Puntare sull'Asia senza limiti al rialzo
Lo strumento non ha impone Cap e offre anche un rendimento minimo in caso di scenario positivo. La barriera può essere insidiosa
Alberto Micheli
04/09/2021
A inizio mese Bnl ha avviato il collocamento di una nuova serie di certificati “Double Relax Jump” targati Bnp Paribas, che saranno poi destinati alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Saranno emessi il prossimo 30 settembre a un prezzo unitario di 100 euro, che comprenderà una quota massima di commissioni di collocamento dell’1% e una quota di costi di strutturazione stimata al 2,44%: queste componenti di costo andranno a incidere sul valore di mercato dello strumento, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo strumento è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale condizionatamente protetto”, che offrono cioè una protezione del capitale iniziale condizionata al rispetto di un vincolo prefissato da parte del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è rappresentato dall’indice Solactive Asia 30 5% AR (EURO), un basket equiponderato, sponsorizzato da Euronext, che comprende una selezione dei maggiori titoli quotati su una serie di borse asiatiche. A seconda di come si comporterà l’indice nei prossimi anni, il certificato potrà offrire un rendimento a scadenza di entità variabile, legata proprio allo scenario di mercato. il rischio associato al prodotto può essere accostato a quello di un investimento azionario, anche se la presenza di un’opzione di protezione condizionata del capitale iniziale stabilisce un’utile mediazione con la realtà dei titoli obbligazionari.
Il certificato viene offerto con una scadenza di cinque anni (15 settembre 2026), senza alcuna opzione autocallable: non è quindi prevista alcuna finestra di possibile esercizio anticipato. La struttura prevede innanzitutto il pagamento di un doppio importo incondizionato del valore unitario di 1,5 euro (1,5% lordo) al termine del primo (15 marzo 2022) e del secondo semestre (15 settembre 2022), ma l’aspetto decisivo della struttura si concentra sul rimborso a scadenza, che prevede ben quattro scenari alternativi: a) se alla data di valutazione finale (8 settembre 2026) il sottostante avrà maturato un rialzo almeno pari al 15%, cioè chiuderà a un livello almeno pari al 115% del suo valore iniziale, che sarà definito il prossimo 27 settembre, il certificato replicherà la performance finale dell’indice, cioè pagherà un premio commisurato al rialzo del mercato di riferimento; b) se l’indice chiuderà con una performance positiva inferiore al 15%, il certificato pagherà un rimborso fisso pari proprio a 115 euro, garantendo quindi un rendimento lordo del 15% indipendentemente da quanto avrà guadagnato il sottostante; c) se lo scenario di mercato sarà invece negativo, il certificato potrà comunque garantire almeno il rimborso del capitale iniziale a patto che il sottostante non abbia perso più del 35%, cioè se avrà chiuso a un livello almeno pari alla barriera posta al 65% dello strike; d) se l’indice chiuderà infine al di sotto della barriera, il certificato replicherà integralmente la performance del mercato, imponendo quindi una perdita finale superiore al 35%.
Rischio/rendimento. Questo prodotto ha un profilo abbastanza articolato che non deve però spaventare: la logica è molto più sbilanciata verso il contesto azionario, almeno sotto il profilo del rendimento potenziale, con l’evidente doppio beneficio di non porre limiti alla partecipazione al rialzo in caso di scenario positivo (nessun Cap) e di garantire inoltre un rendimento minimo in caso di rialzo moderato (riproduzione riservata). Per quanto riguarda il rischio, la presenza di un’opzione di protezione condizionata del capitale offre un ulteriore vantaggio rispetto al contesto azionario, garantendo un cuscinetto di sicurezza in caso di scenario negativo. Su questo aspetto va però messo in evidenza come la distanza della barriera non sia del tutto rassicurante: l’indice ha una volatilità piuttosto elevata, tanto che per esempio dai massimi relativi dello scorso luglio ai minimi di agosto ha perso oltre il 16% in poco più di un mese. Proprio questa battuta d’arresto può peraltro tradursi in un vantaggio ai fini della rilevazione dello strike a fine mese, che potrebbe attestarsi su livelli più contenuti, anche se poi nelle ultime settimane l’indice ha ripreso rapidamente quota. Anche il timing di definizione del prezzo iniziale avrà quindi un suo impatto, più che in altre occasioni. (riproduzione riservata)