Etf high yield ma sostenibile
Spdr quota un replicante sui bond a basso rating in dollari, a rischio di cambio coperto e con filtri Esg
La pressione al rialzo nel segmento medio-lungo della curva dei rendimenti statunitense sta portando a deprezzamenti per le obbligazioni a tasso fisso emesse in precedenza. Che per adattarsi alle condizioni più favorevoli in termini di cedola, devono appunto scendere di prezzo per rimanere competitivi sul mercato. Una via di uscita può essere rappresentata da un lato dall’acquisto di obbligazioni con duration non elevata, dall’altro lato dalla scelta di sottostanti a spread, in grado di mitigare il problema prima esposto. In termini indicizzati, è stato recentemente quotato un Etf che unisce questi ultimi fattori, con l’aggiunta di filtri Esg. Si tratta del Spdr Bloomberg SASB US High Yield Corporate ESG Eur Hedged, per cui vale la pena snocciolarne le componenti. L’indice replicato dal prodotto indicizzato è il Bloomberg SASB US Corporate High Yield ESG Ex-Controversies Select, che punta alle obbligazioni globali in dollari Usa ad alto rendimento (basso rating) con filtri Esg e con parallela copertura del rischio di cambio euro-dollaro: quest’ultimo fattore di rischio viene infatti annullato avviene attraverso la vendita a termine della valuta dell’indice di partenza al tasso Forward a un mese, che ovviamente ha dei costi aggiuntivi (variabili nel tempo in base al differenziale tra i tassi dell’area Us e quella in euro) rispetto al Ter dell’Etf. Il prodotto è quindi adatto per coloro che non si aspettano un tracollo economico, con parallela impennata dei tassi di default societari, e che intendono mitigare alcuni rischi attraverso filtri Esg. L’acronimo SASB contenuto nel nome dell’Etf si riferisce invece al Sustainability Accounting Standards Board, uno standard trasparente tramite cui le aziende di tutto il mondo possono identificare, gestire e comunicare agli investitori le informazioni chiave relative alla sostenibilità del proprio modello di business. Per quanto riguarda i filtri Esg applicati viene ottimizzato il Responsability Factor, un rating che tiene conto di fattori ambientali, sociali e di governance fornito dalla stessa State Street. Partendo dall’indice originario, la strategia Esg adottata esclude gli emittenti coinvolti in controversie su eventi estremi, armi controverse, violazioni dei principi del Global Compact delle Nazioni Unite, armi da fuoco civili, estrazione del carbone termico e aziende operanti nel business del tabacco. Successivamente gli emittenti vengono ponderati attraverso un processo di ottimizzazione che mira a massimizzare il rating Esg del portafoglio, controllando al contempo il rischio attivo ovvero lo scostamento fra l’indice Esg e il benchmark originario. Guardando alle caratteristiche del portafoglio, si segnala innanzitutto l’elemento a cui tutti gli investitori guardano con attenzione nel momento in cui acquistano un sottostante high yield ovvero il rendimento a scadenza. Che oggi, anche grazie al fatto che gli yield sui Treasuries Usa sono già saliti parecchio rispetto agli anni passati, viene fotografato al 6,18% annuo lordo (era al 5,8% a fine febbraio), un livello di tutto rispetto anche se andrà decurtato del Ter e dei costi per lo hedging valutario. Anche in caso di ulteriore pressing sulla curva governativa, che fa da benchmark per il prodotto a spread, la generosissima componente reddituale aiuterebbe a sopportarlo. Un fattore semmai a cui porre attenzione è il rischio di credito, oltre che la duration (pari a 4,1 anni). L’indice è molto diversificato potendo contare su quasi 1000 componenti, in quanto non solo gli emittenti Usa sono presenti. Il campionamento stratificato fa si che nell’Etf sino presenti 443 singoli bond, rispetto all’indice originario. Le società statunitensi valgono l’80% del paniere, seguite dal 4,5% di Regno Unito, 4,4% di Italia, 2,7% di Germania, 2,4% di Canada, etc. L’indice è esposto al 56% su bond BB e al 33% su singola B, il che porta lo yield sui livelli elevati prima segnalati; mentre in termini settoriali il grosso è rappresentato dai beni di consumo ciclici (22%), seguiti da energia (13%), comunicazioni (13%), tecnologia (11%), industriali (105), etc. Il Ter è limitato allo 0,35% e Spdr ha scelto di quotare in Italia la versione ad accumulazione dei proventi. (riproduzione riservata)