Un Etf che punta ai marchi globali
Il valore del brand è stato convogliato in un Etf di LGIM, con potenzialità sia nelle fasi rialziste che ribassiste dei mercati
Tra i lanci più interessanti di prodotti indicizzati tematici nella seconda parte dell’anno si segnala l’Etf L&G Global Brands, che permette agli investitori di investire nei marchi di maggior valore al mondo, ovvero nei brand. Il brand è un marchio commerciale ma anche le proprietà intellettuali che distinguono i beni e i servizi offerti da una determinata società rispetto ai competitor; rappresenta, inoltre, un fattore chiave per stabilire la notorietà, la reputazione e l’appeal di mercato di ciò che un’azienda offre.
Un brand è, quindi, uno strumento che può dare la possibilità alla società di aumentare il volume di vendite, di vendere i propri prodotti a un prezzo più elevato, o entrambe le cose.
Per identificare i brand solidi e che possono entrare a far parte dell’indice sottostante all’Etf (calcolato da Solactive) LGIM si è affidata all’esperienza di Brand Finance, azienda leader globale nella valutazione indipendente dei brand, che ogni anno elabora la Global 100 list che racchiude i 100 marchi di maggior valore al mondo identificati secondo criteri specifici; ricorrendo a un metodo chiamato Royalty Relief, che viene utilizzato per determinare il fair value di un qualunque asset immateriale e quindi anche in merito ai brand. L’algoritmo alla base dello strumento tiene conto di tre parametri oggettivi; l’indice di solidità del brand (che assegna un punteggio a un marchio attraverso la valutazione di caratteristiche come la connessione emozionale, la performance finanziaria, la sostenibilità ambientale, la reputazione, la fidelizzazione della clientela, la presenza on-line), l’impatto (calcolare in che modo il brand influisce sul valore della società a cui appartiene attraverso una stima della quota di royalty), la stima dei ricavi futuri, ottenuta applicando la quota di royalty agli utili futuri si può calcolare lo share della performance attribuibile al solo marchio, da cui scaturisce il fair value del brand).
Solitamente, un brand solido garantisce un buon valore aggiunto anche in termini di ricavi e performance finanziaria: tra il 2016 e il 2022, le società che li possiedono possono vantare un rendimento per gli azionisti superiore del 23%, un RoE superiore del 19% e un margine operativo superiore del 18% rispetto alla media delle aziende a mega capitalizzazione presenti nell’indice Msci World. Si tratta di dati dal 2016 al 2022, su elaborazione Brand Finance considerando aziende dei settori beni di consumo discrezionali, beni di consumo di base, servizi di comunicazione, servizi finanziari e IT. Sempre su tale arco temporale, il rapporto rendimento-rischio dell’indice Global Brands è risultato superiore all’Msci World, e la performance storica superiore alla media sia nei mercati in rialzo che in quelli in ribasso. Ad esempio, nel delicato 2020 l’indice Msci World è riuscito a spuntare un +4,4%, l’S&P500 il 7,7%, l’indice Global Brand il 13,7%. La volatilità calcolata a 5 anni è, giustamente, leggermente più elevata, ovvero 19,2% per il basket che guarda ai brand globali rispetto al 18,1% del Msci World.
Una volta che sono stati identificati i brand più forti e solidi, vengono applicati ulteriori filtri Esg e di liquidità stabiliti da LGIM prima di essere inclusi nell’Etf. L’approccio Esg elimina le imprese che violano l’UNGC o che operano in settori come gli armamenti, il tabacco, l’oil & gas, il carbone e le scommesse-intrattenimento per adulti; ma le società devono anche avere una capitalizzazione inferiore ai 200 milioni di dollari e un volume giornaliero di scambi di almeno 1 milione di dollari. Infine, il peso di una singola azienda non può oltrepassare il 5%, per permettere una buona diversificazione.
L’indice finale, il Solactive Global Brands viene ribilanciato su base semestrale, e tra i nomi di spicco si possono segnalare società come Apple, Amazon, Microsoft, Meta, Nike, Coca Cola, Lvmh, Tesla. Il 77% del paniere è riferito ad aziende statunitensi, con collegato rischio di cambio, mentre in termini di settori l’IT vale il 30%, seguita dal 21% di beni di consumo ciclici, 15% di telecoms, 14% di beni di consumo di base, etc. LGIM ha scelto per questo Etf la replica fisica e la classe ad accumulazione dei proventi, applicando un Ter annuo dello 0,39%. (riproduzione riservata)