Ubs punta sulla parità di genere
Il recente listing dell’emittente svizzero privilegia le aziende particolarmente attente alla parità tra i sessi.
Un recente listing che va ad ampliare la gamma dei prodotti che seguono il filone della responsabilità sociale è rappresentato dal UBS Etf Global Gender Equality euro hedged. In Italia è per ora stata resa disponibile solo la versione del sottostante coperto da rischio di cambio, che ha un costo aggiuntivo importante – da aggiungere al TER- per via del differenziale elevato tra i tassi Usa (l’area nordamericana pesa circa il 50% nell’indice) e i rendimenti della zona euro. L’asset manager elvetico è da sempre molto attivo su queste tematiche a sfondo etico, tanto da aver guadagnato nei mesi di gennaio e febbraio nuovi flussi pari all’ammontare osservato durante tutto il 2017. Il processo di selezione che permette di ottenere il portafoglio finale è piuttosto complesso, in quanto a più step. Da un lato viene infatti adottato a monte un filtro ESG, in linea ad altri prodotti a vocazione etica, ma a valle del processo di selezione dell’indice viene adottato un filtro aggiuntivo che privilegia le aziende che esprimono un alto posizionamento in merito alla parità tra i sessi nei vertici aziendali. Le società vengono così filtrate attraverso uno screening che ingloba ben diciannove filtri ESG, tra i quali spiccano la parità retributiva, il bilanciamento tra lavoro e vita provata, l’equilibrio di genere e politiche di sostenibilità. L’indice sottostante, elaborato da Solactive, è composto da cento società diversificate a livello mondiale, con un cap fissato al 3% su singoli emittenti. Quest’ultimo elemento permette di evitare rischi di concentrazione su specifici Paesi, in quanto in sua assenza il portafoglio risulterebbe eccessivamente sbilanciato sui Paesi nordici europei, che staccano di gran lunga la media mondiale in merito alla parità di genere. In merito alla scelta di privilegiare le società che puntano anche sul sesso femminile ci possono essere ragioni tanto etiche che di carattere finanziario. Tipicamente le donne tendono ad avere un approccio agli investimenti caratterizzato da una maggior ricerca di sicurezza, come evidenziato in diversi studi. Un profilo quindi di rischio quindi più conservativo rispetto a quello mediamente adottato dai maschi, il che comporta un posizionamento migliore in termini di metriche rendimento-rischio. Inoltre se nelle versioni primordiali dei prodotti SRI venivano adottati filtri basati esclusivamente su criteri di esclusione (tenendo fuori dagli indici le società della armi, tabacco, gioco d’azzardo, etc) in questo caso si adottano anche criteri inclusivi, identificando le società attente a certi tipi di problematiche. Essendo tutt’oggi evidente una parziale discriminazione verso il gentil sesso almeno in termini di stipendi medi (21% in meno per le donne negli Usa) e posizioni ai vertici delle grosse società, fin tanto che questo squilibro sarà in vita avrà quindi senso utilizzare un prodotto come quello descritto. In merito alla redditività aziendale di società con donne ai vertici o che puntano in diverso modo alla gender equality spesso si registrano livelli di redditività superiori alla media, che si possono riflettere in migliori performance borsistiche. Le aziende con donne che rappresentano almeno il 20% del consiglio di amministrazione, come le società che evidenziano oltre il 30% di donne in posizioni dirigenziali o valori di popolazione femminile vicino al 50% (rispetto alla media del 36%) hanno evidenziato livelli di redditività più alti della media. Guardando al portafoglio attuale, il 49% spessa agli Usa, seguiti dal 10% circa di Austria, Francia e Inghilterra, che staccano la Svezia che si colloca al 6% (Italia ferma al 2,1%). Il peso così elevato degli Usa deriva però anche dal fatto che volutamente non si vuole ottenere un o scostamento importante in termini di tracking error rispetto ai ci classici benchmark a capitalizzazione. In termini di settori, i finanziari contano per oltre il 25% del paniere, seguiti dal 20% di tecnologia, , 17% di beni di consumo, 13% circa di industriali, mentre il settore energetico quasi non è presente. La replica del prodotto è fisica completa, e si è scelto di non adottare il prestito titoli. Un ulteriore elemento di eticità risiede nella parziale distribuzione delle commissioni di gestione incassate dall’Etf verso progetti filantropici (attraverso UBS Optimus Foundation). (riproduzione riservata)