Il controllo del rischio secondo UBS ETF
UBS ETF si aggancia per la strategia Low Volatility ad una peculiare metodologia di MSCI, e la promessa è mantenuta.
L’Etf di UBS che punta al fattore minima volatilità nell’eurozona, UBS Factor MSCI EMU Low Volatility, evidenzia una metodologia peculiare per estrarre dinamicamente il portafoglio. Il prodotto si inquadra bene all’interno del mondo smart beta, e la proliferazione di nuovi indici con differente profilatura ai rischi di mercato rimane di estrema attualità.
Il contesto smart beta. Numerosi studi dimostrano che la combinazione di più fattori (o caratteristiche dei titoli azionari) porta sul lungo termine a una matrice rischio-rendimento più interessante rispetto all’uso dei classici indici a capitalizzazione, ma il problema è la gestione dinamica dei diversi fattori a disposizione. Non è infatti banale comprendere in quale momento è più adatta una strategia che punta agli alti dividendi piuttosto che alla minima volatilità o altro. A seconda della fasi di mercato è più conveniente puntare su alcuni aspetti, con l’annesso rischio che un errato market timing può portare a risultati non ottimali. Guardando alle valutazioni dei diversi fattori, attualmente le principali strategie replicabili tramite Etf risultano essere Value, High dividend, Quality, Momentum, Minimum volatility, Size. In uno scenario economico di tipo bassa crescita le strategie che offrono solitamente le maggiori soddisfazioni sembrano essere la Quality, High dividend e la Minimum volatility; mentre in una economia che si sta surriscaldando si comportano meglio le Momentum, Size e Equal weight. In merito al comportamento recente della strategia minimum volatility, se è vero che tali indici si sono persi la prima fase del Trump rally, c’è da dire che il successivo momento di ridimensionamento dell’euforia globale ha permesso a tele strategia di riscattarsi; si è quindi confermata la capacità, nel bene e nel male, di tagliare le code della distribuzione dei rendimenti di mercato.
Le caratteristiche del prodotto. In questa occasione approfondiamo appunto le caratteristiche dello strumento UBS Factor MSCI EMU Low Volatility, il cui obiettivo è per sfruttare una strategia a bassa volatilità all’interno dell’universo delle azioni dell’area euro. La peculiarità, anche rispetto ad altre strategie minimum volatility proposte da emittenti competitors di UBS ETF, risiede nell’indice. L’indice è il MSCI Select Dynamic 50% Risk Weighted legato all’eurozona, ma è disponibile tale strategia anche per altre aree geografiche. Solitamente gli Etf fattoriali di tipo Low Volatility replicano indici di tipo risk weighted, dove si analizza la volatilità dei titoli e si attribuisce un peso differente in base alla rischiosità. Per gli indici MSCI Select Dynamic 50% Risk Weighted al contrario si adotta una riduzione della dimensionalità dei dati, ovvero c’è anche una selezione (dinamica) del numero dei titoli nell’indice. Storicamente, per l’area Emu, l’indice a capitalizzazione è composto da 250-300 titoli azionari, mentre l’indice MSCI Select Dynamic 50% Risk Weighted ne conta in media circa 90 (anche oggi sono 90, rispetto ai 244 del MSCI EMU). Viene quindi effettuato un primo ranking dei potenziali candidati all’inserimento nell’indice tramite la volatilità, dove a seguito di un ordinamento per rischi decrescenti si estraggono solo quelli che contribuiscono a spiegare il 50% della varianza (usato come parametro di rischio) dell’indice MSCI EMU. In tal modo si ha una sensibile riduzione di rischio rispetto all’indice originale, ma non si tengono in considerazione le correlazioni. I singoli titoli peseranno nell’indice in modo inversamente proporzionale rispetto al rischio che offrono. Il termine Dynamic invece ha a che vedere con l’adeguamento automatico del numero dei componenti in funzione della volatilità del mercato. Il TER annuo è pari allo 0,28%, mentre in termini di spread medio denaro-lettera non si evidenziano criticità nonostante l’indice sottostante sia abbastanza concentrato. Tale parametro si attesta infatti allo 0,19%, e può essere considerato un costo implicito aggiuntivo. Il prodotto è concepito per distribuire semestralmente i proventi, e in termini di dividend yield oggi ci si colloca al 2%. P/e dell'indice appena sotto 21. La promessa di riduzione della volatilità risulta infine mantenuta, calcolando una deviazione standard a due anni del 12,7% per questo sottostante, rispetto al 15,9% per MSCI Emu. (riproduzione riservata)