BNP quota Etf immobiliare etico
Il nuovo listing segue l’onda dei filtri social responsible ma la applica su una asset class inesplorata, l’immobiliare europeo
BNP incrementa la già forte copertura su temi a responsabilità sociale, quotando anche sul mercato italiano un prodotto passivo che guarda all’asset class immobiliare indiretta attraverso filtri SRI. Si tratta di una importante novità in quanto fino ad oggi non erano disponibili in Italia Etf con filtri etici che mirano a questo sottostante, alternativo sia all’azionario sia all’obbligazionario. I filtri di sostenibilità che vengono attivati nell’indice, il Ftse Epra Nareit Developed Europe ex UK Green, interessano principalmente il tema del cambiamento climatico, attraverso l’analisi delle emissioni di carbonio e la valutazione dei certificati verdi delle componenti interessate. Vengono di riflesso utilizzate le certificazioni green building, che riflettono la quota del portafoglio immobiliare della società che è coperta da certificazione green, e l’utilizzo di energia fossile, attraverso la valutazione del consumo medio di energia per metro quadrato nel medesimo portafoglio immobiliare societario. I pesi delle società candidate all’inserimento nell’indice vengono quindi ponderati sulla base dei due parametri prima descritti, ma successivamente entrano in gioco altri fattori per giungere al peso finale dei titoli. Come spesso accade nel momento in cui vengono inseriti filtri che tendono a far differire il nuovo indice dal benchmark originario, si attuano delle ottimizzazioni finalizzate a far si che il nuovo sottostante presenti un tracking error basso nei confronti del benchmark. Anche in questo caso l’index provider impone vincoli in merito all’allocazione geografica e settoriale, nonché ai pesi minimi e massimi che un componente dovrà avere. La revisione dell’indice avviene su base annua a settembre, sempre sulla base dei due fattori sopra specificati. La logica sottostante all’applicazione di filtri SRI nel mondo dell’immobiliare dipende dalla constatazione da parte di Ftse Russell che i cambiamenti climatici possano tramutarsi in rischi materiali per il settore, in grado di impattare sugli utili delle aziende del comparto. Secondo la stima delle Nazioni Unite, il settore delle costruzioni impegna circa il 50% del consumo elettrico globale e quasi il 30% delle emissioni globali di carbonio. Storicamente si è osservato un buon allineamento tra l’appeal finanziario e le credenziali in merito alla sostenibilità degli asset, anche attraverso livelli occupazionali maggiori delle aziende meglio posizionate, valori medi degli affitti più alti (anche per via dell’’ottima efficienza energetica), costi operativi inferiori. Una delle problematiche che gli index provider devono affrontare in questo specifico contesto interessa la scarsa copertura del database inerente i dati delle emissioni di carbonio per le aziende che operano nel settore real estate. Solo una società su cinque è in grado di offrire dati esaustivi in merito all’intero portafoglio immobiliare a disposizione. Per uscire da questa impasse, negli indici FTSE Epra Nareit Green si adotta un approccio alternativo. La sostenibilità sei singoli costituenti è derivata dai dati inerenti le singole posizioni immobiliari nei rispettivi portafogli. Ci si basa su un database di oltre 15 milioni di costruzioni mantenuto da GeoPhy, che corrisponde al 93% del panorama immobiliare globale. Questi dati vengono incrociati con le certificazioni verdi, ottenendo una mappatura a tappeto dell’efficienza energetica delle singoli costruzioni. Questa classificazione viene così utilizzata per ottimizzare i pesi in portafoglio delle società real estate negli indici green. Rispetto all’indice originario Ftse Epra Nareit Developed si ottiene un miglioramento in termini di certificazione verde pari al 63%, con un crollo delle emissioni di carbonio del 40% circa. Guardando ai dati del portafoglio dell’Etf, si evidenzia un leggero sottopeso nell’indice Green del settore industriale-uffici e residenziale, a vantaggio dei servizi real estate e delle holding. Se Vonovia nell’indice originario vale il 13,7%, in quello Green si ferma al 10,3%, mentre guadagna notevole terreno (3% circa) il titolo PSP Swiss Property. Il numero di componenti è identico, 64 società, con un dividend yield in linea, pari al 3,7% circa. Geograficamente sale non di poco il peso di Svezia e Francia, a svantaggio della Germania e del Belgio. (riproduzione riservata)