Cedole garantite e barriera profonda per Bnp
Il nuovo certificato su Unicredit paga premi su base trimestrale e protegge il capitale entro un limite di perdita massima del 50%
Alberto Micheli
25/04/2020
Dal 14 aprile scorso Bnp Paribas sta offrendo in collocamento una nuova serie di certificati denominati Premio Fisso Autocallable. Lo strumento sarà destinato alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx e sarà emesso martedì 19 maggio a un prezzo unitario di 1.000 euro, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento che potrà raggiungere un livello massimo del 3,5%. Questa componente andrà a incidere sul valore di mercato del prodotto, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo certificato è riconducibile alla categoria dei “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione condizionata al rispetto di un vincolo di perdita massima da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dal titolo Unicredit. Indipendentemente da come si muoverà l’azione nei prossimi anni, il certificato offrirà un rendimento di tipo cedolare, mentre non è prevista alcuna partecipazione diretta alla performance dell’azione, se non nel caso peggiore, cioè di forte ribasso del titolo. In questo senso, il rischio associato al prodotto può essere accostato a quello di un investimento azionario, anche se la presenza di un’opzione di protezione condizionata stabilisce un’utile mediazione con la realtà dei titoli obbligazionari.
Il certificato viene proposto con una scadenza di quattro anni (13 maggio 2024), accompagnata da due finestre di possibile esercizio anticipato collocate al termine del secondo (12 maggio 2022) e terzo anno (12 maggio 2023) e che potranno quindi ridurre la durata dell’investimento. Se in una di queste due date di valutazione il sottostante chiuderà a un livello almeno pari al suo valore iniziale, che a sua volta sarà definito in base alla chiusura del prossimo 14 maggio, il certificato sarà liquidato in automatico al prezzo di emissione (1.000 euro). Con cadenza trimestrale e partendo già dal prossimo 19 agosto, il certificato pagherà inoltre un premio periodico di 11 euro (1,1% lordo trimestrale), che sarà del tutto svincolato dallo scenario di mercato: questi importi sono infatti di tipo incondizionato e saranno corrisposti indipendentemente dal comportamento del sottostante. A scadenza, quindi in caso di mancato esercizio anticipato, potranno infine verificarsi due scenari alternativi: a) se Unicredit chiuderà a un livello almeno pari al 50% del suo valore iniziale, il certificato sarà liquidato al suo prezzo di emissione, maggiorato di un ultimo premio da 11 euro; b) se il sottostante chiuderà invece con una perdita superiore al 50%, il certificato replicherà integralmente tale performance negativa. Anche in questo scenario sarà comunque pagato l’ultimo importo addizionale di 11 euro. Questo prodotto non implica quindi un’aspettativa necessariamente rialzista sul titolo bancario, dal momento che i premi trimestrali saranno tutti garantiti e il rimborso del capitale a scadenza ammetterà anche uno scenario negativo, per quanto limitato.
Rischio/rendimento. Questo certificato ha una logica intermedia tra un investimento di tipo obbligazionario e uno di tipo azionario: per ciò che riguarda il rendimento potenziale, il profilo dei premi periodici rimanda alla realtà dei bond e il fatto che siano incondizionati ne garantisce l’effettivo incasso. Il rischio di perdita può invece raggiungere anche il profilo di un investimento in azioni, soprattutto considerando la natura particolarmente volatile del titolo sottostante, soprattutto in questa fase di estrema incertezza. Questo rischio è comunque ridotto dal fatto che la soglia di knock-out è di tipo discreto, cioè valida solo a scadenza, ed è collocata a una distanza piuttosto ampia dal valore iniziale del titolo. La vera incognita, considerando che la data di strike cadrà verso la metà del mese prossimo, è legata semmai al rischio che nelle prossime settimane Unicredit possa rimbalzare con decisione, imponendo un “prezzo di carico” elevato rispetto alle attuali condizioni di mercato. Peraltro, se il titolo bancario dovesse invece mantenersi sui minimi o addirittura aggiornarli, si potrebbe beneficiare di una condizione operativa ragionevolmente favorevole, pensando anche all’orizzonte temporale di quattro anni e alla doppia opportunità di esercizio anticipato. (riproduzione riservata)