Bond Esg emergenti da L&G
L’asset manager propone un nuovo strumento indicizzato in dollari ma con redditività elevate e filtri di sostenibilità
Il trend delle scelte sostenibili e a sfondo etico imperversa un pò ovunque, ed anche in ambito obbligazionario l’offerta di strumenti indicizzati è sempre più ricca. Originariamente l’applicazione di filtri di natura ESG ha coinvolto principalmente i sottostanti azionari, ma da un paio di anni si nota una accelerazione anche in termini di proposte in ambito fixed income. Ad impreziosire queste tematiche ci ha pensato il recente listing di L&G IM, che propone anche all’investitore italiano l’indice JP Morgan ESG CEMBI Broad Diversified. Un benchmark che guarda ai mercati emergenti con alcuni filtri interessanti, e si sottolinea l’applicazione dei filtri ESG al contesto emergente che spesso viene considerato poco trasparente e idoneo a certi tipi di valutazioni. In breve, l’indice finale misura la performance di un paniere di bond societari a tasso fisso e variabile, denominati in dollari statunitensi ma emessi da emittenti dei mercati emergenti. Tra i filtri si segnala che le obbligazioni devono essere di livello investment grade ed evidenziare un importo minimo circolante di almeno 500 milioni di dollari. Vengono altresì utilizzati criteri per selezionare le emissioni che presentano sufficiente liquidità. In relazione alla scadenza, le obbligazioni devono avere una scadenza minima all’emissione di 5 anni ma avere una vita residua non inferiore a 6 mesi per rimanere nell’indice nel ribilanciamento mensile. Sono escluse dal paniere le obbligazioni inflation linked e le convertibili. I bond devono essere emessi in dollari Usa, il che limita le oscillazioni valutarie a tale elemento e non alle divise dei Paesi di riferimento delle differenti società inserite nell’indice. In aggiunta, si deve trattare solo di obbligazioni di emittenti che soddisfano determinati requisiti ambientali, sociali e di governante. JP Morgan applica a tal proposito una metodologia di screening per selezionare emittenti di spicco in base ai criteri ESG e a emissioni di obbligazioni verdi (green bond), al tempo stesso sottopesando ed escludendo gli emittenti che si collocano sui livelli più bassi. L’indice JP Morgan ESG CEMBI esclude gli emittenti che generano reddito nei settori del carbone termico, del tabacco, delle armi e dalle sabbie bituminose, ma anche se violano i principi fondanti del UN Global Compact. I punteggi utilizzati per valutare gli emittenti si basano sulla metodologia proprietaria JESG Scores di JP Morgan: i valori JESG Scores corrispondono ad un punteggio di 0- 100 percentili calcolato sulla base dei punteggi ESG di fornitori di ricerca forniti da società terze, e in particolare si utilizzano le società RepRisk e Sustainalytics, tenendo conto della Climate Bonds Initiative (organizzazione internazionale che mira a sviluppare il mercato obbligazionario per società attente ai cambiamenti climatici) con una media mobile a 3 mesi per evitare eccessivi turnover di portafoglio. JP Morgan calcola in questo modo i rating ESG per oltre 5 mila emittenti, in 173 Paesi. Venendo alle caratteristiche del sottostante, l’indice è estremamente diversificato in quanto può contare su oltre 900 componenti. La duration è pari a 4,85 anni con una vita media residua di 6,3 anni, e il rendimento annuo a scadenza pari ad un interessante 3,41% considerando che si tratta di paniere investment grade. In termini geografici l’Africa come spesso accade conta molto poco, mentre domina l’Asia e l’America Latina, con quota intermedie di Medio Oriente ed Europa Emergente. I singoli Paesi a maggior peso sono così Hong Kong-Cina, Messico, Brasile, Emirati Arabi, Singapore, Turchia, India, ma sono presenti con quote minimali anche nomi meno risonanti come Tanzania, Azerbaijan, Giordania. Un terzo dell’indice è rappresentato dai titoli finanziari, seguiti da tecnologie e telecomunicazioni (12% circa), energetici (11%), beni di consumo (9% circa), industriali, etc. La replica dell’indice da parte dell’Etf è fisica a campionamento, ed il Ter competitivo in quanto pari allo 0,35% su base annua, valore ampiamente ripagato dalla redditività del sottostante. Lo yield to maturity è consistente ma chiaramente il rischio di cambio euro-dollaro è un elemento preponderante, in grado di togliere valore o apportare extra-rendimenti quantomeno in ottica di breve-medio periodo. ( riproduzione riservata)