Il filtro etico Usa di BNP AM
Il prodotto legato all'indice MSCI KLD 400 mantiene le promesse e non perde momentum rispetto agli indici a capitalizzazione.
Le tematiche SRI, legate agli investimenti di tipo social responsible, continuano ad attirare l’attenzione degli investitori internazionali, e di riflesso le masse investite salgono in modo costante. Secondo un recente studio realizzato dal Forum per l’investimento sostenibile il patrimonio dei fondi europei gestiti con criteri ESG ha superato da oltre un anno, in modo stabile, la soglia dei 1000 miliardi di euro. E anche il mondo degli Etf non si è lasciato scappare questo importante trend, in quanto sempre con maggior evidenzia i portafogli vengono costruiti sul pilastro della sostenibilità ESG. Non si guarda più solamente alle classiche metriche della moderna teoria di portafoglio (rendimenti attesi, volatilità, correlazioni, etc) ma tra i parametri di scelta e valutazione compare sempre con maggior frequenza anche la sostenibilità del portafoglio. Gli approcci verso questa tematica possono essere esclusivi e inclusivi, dove nel primo caso si escludono dal paniere le aziende coinvolte in business considerati non sostenibili sotto il profilo etico (ad esempio armi e tabacco), mentre nel secondo caso si utilizzano regole per l’inserimento o la sovra ponderazione di specifiche società in indici dai connotati etici (si pensi ad esempio alla gender equality). Analizziamo in questa occasione il prodotto di BNP AM che replica l’indice MSCI KLD 400 Social Index, che è il più vecchio indice che utilizza criteri ESG sull’azionario statunitense. MSCI aveva infatti lanciato tale benchmark nel 1990, e si possono quindi valutare in modo oggettivo le dinamiche di questo tipo di sottostante rispetto al mercato in generale. L’indice in oggetto comprende le 400 società nordamericane che con più alti standard in base a criteri ambientali, sociali e di corporate governance. Escludendo dalla sua composizione i titoli appartenenti ai settori degli alcolici, del tabacchi, del gioco d’azzardo, delle armi e della pornografia. Osservando le performance di lungo termine, il MSCI KLD 400 da maggio del 1994 ha generato un rendimento annuo sostanzialmente equivalente a quello del benchmark di riferimento, l’indice MSCI USA IMI, a partire dal quale sono selezionati i titoli che compongono l’indice etico. Accorciando l’orizzonte, il MSCI KLD 400 ha offerto un rendimento in dollari pari al 15,84% a 5 anni, rispetto al 15,57% dell’indice MSCI USA IMI. Il tracking dell’indice originario è peraltro molto stringente, e i disallineamenti anno per ano tra i due indici sono limitati, ad esempio nel corso del 2017 si è osservato +21,6% per il KLD 400 contro +21,3% di MSCI USA IMI. Il sottostante è in ogni caso molto diversificato, evidenziando oggi 403 americani titoli in portafoglio distribuiti su numerosi settori. Anche in questo caso la rappresentatività dei settori non va ad inficiare il legame con i benchmark a capitalizzazione. Da una recente fotografia si evidenzia un peso sostanzioso per il settore IT (33% circa), seguito dal 12% dei beni di consumo ciclici, 12% di health care, 11% di finanziari, 10% di industriali, etc. Guardando ai singoli nomi, Microsoft vanta una posizione di netto rilievo, salendo al 6,2% del portafoglio, rispetto ad un peso inferiore al 3% nell’indice originario. Seguono Alphabet (5,6%), Facebook (3,7%), Intel (2,2%), Cisco Systems, etc. Le metriche di rischio evidenziano un sostanziale pareggio tra le soluzioni alternative, fotografando una sensitività appena inferiore rispetto al benchmark di riferimento (14,9% di volatilità annua per il KLD 400 rispetto a 15,5% per MSCI USA IMI). Ma nel delicato 2008 l’indice a sfondo etico ha lasciato sul terreno il 34,9%, rispetto al 37% del benchmark originario, e nel 2015 si sono mossi entrambi poco sopra lo zero; sui movimenti di mercato più violenti, nonostante la riduzione di dimensionalità del paniere, il prodotto a sfondo etico sembra essere più robusto. Attualmente il portafoglio del KLD 400 esprime un P/e di 23,7, mentre in termini di dividend yield si colloca al 1,8%. La replica scelta da BNP AM è di tipo fisico completo, e la maggiore volatilità associata all’esposizione verso un sottostante in dollari viene mitigata dall’assenza del costo di hedging, oggi prossima al 3% annuo per via del differenziale dei rendimenti tra l’area euro e quella statunitense. (riproduzione riservata)