Banca Imi, protezione integrale ma in valuta
Il certificato consente di guadagnare in caso di ribasso dell'S&P500, ma espone l'investimento alle oscillazioni dell'euro/dollaro
Alberto Micheli
30/03/2019
Martedì 19 marzo si è aperta la fase di collocamento di una nuova serie di Max Short Barrier Protected certificates targati Banca Imi: si tratta di uno strumento destinato alla quotazione sul segmento Cert-X di EuroTlx. Sarà disponibile in sottoscrizione fino al prossimo 11 aprile, mentre il giorno 16 sarà emesso in valuta a un prezzo unitario di 1.000 dollari, che comprenderà una quota di commissioni di collocamento pari all’1,50% e una quota di costi di strutturazione pari allo 0,167%: questi oneri andranno a incidere sul valore di mercato dello strumento, che a parità di altre condizioni sarà quindi inferiore al prezzo di emissione.
Struttura e funzionamento. Questo prodotto è riconducibile alla categoria dei cosiddetti “certificati a capitale protetto”, che offrono cioè una protezione incondizionata del capitale investito, cioè svincolata da qualunque condizione accessoria legata all’andamento del sottostante, cioè dell’asset su cui è costruita la struttura del prodotto, che nell’occasione è l’indice statunitense S&P500. A seconda di come si muoverà l’indice, il certificato potrà invece offrire o meno delle opportunità di guadagno. I rischi del prodotto sono decisamente inferiori rispetto a quelli legati all’eventuale investimento diretto nell’indice, per effetto proprio della protezione del capitale.
Il certificato viene offerto con una scadenza di due anni (16 aprile 2021), senza alcuna opzione autocallable: non è quindi prevista alcuna finestra di possibile esercizio anticipato, che possa ridurre automaticamente la durata dell’investimento. La quotazione su EuroTlx garantirà comunque la possibilità di liquidare lo strumento in qualunque momento, alle condizioni espresse dal mercato. La struttura è riconducibile alla classe dei Bonus Protetti, anche se le condizioni di pagamento sono abbastanza particolari: innanzitutto, a dispetto della protezione incondizionata del capitale iniziale, è comunque presente un cosiddetto “livello barriera”, posto al 65% del valore iniziale dell’indice, che a sua volta sarà definito in base alla chiusura dell’11 aprile prossimo. È una barriera di tipo americano, che sarà cioè valida durante l’intera vita dello strumento (dal 17 aprile 2019 al 14 aprile 2021, estremi inclusi), anche se riferita ai soli prezzi di chiusura giornalieri: a dispetto di quanto accade normalmente, questa barriera non ha però il classico disattivante rispetto al possibile pagamento del Bonus, ma ne determina proprio il pagamento. Se nel corso dei prossimi due anni l’indice S&P500 chiuderà anche solo una volta al di sotto del livello barriera, il certificato garantirà un rimborso fisso pari al prezzo di emissione (1.000 dollari), maggiorato di un premio del 10% (100 dollari). In caso contrario, il rimborso a scadenza sarà invece pari allo stesso prezzo di emissione (1.000 dollari), maggiorato dell’eventuale performance negativa maturata dall’indice Usa, presa in valore assoluto. In sostanza, il certificato convertirà in positivo l’eventuale ribasso del sottostante fino al livello barriera, mentre oltre tale limite il rendimento sarà congelato al 10%. In caso di scenario positivo, il certificato non maturerà infine alcun guadagno e sarà rimborsato al prezzo di emissione (1.000 dollari).
Rischio/rendimento. Questo certificato garantisce un’esposizione ribassista sul principale indice azionario americano, accompagnata anche da una protezione integrale del capitale iniziale, a fronte della presenza di una barriera che potrà eventualmente annullare la partecipazione inversa, definendo un rimborso fisso. Il rischio è quindi decisamente inferiore a quello di un investimento azionario, se non fosse che lo strumento è denominato in dollari Usa e quindi impone un’implicita esposizione al rischio valutario. In particolare, acquistando questo prodotto si assume una posizione rialzista sul dollaro (quindi ribassista sul cambio euro/dollaro), che non beneficia di alcuna protezione: se nel corso dei prossimi due anni la moneta unica dovesse quindi rafforzarsi rispetto al biglietto verde, l’investimento finirà comunque per imporre una perdita. Il capitale iniziale è infatti protetto in valuta (1.000 dollari investiti, minimo 1.000 dollari rimborsati), ma nella conversione in euro i due valori di acquisto e rimborso potrebbero divergere, a favore dell’investimento in caso di rafforzamento del dollaro, a sfavore in caso di svalutazione. Su questo fronte il rischio non è quindi trascurabile. (riproduzione riservata)