Lyxor punta sui floating Usa
Lyxor propone un Etf che permette di cogliere il rialzo dei tassi Usa, ma senza l’onere della volatilità del cambio.
Una degli ultimi ETF obbligazionari dell’emittente Lyxor è relativo ad un sottostante che sebbene presenti oggi un rendimento dell’indice molto contenuto è bene non sottovalutarne potenzialità e pregi. Trattasi del prodotto Lyxor $ Floating Rate Note Monthly Hedged, prodotto che permette di posizionarsi sul mercato obbligazionario corporate statunitense a tasso variabile senza rischi di cambio. Questo prodotto è adatto a coloro che vogliono godere dei vantaggi del rialzo dei rendimenti nel contesto nordamericano, elemento che solitamente penalizza i detentori di obbligazioni. La chiave di volta che permette di invertire la relazione rendimento-prezzo sta nella struttura del sottostante, trattandosi appunto di tassi variabili e non di bond a tasso fisso. Il rischio duration, o rischio tasso, è quindi di fatto inesistente, e un aumento nei tassi di interesse a breve e media scadenza impatterebbe positivamente sulla performance dell’inside sottostante, con i bond che via via pagherebbero cedole periodali sempre più elevate. Il nuovo ETF, con copertura su base mensile del tasso di cambio, fornisce infatti esposizione alle obbligazioni societarie denominate in dollari statunitensi che aumentano la loro cedola all’aumentare del tasso Libor a 3 mesi. Il sottostante presenta un buon livello di liquidità, in quanto l’indice replicato dall’Etf investe esclusivamente in obbligazioni di tipo investment grade, con una vita residua di almeno due anni e con 500 milioni di dollari Usa di ammontare nominale residuo. Il recente rialzo dei tassi dell’area euro sta impattando in modo pesante sul tasso di cambio, e una posizione senza hedging sul dollaro avrebbe portato pesantemente in negativo il prodotto, per via del marcato deprezzamento del biglietto verde; al contrario, uno strumento con hedging sul cambio permette di dimenticarsi del fattore cambio, ma tale copertura non è però a costo zero, come approfondiremo in seguito. Tornando al rischio tassi, la modified duration è prossima a 0,15 anni, per via dell’indicizzazione tipicamente trimestrale delle cedole dei bond. L’indice è sufficientemente diversificato, per mitigare il rischio di credito già blando per via dell’assenza di bond a basso rating, grazie a ben 150 strumenti che compongono l’indice di riferimento. Un fattore negativo è invece rappresentato dalla replica indiretta, in quanto in portafoglio compaiono swap (con JP Morgan) che permettono al prodotto di restituire le performance dell’indice di riferimento ma anche esporre l’investitore al rischio di controparte, sebbene quest'ultimo venga azzerato giornalmente grazie ai bond detenuti a garanzia presso la banca depositaria dell'Etf.
Analisi del rischio e del rendimento. Non banale inoltre l’analisi dei rendimenti attesi. E’ infatti cruciale comprendere la differenza tra il rendimento a scadenza dei bond nell’indice in valuta locale (ciò che viene evidenziato nel factsheet dei prodotti in generale) e lo stesso parametro al netto del costo di hedging (solitamente non evidenziato nei factsheet). Per questo Etf il rendimento a scadenza evidenziato nel factsheet è prossimo al 2,48%, ma è l’emittente stesso (elemento di per se lodevole in quanto prassi non diffusa) a specificare separatamente che ciò a cui l’investitore oggi può puntare scende allo 0,50% circa. Quest’ultimo è il rendimento al netto del costo della copertura mensile del rischio di cambio, pari a attualmente all’1,92% all’anno. Il costo dello hedging su un valuta particolare è in genere imputabile al differenziale tra i valori dei relativi tassi di interesse, e nel caso del dollaro Usa si prendono in considerazione il Libor Usa a 12 mesi e il Libor dell’eurozona sulla stessa scadenza; tale differenziale viene spalmato nell’indice sottostante giorno dopo giorno. Attualmente tale differenza è appunto vicina al 2% annuo, e rispetto allo scorso anno è in costante risalita. Questo è il costo di avere oggi un prodotto con hedging rispetto ad uno a cambio aperto, almeno per quanto riguarda il dollaro Usa verso l’euro. Sebbene lo 0,50% possa apparire un valore troppo basso, bisogna confrontarlo con le perdite potenziali che arriveranno nei prossimi mesi ed anni per i detentori di posizioni lunghe sui tassi, o quantomeno rispetto al rendimenti deludenti dei bond corporate in euro, ancora oggi in territorio leggermente negativo. Il TER del prodotto è pari allo 0,15% all’anno, a cui ovviamente va aggiunto il costo della copertura come sopra specificato. Bid-ask spread fotografato oggi allo 0,18% medio. (riproduzione riservata)