Un Etf attento alla biodiversità
Bnpp Am insiste sulle tematiche di sostenibilità ambientale, ricercando le aziende più virtuose per il bene del pianeta
Si estende l’offerta di Etf tematici attenti alle esigenze del pianeta, grazie al replicante di Bnpp AM che offre esposizione alle società che vantano un minore impatto potenziale sulla biodiversità (variabilità tra gli organismi viventi di qualsiasi origine, compresi gli ecosistemi terrestri, marini e acquatici) rispetto ai competitors. Biodiversità e attività economica sono strettamente legate: il valore annuo dei servizi ecosistemici globali è stimato in 125 mila miliardi di dollari ed è già in corso il sesto evento di estinzione di massa della Terra (il 25% di tutte le specie è a rischio di estinzione entro il 2050). Metà del Pil mondiale è minacciato dalla perdita di natura, e per la prima volta nelle prospettive decennali del World Economic Forum i primi cinque rischi globali sono tutti di natura ambientale, tra cui la perdita di biodiversità. L’Etf di Bnpp AM replica l’indice Euronext Esg Eurozone Biodiversity Leaders Pab, composto da 60-70 titoli azionari dell'Eurozona selezionati in base al potenziale impatto degli emittenti sulla biodiversità terrestre. Questo elemento viene calcolato utilizzando il punteggio Corporate Biodiversity Footprint sviluppato da Iceberg Data Lab. Le società inserite in portafoglio vengono selezionate dall’indice Euronext Eurozone 300 ed identificate sulla base di una metodologia "best in class", finalizzata ad identificare il 30% delle società in ogni settore. Le società soggette a controversie in relazione ai principi UN Global Compact oppure operanti in settori come armi controverse, miniere di carbone, uranio, gas di scisto o produzione di tabacco sono automaticamente escluse come candidati: grazie a questi filtri (fornitore V.E di Moody’s) l’Etf risulta conforme all’articolo 9 della Sfdr. L’Etf Bnpp Easy Esg Eurozone Biodiversity Leaders Pab si inquadra, infatti, nella politica di sviluppo sostenibile del gruppo Bnp Paribas, impegnato nella conservazione della biodiversità attraverso l’adesione all'iniziativa Act4nature, che ha l’obiettivo di mobilitare le aziende in favore della natura. Guardando al contesto globale, all'inizio del 2022 gli scienziati hanno annunciato che la Terra ha ormai superato ben sei dei nove confini planetari che delimitano uno spazio di sicurezza per l'umanità: l’inquinamento da nuove entità, l’acqua dolce, il cambiamento climatico, l’integrità della biosfera, i cicli biogeochimici e il cambiamento del sistema terra sono ormai in uno stato critico. L'impronta (Footprint) di biodiversità è uno strumento di valutazione che aiuta gli investitori a combinare i dati comunicati per quantificare il loro potenziale impatto sulla biodiversità; è una misura dell'impatto negativo e di quali sono gli impatti potenziali sulla natura, e il modello adottato da Iceberg Data Lab è stato sviluppato per collegare le pressioni ambientali in relazione alla perdita di biodiversità. La metodologia dell'impronta di biodiversità aziendale copre attualmente i seguenti elementi di pressione ambientale: cambiamento dell'uso del suolo, inquinamento atmosferico dovuto a azoto e zolfo, inquinamento idrico, cambiamento climatico. In sintesi, l'impatto quantificato sulla biodiversità di una determinata azienda dipende da tre variabili: la pressione sugli ecosistemi (come l'inquinamento dell'acqua e la trasformazione del territorio), la gravità del disturbo indotto e la superficie interessata. Ma l'impronta di biodiversità aggregata nasconde anche grandi disparità settoriali. In base ad una analisi interna di Bnpp, il 65% delle masse investite è focalizzato su settori a bassa intensità di biodiversità; ciò è dovuto principalmente all’elevata esposizione al settore finanziario, che ha un'intensità di biodiversità relativamente bassa. Tornando all’Etf non stupisce quindi, in termini di indice tematico, un grosso sottopeso, rispetto al Euronext Eurozone 300, per titoli energetici e industriali, principalmente a vantaggio di beni di consumo di base e materiali di base. A livello geografico domina la Francia con il 40% di rappresentatività, seguita dai Paesi Bassi (25% circa), Germania (18%), Spagna (6% scarso), etc, e l’Italia si ferma al 3% circa. In termini di emissioni di carbonio si ha un vantaggio, rispetto al benchmark, del 70%, mentre guardando alla misura Corporate Biodiversity Footprint i progressi rispetto al mercato sono fotografati al 38%. (riproduzione riservata)