del Nikkei225.
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