Lyxor quota Etf su materie prime
L’emittente francese offre agli investitori italiani la versione con rischio di cambio coperto dello storico sottostante CRB
Le materie prime hanno effettuato negli ultimi anni escursioni di enorme magnitudo, e così i prodotti finanziari indicizzati a panieri di commodities. L’offerta di Etf ed Etc che permettono di cavalcare questo tema, utile in particolari contesti di mercato, si è nel frattempo estesa, tanto con prodotti di prima generazione che attraverso strumenti smart beta, con strategie più complesse finalizzate ad ottenere profili rendimento-rischio innovativi. Un’altra forma di evoluzione del prodotto Etf, anche in ambito commodities, risiede nell’utilizzo o meno della copertura del rischio di cambio; fattore molto utilizzato ed apprezzato dagli investitori sino a qualche anno fa, in un contesto in cui il costo derivante dalla copertura dei rischi di cambio, tipicamente il dollaro Usa, non era un onere eccessivo da sopportare. Oggi purtroppo sappiamo non essere più così, in quanto il contesto monetario sensibilmente differente tra l’area Us e quella euro fa si che il costo di hedging, che permette l’annullamento del rischio valutario, si aggira (fluttuando in funzione del differenziale delle curve dei rendimenti a breve termine) attorno al 3% annuo. E sino a che non si osserverà una convergenza in tal senso, si tratta di un vero e proprio costo aggiuntivo da sommare al TER del prodotto, che però non è esplicitato in nessun prospetto, a differenza della trasparenza del TER. Prosegue però l’offerta di replicanti che adottano tale strategia, e recentemente è stato listato su ETFplus il prodotto Lyxor Core Commodity CRB Hedged to euro. Si tratta della versione senza rischio di cambio dello storico Lyxor CRB, quotato su Borsa Italiana da oltre dodici anni e che ha un patrimonio in gestione di oltre 600 milioni di euro. Prima di approfondire le caratteristiche dell’indice sottostante, si rammenta che in generale gli investimenti in materie prime sono una via per neutralizzare la crescita dei prezzi dei beni di consumo, utili quindi in contesti di inflazione galoppante. Al tempo stesso le materie prime (salvo i metalli preziosi) sono difficilmente acquistabili fisicamente mentre è più agevole, ma non a basso costo, la replica tramite strumenti finanziari, passando dai derivati. E un elemento critico di questo passaggio è legato alla gestione dei roll-over delle scadenze dei future, che può comportare una penalizzazione di performance sul medio-lungo periodo (situazione di contango) anche importante. Un altro elemento, stavolta a favore, delle materie prime come asset class di investimento è legata alla correlazione non eccessiva che i panieri diversificati hanno rispetto ai benchmark azionari e obbligazionari. A parità di rendimenti attesi in una logica di portafoglio, ciò significa maggior resilienza in contesti caratterizzati da inflazione elevata. L’attuale contesto europeo non evidenzia surriscaldamenti sotto il fronte prezzi, diverso però lo status in ambito Usa e globale. Ma ovviamente entrano in gioco anche dinamiche speculative, in modo particolare per quanto riguarda i segmenti energetici, sull’ottovolante da sempre. Questo nuovo Etf può quindi risultare utile agli investitori che si aspettano un indebolimento consistente del dollaro Usa. Per quanto riguarda le caratteristiche dell’indice CRB, si evidenzia oggi una valenza importante per i segmenti energia e prodotti agricoli, mentre valgono molto meno i metalli e il bestiame. Nel dettaglio il petrolio vale da solo il 24% del paniere di materie prime, mentre tutte le altre commodities sono a notevole distanza. Seguono infatti l’alluminio e il rame, entrambe prossime al 6%, mentre l’oro si limita al 5,8% di peso e l’argento all’1%. Il gas naturale vale il 5,5%, appena oltre il combustibile da riscaldamento e la benzina. Contrariamente, grano e succo d’arancia hanno un peso irrisorio, a differenza di soia, mais e coloniali. Da questo mix si evince quindi un notevole sovrappeso sugli energetici, in aggregato al 40% dell’indice. E grazie a questo peso il sottostante si sta muovendo con forza al rialzo negli ultimi mesi, con l’indice CRB in progresso del 9% circa da inizio anno. Il dollaro sta a sua volta dando una mano, testando i supporti di medio periodo più importanti rispetto all’euro, ma si tratta di una dinamica che può sparire in breve tempo. (riproduzione riservata)