Emergenti ad alto dividendo
WisdomTree propone l’Asia ad alto dividendo, tramite un indice che strizza l’occhio anche alle piccole e medie società
La forza dell’Asia trascina anche gli Etf, e tra i prodotti con un buon rapporto tra rendimenti e rischio si evidenzia il WisdomTree Emerging Markets Dividend. L’indice sottostante (provider la stessa WisdomTree) è ponderato in base ai fondamentali e comprende le società che distribuiscono alti dividendi in Cina, India, Indonesia, Corea, Malesia, Filippine, Taiwan. Alla data di screening annuale dell’indice, le società presenti nel WisdomTree Emerging Markets Dividend Index vengono classificate a seconda del dividend yield delle azioni candidate all’inserimento nel paniere. I titoli che rientrano nel primo 30%, in riferimento al parametro dividendi, vengono selezionati per essere inclusi nell’indice. Nel dettaglio, l’indice WisdomTree Emerging Asia Equity Income ingloba le azioni ad alto dividendo comprese nel benchmark WisdomTree Emerging Markets Dividend. Per quanto riguarda la Cina, solo le società domiciliate in Cina ma negoziate su Hong Kong possono far parte del benchmark. Le società devono aver pagato almeno 5 milioni di dollari di dividendi nell’anno precedente alla revisione del paniere; inoltre devono avere una market cap di almeno 200 milioni di dollari, e le relative azioni aver evidenziato un volume negoziato medio giornaliero almeno pari a 200 mila dollari, nei sei mesi precedenti alla revisione dell’indice. La liquidità è quindi un aspetto importante nella costruzione dell’indice. Le società che derivano dai filtri prima indicati vengono ordinate per dividend yield decrescente, e solo il primo 30% dei titoli di tale selezione crea l’indice di tipo Income (l’uscita dal paniere avviene invece nel momento in cui il titolo scala al di sotto della posizione corrispondente al 35%). Le ADR, limited partnerships o preferred stocks non possono invece far parte del paniere. Peculiare anche la metodologia con cui vengono attribuiti i pesi alle singole azioni. Il peso iniziale alla data di revisione dell’indice tiene conto sia del dividendo per azione pagato che del numero di azioni in circolazione. Inoltre vengono adottati alcuni cap, ad esempio a livello di singola azione il limite massimo è fissato al 4,5%. Mentre uno specifico Paese o un singolo settore azionario non può superare il 33,3% di rappresentatività nell’indice. Il paniere che ne scaturisce è in ogni caso molto diversificato anche se vengono applicati filtri abbastanza esigenti, e la replica è fisica con ottimizzazione del basket da replicare. L’indice originario è oggi composto da ben 326 azioni, con un rapporto prezzo/utili senza dubbio invidiabile. Il P/e atteso si attesta infatti a 11,2, e questo elemento dovrebbe offrire un notevole cuscinetto soprattutto in caso di eventuali criticità sui mercati, in aggiunta alla natura Income dei titoli in portafoglio. I mercati occidentali, sia a livello europeo che nordamericano, viaggiano infatti oggi su livelli di P/e circa doppi, ed anche se la volatilità di un emerging market è tipicamente più elevata, un multiplo così compresso permette di affrontare l’azionario emergente con maggior serenità. La distribuzione dei dividendi è semestrale, coerente con un obiettivo di generazione di reddito nel tempo, tipico di un prodotto di tipo Income. Questo aspetto oggi si rivela piuttosto importante come magnitudo, in quanto sugli ultimi valori il rendimento annuo da dividendi si colloca al 4,6% lordo, valore senza dubbio appetibile rispetto ad altre aree geografiche. Tanto a livello europeo che Usa i dividendi medi sono infatti più compressi. Molto interessante la composizione del portafoglio, tanto in termini di Paesi e settori che di size dei titoli. Taiwan vale infatti il 38% dell’indice, seguita dalla Cina al 25% e dalla Thailandia al 13% circa, con quote più basse di altri Paesi asiatici. Dal punto di vista geografico è quindi possibile considerare il sottostante come una sorta di Greater Cina, in quanto Cina e Taiwan pesano circa i due terzi del totale. In merito ai settori, il 29% dei titoli è di natura finanziaria, mentre il comparto IT vale il 19% le telecoms pesano per il 13%, seguite dall’8% delle risorse di base e dal 7% delle utilities. La size, ovvero la capitalizzazione dei titoli, è inoltre un aspetto cruciale, da cui dipende una parte della performance dell’indice in quanto fattore di notevole rilevanza. Se il 54% delle azioni nell’indice sono aziende molto capitalizzate (oltre 10 miliardi di dollari), le mid caps (tra i 2 e i 10 miliardi di dollari di market cap) valgono il 31,4% del paniere, seguite dal 14,5% di small caps. (riproduzione riservata)