Nuovo Etf sostenibile in area emergente
Lgim propone un prodotto che completa la gamma Esg Exclusions Paris Aligned, con filtri ben oltre i requisiti minimi Pab
Continua ad allargarsi l’offerta di sottostanti attenti alla sostenibilità, e a fine maggio è stato listato anche in Italia un nuovo Etf che procede a vele spiegate in tale direzione. Si tratta dell’Etf L&G Emerging Markets Esg Exclusions Paris Aligned, che applica una serie articolata di filtri di sostenibilità all’ambiente di investimento azionario emergente, a costi molto competitivi. Il nuovo replicante mira a replicare la performance dell’indice Foxberry Sustainability Consensus Emerging Markets Total, sviluppato per offrire esposizione alle aziende a bassa emissione di carbonio al mercato azionario, a grande e media capitalizzazione, dei Paesi emergenti, oltre che in grado di soddisfare elevata standard di sostenibilità.
L’obiettivo di Foxberry e di LGIM è, tramite la gamma Esg Exclusions Paris Aligned a cui appartiene questo nuovo prodotto, andare oltre i requisiti minimi dell’approccio Paris Aligned. Oltre a soddisfare tali requisiti minimi, gli Etf considerati presentano ulteriori esclusioni Esg e impegni positivi, attraverso un approccio d'investimento basato su regole, con la supervisione del Comitato di Sostenibilità che monitora gli sviluppi nel panorama Esg e Pab e assicura l'allineamento con Parigi e l'adempimento degli impegni positivi assunti. Inoltre, il team di Investment Stewardship di LGIM si impegna attivamente con molte società partecipate, e il team di gestione dei portafogli degli Etf comprende sette gestori di portafoglio, due esperti di mercati e due analisti, che vantano un'esperienza media di 10 anni nel settore. La metodologia sottostante alla gamma LGIM Esg Exclusions Paris Aligned è articolata in più fasi: esclusioni Esg, riduzione di emissioni e approccio attivo verso le aziende.
In merito al primo elemento, le esclusioni Esg vengono applicate a livello di indice per soddisfare i requisiti Pab ma vengono applicate ulteriori esclusioni per limitare l'esposizione ad attività dannose: si punta ad escludere le società implicate in gravi controversie, quelle responsabili di ripetute violazioni del Global Compact dell’ONU, e quelle coinvolte in attività nocive quali produzione di tabacco, armi o carbon, combustibili fossili. L’approccio Esg rafforzato cerca anche di escludere il coinvolgimento delle aziende nel petrolio e gas non convenzionale (inclusi sabbie bituminose), produzione di gas e petrolio nell'Artico, produzione di energia elettrica da carbone termico, servizi connessi alle armi.
In merito alla riduzione delle emissioni di carbonio, si adotta un processo di ottimizzazione che mira ad escludere le aziende con le più alte emissioni di carbonio, tenendo conto anche di fattori quali la capitalizzazione di mercato e le ponderazioni del benchmark. Oltre a essere potenzialmente escluse del tutto, le società possono anche essere sovrappesate o sottopesate in base agli sforzi effettuati. Si punta ad un miglioramento minimo di 4 volte del rapporto tra ricavi verdi e marroni rispetto all'universo investibile e una riduzione minima del 50% delle riserve di petrolio e gas rispetto all'universo iniziale. Tutto ciò permette all’Etf di soddisfare l’articolo 9 della normativa Sfdr in merito alla sostenibilità degli investimenti.
La composizione degli indici ricerca in modo costante l’allineamento Pab e un tracking error limitato con i benchmark originari: nel caso dell’Etf che guarda ai mercati emergenti qui considerato, si è stimata negli ultimi anni una correlazione rispetto all’indice Msci EM in Usd pari al 98,5%, con un beta (sensitività rispetto alle escursioni del mercato) prossimo a 1. Il tracking error è stimato al 3,4% annuo e la volatilità attorno al 16% annuo, sia per l’Etf che per l’indice Msci EM Usd; lo Sharpe ratio risulta però leggermente più alto per il replicante, grazie a performance di poco superiori evidenziate negli ultimi anni.
Guardando all’attuale portafoglio, se l’indice originario ingloba circa 1800 componenti, l’indice si ferma a 1330, e l’Etf adotta una replica ottimizzata. I primi cinque componenti valgono circa il 24%, si tratta di Taiwan Semiconductor (10,8%), Samsung (5,1%), Tencent Holdings (4%), Alibaba (2,2%), Pinduoduo (1,5%). In termini di settori pesa molto l’IT (29%), seguita da finanziari (23%), beni di consumo voluttuari (13%), servizi di comunicazione (9,4%), etc. In termini geografici, Taiwan vale il 21,5%, seguito da India (16%), Isole Cayman (15,6%), Corea (13,4%), Cina (11,3%), Brasile (3,4%), etc. Ter limitato allo 0,25% annuo. (riproduzione riservata)