WisdomTree insiste su due fattori
La società statunitense offre un Etf sull’azionario giapponese, puntando alle azioni a bassa market cap e alto dividendo.
L’approccio multi-fattoriale prende sempre più piede in ambito Etf, e l’emittente americano specializzato in prodotti smart beta WisdomTree ha da tempo abbracciato il connubio tra la strategia che punta ai titoli ad alto dividendo e il fattore size, rappresentato dalla piccole e medie capitalizzazioni. Se il primo elemento è solitamente associato a maggior robustezza in caso di importanti drawdown di mercato, il secondo fattore aiuta durante le dinamiche più solide degli indici, incrementando le performance dei benchmark legati alle blue chips. Non dimentichiamo inoltre che buona parte del rendimento complessivo azionario sul lungo termine deriva proprio dal flusso dei dividendi distribuiti dalle azioni, mentre la scelta dei titoli a minore capitalizzazione permette all’investitore di incassare il premio al rischio offerto da questa tipologia di azioni. Se le aziende a maggior capitalizzazione rappresentano in modo esaustivo il mercato massimizzando la liquidità del sottostante, le small caps sono caratterizzate da capitalizzazione contenuta e livelli inferiori di liquidità, bilanciate da una performance sul lungo termine più robusta. Inoltre le small caps sono solitamente aziende focalizzate su business più di nicchia, in grado di offrire un premio al rischio ancora più sostenuto: la ricerca ha evidenziato che sul medio-lungo termine la sovraperformance che si estrae puntando sulle aziende minori rispetto alle blue chips è consistente, nell’ordine del 5-6% annuo, a patto di sopportare un maggior rischio durante le fasi negative di mercato. WisdomTree crede però molto in questo connubio, offrendo appunto il mercato giapponese con questa sfaccettatura, dopo aver listati prodotti analoghi sulla aree Europa, mercati emergenti e Stati Uniti. La strategia utilizzata nella costruzione degli indici Small Caps Dividend è proprietaria di WisdomTree, e non sono quindi possibili sovrapposizioni con altri prodotti di competitors. L’Etf risulta adatto anche a coloro che mirano ad esporsi a segmenti di mercato meno influenzati da fattori attuali come l’eventualità di una guerra commerciale globale: gli investimenti in azioni giapponesi a piccola capitalizzazione possono essere in questo senso avvantaggiate dal fatto che presentano un marcato orientamento locale e offrono maggiore esposizione al ciclo di crescita endogeno dell’economia giapponese, mentre la dinamica dell’export non incide in modo eccessivo sul business. Basti pensare che con il rafforzamento della domanda interna, oltre l’80% delle entrate medie ponderate delle componenti dell’indice sottostante a questo Etf proviene dal Giappone stesso, rispetto al 57% per le società giapponesi a grande capitalizzazione. In merito al contesto locale, dopo decenni di deflazione, disindebitamento e contrazione della domanda, la domanda interna del Giappone oggi traina la crescita del Paese. L’indice proprietario di WisdomTree (con ribilanciamento annuo) ha un track record reale di oltre 10 anni, durante il quale ha sovraperformato il benchmark dei titoli a grande capitalizzazione del 3,4% annuo. Guardando alle caratteristiche del portafoglio, si segnala innanzitutto che il paniere è un mix tra mid caps e small caps. Il 67% dei titoli ha infatti una market cap inferiore a 2 miliardi di dollari, ma il 33% si colloca tra 2 miliardi e 10 miliardi di capitalizzazione. Ciò che più stupisce è però la diversificazione: il portafoglio ingloba oggi 881 azioni, e la replica da parte dell’Etf è di tipo fisico completo. L’enorme numeri di azioni in portafoglio fa si che i titoli a maggior significatività non pesino oltre lo 0,6%, annullando qualsiasi rischio di concentrazione. Il dividend yield dell’indice non è però molto elevato rispetti a strategie simili nei contesti occidentali (fermandosi al 2,2% annuo), mentre il P/e è estremamente appetibile, strizzando l’occhio in modo evidente alla strategia value, grazie al multiplo pari a 13,7 volte, livelli oggi molto più compressi rispetto agli indici occidentali. Gli industriali la fanno da padrone, valendo il 25% dell’indice, seguiti dai beni di consumo discrezionali (ciclici) al 22,8%, dai materiali di base (13%), da IT e financials (12% e 10%), etc. Il tasso di cambio è aperto, e c’è da considerare la dose aggiuntiva di volatilità del cambio euro-yen. (riproduzione riservata)