I bond emergenti secondo l'Etf di SPDR
L'Etf legato ai bond emergenti in valuta locale offre alti ritorni attesi, ma il rischio di cambio va compreso fino a fondo
Il primo appuntamento di questa nuova sessione di approfondimento interessa un Etf emesso tempo fa da SPDR, legato al debito emergente governativo in valuta locale.Nel dettaglio trattasi del prodotto SPDR Barclays Emerging Markets Local Bond, il cui indice sottostante mira ad un basket molto diversificato di emissioni sovrane a medio-lunga scadenza e senza hedging sul tasso di cambio, come tipicamente accade per i prodotti in valuta locale emergente dove la copertura è impossibile o troppo onerosa. L’investitore che inserisce in portafoglio quote di questo prodotto tipicamente punta ad incassare, sul medio periodo, un rendimento elevato, accettando una dose di volatilità non indifferente.
Il contesto di mercato. In particolare, l'obiettivo dell’Etf consiste nel replicare la performance del mercato liquido del debito emergente in valuta locale, dove l’indice prescelto è il Barclays Emerging Markets Local Currency Liquid Government. Il sottostante è un indice concepito per fornire un'ampia rappresentazione della performance del debito ad alta liquidità dei mercati emergenti in valuta locale, limitando l'esposizione dell'emittente ad un massimo del 10% e ridistribuendo il valore in eccesso del mercato, proporzionalmente, su tutto l'indice. Per essere inclusi nell'indice, i titoli devono disporre di un capitale circolante non inferiore all'equivalente di 1 miliardo di dollari Usa. I fattori principali da cui derivano performance e volatilità del fondo sono la componente cedolare dei bond, la sensitività alle oscillazioni dei tassi, la percezione del mercato sul rischio di default di alcuni Paesi emergenti, la dinamica dei tassi di cambio. In termini di dinamiche di mercato, i saliscendi dei prezzi dei bond e delle valute emergenti sono stati particolarmente violenti negli ultimi anni, e solo da un anno a questa parte i frutti sanno iniziando ad arrivare. L’indice sottostante è infatti stato appesantito dalla problematiche che hanno interessato gli emerging markets negli anni addietro, a partire dall’impennata dei rendimenti a seguito del tapering Usa e dal tracollo dei prezzi del petrolio, che solo fino alla scorsa primavera faceva ventilare potenziali default di alcuni Paesi produttori o corporate emergenti di rilevanza sistemica (ad esempio Petrobras). Diverse nubi si stanno però diradando, e il rendimento di periodo evidenzia opportunità affiancate da rischi più gestibili che in passato. La performance a tre mesi è infatti superiore al 6%, mentre scende al 3% su un anno di orizzonte e cala in territorio negativo se si allunga l’holding period sino a tre anni addietro.
Le caratteristiche del prodotto. Passando ai dati attuali del sottostante, ciò che l’investitore guarda sono principalmente i dati di rendimento a scadenza (anche se ovviamente l’Etf non scade mai), affiancato alla duration e alla dinamica dei cambi emergenti. L’ultimo elemento soffia finalmente a favore, dopo anni di delusioni, mentre sul fronte dei numeri attualmente si fotografa un rendimento annuo lordo a scadenza del 5,30% affiancato da una volatilità dei prezzi di poco superiore al 10% annuo. La scadenza media dei bond che compongono l’indice è di 7,9 anni, il che comporta una duration di 5,5 anni, nemmeno troppo elevata rispetto ad altri sottostanti emergenti. La replica dell’indice da parte del fondo è di tipo fisica a campionamento, e il sottostante è oggi composto da oltre 300 bond, il che garantisce altissima diversificazione. Interessante infine il breakdown dei rating e dei Paesi coperti. Il rating Aa pesa per il 10%, mentre la A e la Baa contano rispettivamente per il 35% e 39% dell’indice. I Paesi a chi ci si espone oggi maggiormente sono invece il Messico, la Corea del Sud e il Brasile (10% circa ciascuno), seguiti da Indonesia, Malesia, Polonia, Tailandia, Sudafrica. La Turchia e la Russia pesano invece per il 5,1% e 3,7%. Il TER annuo si attesta allo 0,55%, mentre l’Etf è strutturato per distribuire flussi semestrali, a inizio febbraio e inizio agosto di ogni anno, con un rendimento da distribuzione oggi prossimo al 4,4% annuo. Cruciale comprendere il rischio di cambio che, nonostante la valuta di denominazione del fondi sia in dollari Usa e la quotazione in euro, è valute emergenti (con gli stessi pesi dell’allocazione geografica) contro euro. Positiva la fotografia del bid-ask spread medio, un costo implicito importante per gli Etf, pari in questo caso allo 0,14% su alcune settimane di rilevazione. (riproduzione riservata)