Etf per sfuggire al controllo statale
WisdomTree propone un Etf che coniuga le azioni emergenti non controllate dallo Stato ai filtri Esg
Tra gli ultimi lanci in Italia di WisdomTree si segnala un Etf che replica un indice azionario interessante, di cui è proprietario la stessa società. Si tratta del prodotto WisdomTree Emerging Markets ex State Owned Enterprises Esg Screened, e l’indice presenta peculiarità degne di nota. L’indice è stato lanciato nel 2014, pensato per replicare la performance dei titoli dei mercati emergenti di imprese che non siano di proprietà statale (Soe). WisdomTree definisce Soe quelle società che abbiano una proprietà statale superiore al 20% delle azioni in circolazione (outstanding shares). L’indice intende inoltre escludere le società dall’universo d’investimento eligibile sulla base dei criteri Esg (ambientali, sociali e di governance), tra cui le aziende coinvolte in attività quali armi controverse, tabacco, carbone per applicazioni termiche oppure che violano le linee guida del Global Compact delle Nazioni Unite. Tra le motivazioni del primo elemento il fatto che alcuni investitori ritengono che la proprietà statale possa avere un impatto negativo sugli aspetti operativi di una società; in quanto le imprese di proprietà del governo possono essere influenzate da un insieme più ampio d’interessi, a discapito dei puri profitti degli azionisti. L’influenza dei governi sulle Soe può infatti creare imprese di dimensioni piuttosto grandi ma inefficienti, provocando una stagnazione del loro potenziale di crescita di lungo periodo nelle rispettive economie emergenti. WisdomTree segnala infatti che gran parte degli indici azionari che guardano ai mercati emergenti è oggi costituita da Soe e ciò non fa che aumentare il rischio che gli investitori si assumono esponendosi sui mercati emergenti con il classico approccio. Le Soe tendenzialmente sono presenti nei settori della old economy, e sono in genere meno dinamiche e innovative rispetto alle aziende della new economy. Ma per WisdomTree la crescita dei mercati emergenti arriverà proprio dai comparti più innovativi e dalle società che mostrano fondamentali solidi, aree dove le non Soe hanno un chiaro vantaggio. Ma a fianco di questo filtro viene inserito nell’indice anche l’approccio Esg, che va a mitigare alcuni fattori di rischio. Cosa non da poco se si considera l’universo di investimento emergente, dove spesso la reperibilità e la trasparenza nonchè affidabilità dei dati Esg è tutt’altro che scontata. Dal 31 dicembre 2007 le imprese dei mercati emergenti non Soe hanno sovraperformato le imprese di proprietà statale di oltre il 90% (fonte Factset) e dopo il crollo del 2020 associato al Covid-19 le società non statali hanno sovraperformato le loro equivalenti di proprietà statale di oltre il 28%. Guardando alle caratteristiche di portafoglio, l’indice risulta essere sovraponderato sui settori della new economy come l’IT, i beni al consumo ciclici e i servizi per le comunicazioni: la tecnologia e l’informatica valgono più del 20%, mentre i media e il settore retail il 10% ciascuno. Al contrario, l’energetico si ferma al 4%, le banche all’8% circa. E’ comunque presente un’ottimizzazione che fa si che ogni singolo settore non possa scostarsi per più del 3% rispetto al peso nell’universo di riferimento. E se l’indice più generale, il Msci Emerging Markets, è composto attualmente da oltre 1400 azioni, il benchmark proposto da WisdomTree può comunque vantare circa 700 posizioni, garantendo una diversificazione molto elevata. Anche a livello geografico, con la Cina che vale oltre il 30% seguita da Taiwan (17%), Corea del Sud (16%), India (15%), Sudafrica (4%), Brasile (3,7%), Russia (3,3%), etc. L’Asia è quindi il carico da novanta nell’indice replicato da questo Etf. Guardando ai singoli nomi spiccano Taiwan Semiconductor (6,4%), Tencent Holdings (5,3%), Alibaba Group (5,2%), e numerose azioni sono considerabili mid cap, il che aggiunge ulteriore pepe al portafoglio. Le aziende classificate blue chips valgono il 76% dell’indice, mentre le medie e piccole capitalizzazione (con netta dominanza della prima tipologia) valgono il rimanente 24%. Il dividend yield odierno dell’indice è del 1,6%, mentre in termini di multipli lo si può definire a sconto rispetto ai mercati occidentali grazie ad un multiplo Price/Earnings atteso di 15,1. La società ha scelto di listare la versione ad accumulo dei proventi, ad un Ter limitato allo 0,32% annuo. (riproduzione riservata)