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ETF & ETC ai raggi X

SPDR S&P 500 Low Volatility

Rischio a scadenza
Rischio a scadenza
Molto sostenuto
Grado di oscillazione del valore nel tempo
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Il giudizio di MFIU

Il filtro smart beta aiuta a dominare la rischiosità del portafoglio, ma il fattore cambio riporta verso l'alto l'asticella. Etf a rischiosità medio-alta per una fetta di portafoglio.

A chi è adatto. A chi intende investire sui mercati azionari in un’ottica di ampio respiro, cercando una minore esposizione in termini di rischiosità.

Obiettivo dell’investimento. Impiego di tipo azionario finalizzato alla ricerca, nell’ambito di parametri oggettivamente definiti, di un miglior rapporto tra il rendimento atteso e il relativo rischio, cercando quindi di assumere una dose inferiore di volatilità del capitale investito rispetto a quella che caratterizza i mercati azionari. L'impiego è soggetto al rischio di cambio, essendo il sottostante espresso in valuta differente dall'euro, comportando sia una dose aggiuntiva di rischiosità e sia un’opportunità di guadagno.


Milano Finanza Intelligence Unit

Smart beta per smorzare i rischi

Il prodotto SPDR S&P500 Low Volatility permette di cavalcare Wall street con un profilo di rischio nettamente inferiore.

Fausto Tenini
05/01/2019

I recenti sell-off di mercato hanno riportato con i piedi per terra anche gli investitori più aperti al rischio, sulla scia degli importanti scivoloni osservati su sottostanti ritenuti in precedenza  resilienti a eventuali mutamenti di regime o cambio di umore. Quello attuale sembra il terreno più adatto per inserire in portafogli strumenti smart beta finalizzati a tagliare le code della distribuzione dei rendimenti di mercato, e le strategie che meglio si adattano a questo fine sono riconducibili a poche scelte. Coloro che si fidano dell’analisi fondamentale hanno ad esempio a disposizione sottostanti filtrati per la qualità delle società inserite in portafoglio, appunto il fattore Quality, mentre coloro che si fidano maggiormente delle statistiche possono optare sui prodotti minimum Variance o sulle strategie Low Volatility. Guardando ai rendimenti espressi negli ultimi tre mesi, le utile due strategie (dove l’obiettivo dichiarato è battere nettamente il mercato in fasi di negatività) hanno centrato gli obiettivi, più che dimezzando le escursioni al ribasso espresse dai benchmark a capitalizzazione senza filtro di volatilità. Ad esempio, un Etf legato al mercato azionario Usa con filtro sui titoli a bassa volatilità è in ribasso dal 9 ottobre ad oggi del 5% circa, rispetto alla flessione dell’S&P500 in euro superiore al 12%. In questa sessione approfondiamo le caratteristiche del prodotto SPDR S&P500 Low Volatility, finalizzato a sfruttare una posizione lunga sull’azionario Usa ma con profilatura in termini di rischio di mercato. L’indice S&P 500 Low Volatility è infatti disegnato per comporre un portafoglio dove compaiono le 100 azioni a minor volatilità (calcolata sull’anno precedente) all’interno del benchmark di riferimento, ovvero l’S&P500. Come sempre accade per queste strategie è quindi presente una forte riduzione della dimensionalità dei dati, in quanto ben 400 azioni su 500 vengono escluse dal portafoglio smart beta per ottenere il campione desiderato a basso rischio. Solitamente nel classico mondo degli Etf smart beta sono due le strategie adottate per la costruzione di indici a bassa volatilità, la Low Volatility e la Minimum Variance, che lavorano in modo differente e con livelli crescenti di complessità. La Low Volatility è più semplice in termini di costruzione e rispetto all’S&P500 si è storicamente osservata una riduzione di volatilità del 23% circa. La frequenza di ribilanciamento, più elevata di solito nella Low Volatility, aiuta, ma è soprattutto la concentrazione settoriale e l’assenza di vincoli ad offrire il maggior contributo in termini di rischio. In media, il settore che presenta il maggior peso nella strategia Low Volatility è rappresentato dalle utilities, che valgono oggi il 22% del portafoglio. Questa strategia ha infatti il vantaggio di non vincolarsi ad un benchmark, a differenza della Minimum Variance, e questo aspetto viene utile durante i crolli di mercato. Ad esempio, nel periodo 2008-2009 il peso dei titoli finanziari per la strategia Low Volatility è oscillato nel range 0,8%-2,9% (estremamente contenuto se si pensa che oggi tale settore vale il 17% dell’indice) aiutando notevolmente gli investitori a difendersi. La strategia Low Volatility presenta mediamente valori di beta molto bassi, prossimi a 0,55, e gli unici vincoli di peso sono posti a livello di singolo titolo – 4% in ambito S&P500 in questo caso - e non di settore. Al contrario, la strategia Minimum Variance non poggia le basi sulla volatilità dei singoli titoli ma sull’ottimizzazione della frontiera efficiente, ed è necessario un atto di fiducia sul fatto che le correlazioni storiche stimate rimangano effettivamente stabili in futuro, e che effettivamente ciò possa portare alla sperata riduzione di rischio a livello aggregato. Guardando sempre al portafoglio odierno, il settore a maggior peso è appunto rappresentato dalle utilities (22% circa), seguite dal 20% di immobiliare, 17% circa di finanziari, 9% di health care, 8% di beni di consumo di base, etc. Il dividend dell’indice è peraltro interessante, più alto del mercato, attestandosi al 2,45%, mentre il P/e è prossimo a 20. TER fissato allo 0,35% annuo con replica fisica completa del paniere. Il rischio di cambio è ovviamente elevato, senza mitigazione attraverso tecniche di hedging. (riproduzione riservata)

SCHEDA ETF

  • SPDR S&P 500 Low Volatility

  • Codice Isin:

    IE00B802KR88

  • Emittente:

    SPDR

  • Tipologia MF del sottostante:

    Azionario

  • Categoria MF del sottostante:

    Azionario Strategic Beta

  • Indice sottostante:

    S&P500 Low Volatility

  • Descrizione indice:

    L'indice espone ad un portafoglio di 100 azioni Usa a bassa volatilità e elevata capitalizzazione

  • Valuta di denominazione:

    Dollaro Usa

  • Valuta di quotazione:

    Euro

  • Rischio di cambio effettivo:

    dollaro Usa

  • Leva rispetto al sottostante:

    Nessuna

  • Mercato di quotazione:

    ETFPLUS - Borsa Italiana

  • TER annuo:

    0,35%

  • Frequenza dividendi:

    Non sono previsti dividendi

  • Metodo di replica:

    fisica

  • Numero di componenti dell'indice:

    100

  • Patrimonio al:

    3 gennaio 2019, 139 milioni di dollari

  • Prestito titoli:

    -

  • Market Maker:

    Commerzbank

  • Banca depositaria:

    State Street

  • Rendimento da dividendi:

    -

  • Rapporto P/E:

    20,7