Un Etf che mixa diversi stili
La recente quotazione di L&G IM punta ad un basket di azioni asiatiche di qualità, Esg e ad alto dividendo
L&G IM ha recentemente proposto all’investitore italiano una coppia di Etf che mirano ad unire diversi stili di investimento. La linea proposta si basa infatti sul mix di tre elementi di interesse, rappresentati dai filtri Esg, dalla selezione di aziende di qualità unite alla ricerca di società in grado di offrire una alta distribuzione attesa dei dividendi. In questa occasione ci si concentra sul prodotto che guarda all’area asiatica, attraverso l’Etf L&G Quality Equity Dividends Esg Exclusions Asia Pacific ex-Japan. La strategia di investimento è stata progettata per gli investitori che cercano un reddito azionario con valutazioni di qualità ed esclusioni attraverso filtri di sostenibilità. La metodologia adottata nell’indice, di Ftse, filtra le aziende in base al track record dei dividendi pagati agli azionisti, che devono essere costanti e crescenti e con buone probabilità che anche in futuro vengano confermati; ma anche in base alla redditività e alla solidità degli asset, confermata da bilanci solidi. Non da ultimo si innestano esclusioni di aziende che evidenziano criticità in merito ai rischi ambientali, sociali e di governance, e viene applicata una active ownership (influenza sulle scelte aziendali grazie al fatto di essere azionisti) attraverso il team di gestione degli investimenti di L&G IM. L’Etf replica un indice dal nome complesso (Ftse Developed Asia Pacific ex Japan All Cap ex CW ex TC ex Reits Dividend Growth Quality) che misura la performance di titoli azionari di società dei mercati sviluppati nella regione Asia Pacifico con esclusione del Giappone, e in base ai filtri prima descritti. In relazione ai filtri di esclusione Ftse depenna le società di investimento immobiliare e che traggono ricavi sostanziali dall'estrazione del carbone termico, generano energia in misura significativa da fonti di carbone termico, sono coinvolte nella produzione di armi controverse o non risultano conformi ai Principi del Global Compact delle Nazioni Unite. In relazione ai filtri per la sostenibilità dei dividendi, non ci si basa solo sui rendimenti attuali ma si prendiamo in esame i trend dei dividendi azionari. Vari studi accademici hanno confermato che le società con una storia di tagli ai dividendi hanno maggiori probabilità di effettuare tagli in futuro; e le aziende con una tendenza di aumento dei dividendi hanno confermato nel futuro tale capacità. Si è inoltre integrata una valutazione in merito alla redditività aziendale, per escludere le società con un rendimento negativo del capitale, oltre alla sola componente dividendo. La ricerca di Ftse si rivolge però anche al segmento delle società a piccola e media capitalizzazione, non solo blue chips. Mentre l’aggiunta del fattore qualità mira a identificare le aziende più solide in base al rigore quantitativo piuttosto che su giudizi qualitativi: alcuni titoli con dividendi elevati possono essere infatti portatori di trappole di valore, con fondamentali scarsi e prospettive di crescita deboli. In particolare, il punteggio di qualità viene calcolato come media di tre metriche sottostanti e le azioni con il punteggio peggiore vengono escluse: si tiene conto della redditività, dando un punteggio più elevato alle aziende con maggiori redditività e flussi di cassa, crescita degli asset e infine utilizzo della leva finanziaria (rapporto debito/capitale proprio). Osservando l’attuale portafogli si segnala innanzitutto che viene presa in considerazione solo l’area Pacifico, escludendo quindi l’Asia continentale ma anche il Giappone. L’Australia vale così il 32% dell’indice, seguita dal 26% ciascuno di Corea del Sud, 12% di isole Cayman, 10% circa di Nuova Zelanda, 8% di Hong Kong, 7% di Singapore e 5% circa di isole Bermuda. I settori sono ben distribuiti, con i finanziari al 30%, beni di consumo ciclici al 16%, 13% di industriali, 12% di utilities, etc, con quote marginali di energetici e farmaceutici. Oggi nel paniere sono presenti 103 azioni, dove il peso più elevato si ferma al 2,4% di Sitc International Holdings. Il P/e dell’indice è fotografato oggi a 14,94 (12,1 quello stimato a un anno) affiancato dal dividend yield al 4% annuo. Il comparto potrà ricorrere al prestito titoli e l’indice viene ribilanciato su base semestrale. La società ha deciso di applicare un Ter annuo dello 0,4% e di quotare la versione a distribuzione dei proventi, con stacco trimestrale. (riproduzione riservata)