L&G segue il trend degli Etf etici
L’asset manager inglese quota su ETFplus un prodotto azionario che screma le aziende attraverso un comitato di esperti ESG
LGIM ha da poco listato su Borsa Italiana il prodotto passivo L&G Europe Equity Responsible Exclusions, che come dice il nome stesso cavalca la robusta tendenza dei prodotti a responsabilità sociale. L’Etf è indicizzato a un indice calcolato da un provider meno blasonato rispetto ai soliti nomi, l’inglese Foxberry, ma questo aiuta a mantenere particolarmente allettante la politica dei costi applicati agli investitori. L’indice replicato è in questo caso il Foxberry Sustainability Consensus Europe TR, ed ha da subito attirato l’attenzione degli investitori istituzionali che stanno univocamente abbracciando questa filosofia di scelte di investimento, anche sulla spinta della normativa sempre più a favore. Ad esempio il prodotto passivo (già quotato sulla piazza di Londra) ha ricevuto flussi per duecento milioni di euro da una delle piu’ importanti compagnie finlandesi di assicurazione delle pensioni risultata conforme ai Principi per l’Investimento Responsabile delle Nazioni Unite. L'indice si appoggia alle competenze degli apporti specialistici di un comitato consultivo per la sostenibilità (Sustainability Committee), ai fini della costruzione del portafoglio, comitato che è aperto ad altri investitori del fondo con compravate competenze ESG. Le raccomandazioni del comitato in tema di esclusioni sono attuate sistematicamente attraverso una metodologia basata su regole precise, di seguito sinteticamente indicate. Il comitato comprende attualmente professionisti con una elevata esperienza nel mondo ESG, comprendendo nomi di spicco che hanno contribuito a stabilire il perimetro dell’investimento responsabile di alcuni fondi pensione svedesi. Questi esperti forniscono informazioni sulla corporate responsibility e sugli investimenti ESG e si avvalgono a loro volta dell'esperienza dei principali fondi pensione istituzionali. Analizzando gli sviluppi del mercato, il comitato monitora le aziende per identificare quelle coinvolte in comportamenti irresponsabili attraverso le classificazioni tradizionali del settore. Le società candidate all’inserimento nell’indice di Foxberry vengono valutate dinamicamente in base a una serie di criteri specifici rivisti periodicamente dal comitato, e questo approccio agli investimenti riduce al minimo l'esposizione a società che potrebbero trovarsi ad affrontare problematiche nel lungo termine, ad esempio normative più severe, boicottaggi dei consumatori o rischi ambientali. Sotto la guida del Sustainability Committee il fondo escluderà le aziende che non presentano livello di impegno verso i temi ESG ritenuti accettabili, premiando al contrario quelle società che aumentano il loro livello di responsabilità. Il comitato produrrà a tali fini vere e proprie black list e white list relative alle società analizzate, basate sugli sforzi aziendali in ambito ESG e sulle esclusioni settoriali (tabacco, armi, etc); tali decisioni diverranno esecutive attraverso una votazione di maggioranza dei membri che compongono il comitato, che si riunisce almeno ogni tre mesi. In qualità di asset owner responsabile, LGIM attua azioni di engagement anche nei confronti dei consigli di amministrazione delle società in cui l'Etf detiene quote azionarie con l’obiettivo di promuovere best practices, attività che può venire utile alla corporate governance aziendale per far si che la società non rischi di entrare nella black list del Sustainability Committee. Guardando alla composizione dell’indice in senso stretto e all’Etf, si segnala che il prodotto passivo utilizza una replica fisica completa ed ha un Ter dello 0,16% annuo. L’indice Foxberry Sustainability Consensus Europe punta peraltro ad un basket diversificato di società a grande, media a piccola capitalizzazione, offrendo esposizione in modo indiretto al fattore size, ed è ribilanciato trimestralmente con un vincolo massimo al 20% su singoli nomi. Che però non dovrebbe rappresentare mai un problema in quanto oggi il peso massimo azionario interessa l’azione Nestle che vale solo il 3,7% del paniere, seguita da Roche (2,5%) e HSBC (1,8%). L’indice è molto diversificato e include attualmente 560 componenti, dove i primi dieci titoli si fermano al 18% scarso di peso aggregato. In termini di esposizione geografica, e di annessi rischi valutari, il 52% sono azioni in euro, seguite dal 24,4% di UK, 13,5% di Svizzera, 5% di Svezia e quote residuali di Danimarca, Norvegia e Polonia. Il settore finanziario vale il 20% dell’indice, seguito dal 14% di industriali, 13,5% di beni di consumo di base, 13,3% di health care, mentre gli energetici hanno pesi minimi. (riproduzione riservata)