Ubs quota Etf globale con filtri ESG
Il nuovo listing mira ad un basket di azioni sviluppate ed emergenti adottando filtri etici, e i cambi restano aperti
Il cambiamento climatico e in generale le tematiche ESG diverranno una componente sempre più core dei portafogli globali. E la scorsa settimana è arrivata una ulteriore conferma di tale sensazione dalle parole di due calibri da novanta, ovvero le numero uno della Bce e del FMI, univocamente determinate nei rispettivi ambiti di competenza ad intraprendere azioni a favore degli investimenti attenti alle tematiche climatiche. Nel frattempo le masse investite in Etf ESG hanno raggiunto a fine 2019 in Europa la cifra di 30 miliardi, triplicando i dati del 2018. In questo quadro favorevole a tutto ciò che è green si inserisce il nuovo listing di UBS ETF, che offre all’investitore italiano il sottostante MSCI ACWI SRI 5% Capped in Usd, che va ad affiancare il medesimo prodotto con hedging valutario già disponibile su ETFplus. I punti di interesse sono numerosi, a partire dal momentum favorevole alle tematiche ESG. Il fondo permette di posizionarsi su un basket mondiale estremamente diversificato (anche per via del cap al 5% e della presenza sia di sottostanti sviluppati che emergenti) di azioni di tipo social responsible, senza la copertura del rischio di cambio. Rispetto ai classici benchmark di riferimento vengono applicati i classici filtri etici (tabacco, alcol, gioco d’azzardo, carbon footprint, etc), al fine di ottenere un indice molto vicino a quello originario ma che esclude alcune tematiche scomode o penalizzate dalla attuale e soprattutto futura normativa. Il fatto di non adottare l’hedging valutario permette di risparmiare, oggi, oltre il 2% annuo di costi per la parte di portafoglio legata alle valute dei Paesi sviluppati, ma chiaramente si innesca il rischio di cambio in base alla media ponderate delle aree geografiche a cui l’indice guarda. Il che non necessariamente ingloba maggiore volatilità, in quanto sono presenti anche componenti come il franco svizzero e lo yen (ma anche il dollaro Usa), in grado di offrire una copertura implicita all’esposizione azionaria in caso di shock di mercato. La diversificazione arriva non solo dalle valute, ma anche dalla segmentazione scelta in termini di Paesi sviluppati ed emergenti. L’indice MSCI ACWI SRI utilizzato infatti non estrae azioni solamente dai Paesi sviluppati, ma pesca anche dal mondo emergente, ma c’è da dire che il peso di queste ultime componenti supera di poco il 10% del paniere. La diversificazione è garantita dalla presenza di oltre 575 azioni in portafoglio, rispetto alle circa 3000 dell’indice MSCI ACWI senza filtri di natura etica. In merito alla composizione geografica, e agli annessi rischi valutari, il 51% del paniere è rappresentato da azioni statunitensi, seguite dal 14% di azioni in euro (Francia e Germania la parte maggiore), 7% circa di yen, 4% circ a di dollaro canadese e franco svizzero, 3% circa di sterline e dollaro australiano, etc. Le componenti emergenti (poco più del 10% complessivamente) guardano principalmente all’Asia, Cina compresa. In termini di settori spiccano l’IT (16%), i finanziari (17%), i beni di consumo ciclici (12% circa), i farmaceutici (13% circa), mentre sono sacrificate le utilities (solo al 3%) e gli energetici (al 5%). L’unica azione che si colloca su cap massimo per singolo titolo (fissato al 5% al momento della revisione del paniere) è rappresentata da Microsoft, e i primi dieci componenti del fondo valgono il 20% dell’indice. In merito alle metriche della teoria di portafoglio si segnala oggi un P/e atteso dell’indice di 17,8, affiancato da un dividend yield vicino al 2,3% annuo lordo. La volatilità dell’indice SRI utilizzato è in linea al benchmark originario, mentre negli ultimi due anni si evidenzia una performance più tonica; dinamica che interessa quasi tutti i prodotti che utilizzano filtri ESG, replica fedele dell’indice fino a pochi anni fa ma in grado di esprimere migliori rendimenti nel 2018-2019. Interessante anche l’esposizione ai fattori, in quanto questa strategia permette di minimizzare la componente size (pochi titoli a bassa capitalizzazione) a favore di azioni a bassa volatilità e ad alta qualità, che spesso sfociano in un momentum (extra-rendimento) elevato. Questa esposizione fattoriale offrirà sostegno in momenti di mercato delicati. Si sottolinea infine che la replica è fisica completa, elemento non scontato per sottostanti che contengono anche azioni emergenti, e il provider ha scelto di non adottare lo stock lending. Ter fissato allo 0,38%. (riproduzione riservata)