Lyxor cavalca robotica e AI
Il mega-trend robotica e intelligenza artificiale estende la propria copertura attraverso un nuovo prodotto diversificato di Lyxor
Tra i mega-trend più robusti continua a performare molto bene il tema della robotica, e di riflesso si amplia l’offerta di prodotti passivi che permettono di posizionarsi su questo sottostante ad alte potenzialità e, parallelamente, a rischio consistente. In settimana l’emittente Lyxor ha infatti quotato sulla piazza milanese il prodotto Lyxor Robotics & AI, che riflette in estrema sintesi un paniere mondiale ben diversificato di azioni il cui business è legato ai temi della robotica e dell’intelligenza artificiale. In merito al contesto globale di tale tipologia di investimenti tematici, i margini di espansione dell’industria sono tuttora molto elevati, con una crescita annua stimata per il prossimo decennio prossima al 10%. L’industria può a sua volta essere divisa in più sotto-categorie, come l’automazione industriale, le applicazioni per i consumatori e le tecnologie per l’assistenza, e non può essere sintetizzata nelle sole applicazioni industriali. Ad esempio le industrie automobilistiche si impegnano in modo esasperato in merito alle applicazioni della tecnologia per la guida autonoma o assistita, e rimane altissima la ricerca in merito a tutte quelle applicazioni tecnologiche che interessano lo sviluppo demografico, la tecnologia medica, la domotica. In termini di giro d’affari si sta parlando di circa 1500 miliardi di dollari a livello globale. Tornando allo strumento appena quotato, il Lyxor Robotics & AI replica l’indice Rise of the Robots, strutturato da Societe Generale e calcolato da Solactive AG. E’ basato su una classificazione che utilizza un processo di big data per identificare le società la cui attività è positivamente influenzata dallo sviluppo nel campo della robotica, dell’automazione e dell’Intelligenza Artificiale. L’universo dei titoli selezionabili per l’inclusione nell’indice viene definito e rivisto dal team di Thematic Research di SG CIB con la collaborazione di Martin Ford (esperto nel tema robotica e AI). L’indice è così composto da 150 titoli che presentano i migliori ranking su un set di indicatori come il rapporto tra le spese per ricerca e sviluppo e fatturato netto, la remunerazione del capitale investito, la crescita del fatturato a tre anni. Si tratta quindi di un sottostante tematico ma che al tempo stesso strizza l’occhio agli smart beta, con filtri di natura fondamentale in merito alla selezione dei componenti dell’indice. Tale approccio di selezione permette di includere nell’universo di investimento dell’indice non solo le aziende coinvolte nello sviluppo di processi di robotica e AI, ma anche quelle società che li applicano nei propri processi produttivi. Grazie all’elevato numero di componenti, l’indice offre una maggiore diversificazione rispetto ad altri competitors, attraverso la copertura anche di società a piccola e media capitalizzazione. In effetti il prodotto analogo proposto da iShares ha in portafoglio un centinaio di azioni, mentre l’Etf tematico proposto da L&G si ferma ad una ottantina di titoli. La diversificazione del sottostante è confermata dal fatto che i primi titoli per peso (AMD, iRobot, Nvidia) non superano il 2% di significatività, ed infatti la somma delle prime dieci posizioni in portafoglio conta per il 10% circa dell’indice. L’indice ricalcolato quattro volte all’anno, mentre un elemento non a favore risiede nella struttura sintetica di replica del sottostante, mentre il mercato ha negli ultimi anni nettamente decretato la preferenza verso la metodologia di replica diretta, senza la presenza di derivati in portafoglio. Guardando alla serie storica dell’indice, si segnala la volatilità calcolata a 3 anni pari al 13,3% annuo in dollari, con una performance cumulata in dollari prossima al 100% negli ultimi tre anni, che lascia comprendere le potenzialità nel medio-lungo termine di questo tema. Il beta rispetto all’indice S&P500 è appena superiore all’unità, con una correlazione di 0,80 negli ultimi due anni. Focalizzandoci sul sector breakdown, il 43% del paniere è oggi rappresentato da società tecnologiche, seguite dal 34% di industriali, 12% di comunicazioni, 10% di beni di consumo e quote residuali di finanziari. Poco più della metà del portafoglio si riferisce ad aziende Usa, seguite dal 13% di Giappone, 6% di Taiwan e quote contenute di un ventina di altri Paesi. (riproduzione riservata)