BNP estende offerta Etf con filtri ESG
Il nuovo prodotto del brand francese punta all’economia circolare, attraverso un indice equiponderato su cinquanta azioni mondiali
L’onda verde prosegue a livello globale, e l’offerta di Etf non può che adattarsi a questa tema dirompente. BNPP AM, da sempre tra i provider più attenti ai sottostanti sostenibili, ha lanciato recentemente in Italia il primo Etf dedicato al tema dell’economia circolare. L’economia circolare è però qualcosa che va oltre il semplice riciclaggio dei rifiuti, in quanto coinvolge una serie di attività in grado di creare una vera e propria economia alternativa rispetto a quella classica. Si tratta quindi di un nuovo modello economico il cui obiettivo è produrre beni e servizi in modo sostenibile: riconsiderando completamente la selezione dei materiali e le relative modalità di impiego, limitando il consumo e lo spreco di risorse (acqua, energia, etc) e la produzione di rifiuti. Questo approccio si pone appunto in netto contrasto con il modello di produzione e consumo noto come economia lineare basato sullo schema tradizionale: estrazione, produzione, consumo e smaltimento dei rifiuti. Le nuove regolamentazioni in materia di tutela ambientale, la sensibilizzazione dei consumatori in favore di comportamenti più consapevoli e la crescente scarsità di materie prime rappresentano cambiamenti che spingono le aziende a cercare soluzioni innovative e adottare i principi dell'economia circolare. Il prodotto BNP Paribas Easy ECPI Circular Economy Leaders replica così l’indice ECPI Circular Economy Leaders Equity, che in sintesi permette di puntare su un paniere di 50 società globali ad elevata capitalizzazione selezionate in base alla partecipazione attiva ad un modello economico basato sulla circolarità di beni, servizi e materie prime. La metodologia di selezione dell’indice si basa principalmente su filtri di natura ESG applicate alle società multinazionali quotate (partendo da un universo di circa 600 candidati), che vengono poi selezionate in base al livello di partecipazione all'economia circolare e classificate in diverse categorie: progettazione circolare dei prodotti, recupero dei materiali, estensione della vita del prodotto, piattaforme di condivisione e offerta di servizi basati su prodotti, (cloud, leasing, scambio di beni). Da tale scrematura l'indice seleziona un elenco finale di 50 aziende, che presentano la capitalizzazione di mercato più elevata, garantendo un’ampia diversificazione nei settori ritenuti idonei da ECPI. Il benchmark che viene generato è però a equiponderazione sui singoli componenti, il che permette di evitare bolle che possono coinvolgere singoli nomi di notevole rilevanza. Il peso attuale delle azioni è così compreso tra il 2% circa di Vestas Wind e il 2,4% di LVMH. ECPI, il fornitore dell’indice, è una società italiana indipendente che elabora da più di venti anni indici di mercato dedicati allo sviluppo sostenibile, guidata da docenti SDA Bocconi. Tali indici escludono inoltre le aziende collegate al business delle armi da fuoco e del tabacco. La liquidità dei componenti è garantita dal fatto che il singolo nome deve avere una market cap minima di mezzo miliardo di euro e un controvalore scambiato medio giornaliero di 5 milioni di euro. Guardando ai valori di portafoglio, si evidenzia un peso importante degli Usa con correlato rischio di cambio (55%), seguiti dal 15% del Giappone, 13% della Francia, con quote inferiori di Germania, UK, e valori residuali di altri Paesi. Importante il breakdown settoriale, in quanto la selezione circular economy comporta che oltre il 70% delle azioni sia focalizzato sul aziende ben posizionato in merito al recupero energetico: rispetto all’indice MSCI World ciò implica un netto sottopeso dei settori finanziari, farmaceutici e comunicazioni, mentre chi ne trae beneficio sono i settori beni di consumo di base e ciclici, titoli industriali, IT e risorse di base. In termini di multipli il dividend yield non è particolarmente allettante, attestandosi al 1,8%, ma il P/e atteso non è elevato, posizionandosi a 15,5 segnalando un livello di relativa sottovalutazione. La società ha scelto la replica fisica completa del sottostante, senza utilizzare la discussa pratica dello stock lending finalizzata a spulciare un rendimento aggiuntivo, ma a fronte di rischi di controparte difficilmente quantificabili. L’Etf è ad accumulazione dei proventi e prevede un TER annuo pari allo 0,3%. (riproduzione riservata)