Etf sull’azionario svizzero in euro
Ubs Etf offre l’azionario elvetico con hedging valutario, con extra-rendimento rispetto all’indice in franchi
Tra le nuove offerte di Ubs Etf su Etfplus, a seguito di una fusione tra comparti, si segnala un prodotto indicizzato dalle caratteristiche interessanti in ottica difensiva. Si tratta dell’Etf ancorato al sottostante Msci Switzerland 20/35 euro hedged, con copertura quindi del rischio di cambio. Come dice il nome stesso del prodotto, l’investitore si espone all’azionario svizzero senza le oscillazioni del cambio, e come vedremo questa rinuncia non comporta costi ma vantaggi in termini di performance. L’emittente elvetico dà comunque la possibilità all’investitore di optare per un Etf molto simile, dove il tasso di cambio è lasciato aperto, beneficiando della caratteristica di bene rifugio del franco svizzero in condizioni di forte incertezza dei mercati finanziari. Coloro che però preferiscono puntare sulla solidità delle aziende svizzere senza esporsi ad un eventuale deprezzamento del franco rispetto all’euro hanno a disposizione il prodotto Ubs Etf Msci Switzerland 20/35 hedged to euro. La caratteristica principale dell’indice utilizzato si riferisce ai limiti in termini di peso massimo che i principali componenti possono avere. Il titolo con la maggiore capitalizzazione non può valere oltre il 35% del paniere, e la seconda azione per rappresentatività si deve a sua volta fermare al 20%. Ma anche senza la presenza dell’esposizione al franco svizzero, le caratteristiche di decorrelazione e solidità del benchmark restano invidiabili. Se nel 2018 l’indice ha lasciato sul terreno l’8%, l’Msci Emu ha perso il 12%, e tali performance nel 2011 si attestano rispettivamente a -6,47% 4 -14,1%. E durante la crisi del Covid19 si è avuta ulteriore conferma di tali dinamiche, con l’indice Msci Emu in flessione del 38% circa rispetto ad un più accettabile -27% del mercato svizzero in valuta locale. Senza rinunciare alle performance nelle fasi toro, come ben evidenziato nel 2019 con il mercato elvetico, in valuta locale, in rialzo del 30% circa rispetto al 26,5% del Msci Emu. Questo si tramuta in un rapporto rendimento-rischio favorevole sul lungo termine, quasi si trattasse di una strategia fattoriale. Il rendimento medio annuo a 10 anni per l’indice Msci Switzerland 20/35 è pari al 7,8%, rispetto al 6,9% del Msci Emu. Buona parte delle caratteristiche appena descritte derivano dalla allocazione settoriale. Il 36% del benchmark elvetico mira ai titoli della salute (solo all’8,7% nel Msci Emu), seguiti dal 27% dei beni di consumo di base, mentre non esistono praticamente utilities ed energetici. La concentrazione dell’indice è elevata, nonostante la presenza di 39 azioni: infatti i primi 3 titoli – Nestle, Roche e Novartis- valgono assieme oltre il 50% del benchmark e determinano buona parte delle dinamiche del sottostante. Si è peraltro lontani da cap fissati sui primi due titoli, 35% e 20%, in quanto Nestle si ferma al 26% di peso e Roche al 16% circa. L’alta presenza di azioni farmaceutiche è di per se una spiegazione della compressione di volatilità e della decorrelazione rispetto ad altri mercati di riferimento. In termini di fattori si ottiene così una forte sovraesposizione allo stile low volatility, a dispetto del momentum, se confrontato con l’azionario mondiale. In merito al dividendo si ha un leggero vantaggio rispetto al Msci Emu, con il mercato azionario svizzero non lontano dal 3% annuo, mentre il P/e atteso è prossimo a 19. Ubs Etf ha scelto di quotare la versione ad accumulo dei proventi, con un Ter annuo dello 0,3%, senza considerare il costo di hedging. Che in realtà non è attualmente un costo ma un vantaggio, ovvero una fonte di extra-rendimento. I tassi a breve termine del franco svizzero si attestano infatti su valori inferiori, seppur negativi, rispetto ai tassi di interesse dell’area euro. Questo implica che la copertura del rischio di cambio euro-franco si tramuta in un utile, su base annua, oggi prossimo allo 0,3% lordo, che va ad aggiungersi letteralmente al rendimento generato dal sottostante azionario. Se quindi da un lato si rinuncia alla protezione implicita offerta dal franco, utile in fasi di mercato ad altissima volatilità, dall’altro lato si incassa un rendimento non trascurabile, anche se come sempre variabile nel tempo in quanto in funzione del differenziale tra i tassi di interesse delle due aree considerate. (riproduzione riservata)