Etf su inflazione Usa in euro
Lyxor propone un prodotto indicizzato che guarda ai TIPS ma con copertura del cambio euro-dollaro
L’inflazione Usa è una variabile a cui i gestori internazionali stanno particolarmente attenti in quanto in grado di modificare le aspettative tanto in ambito obbligazionario che azionario. Ma si tratta anche di una vera e propria asset class direttamente investibile. E’ possibile infatti puntare direttamente sul rialzo di tale parametro attraverso i TIPS, acronimo che sta per Treasury Inflation Protected Security, che in sostanza identifica le obbligazioni emesse dal Tesoro americano che sono indicizzate all’inflazione statunitense. La crisi indotta dal Covid-19 ha impattato su qualsiasi asset class, e l’inflazione Usa non è stata immune dalla dinamica ribassista innescando volatilità anche sui TIPS. Interessante notare però che se il valore dell’inflazione Usa (Cpi su base annua) era prossimo al 2,5%, ad aprile si è portato attorno allo 0,3%, per via delle aspettative particolarmente negative associate al lockdown e alla crisi economica attesa. Ma a fine giugno l’inflazione Usa si era già riportata attorno allo 0,6%, salendo verso l’1% a fine luglio, scontando una situazione molto meno infelice rispetto a quanto fotografato due-tre mesi prima. Nel caso in cui l’economia statunitense riesca a rimettersi in carreggiata nei mesi e anni a venire è quindi da mettere in conto anche un parallelo aumento dell’inflazione Usa, che non potrà che fare del bene ai TIPS emessi dal Tesoro statunitense. Il valore nominale del TIP aumenta infatti in caso di inflazione, e la componente cedolare pagata di riflesso sale in parallelo, proteggendo l’investitore dalla perdita del potere di acquisto. Recentemente è stato listato sul mercato italiano il prodotto indicizzato Lyxor Core US TIPS Monthly Hedged nella versione a distribuzione dei proventi, Etf che replica l'indice Bloomberg Barclays US Inflation Linked Bonds TR hedged, che come dice il nome stesso incorpora anche la copertura del rischio di cambio euro dollaro utilizzando un meccanismo di hedging in euro applicato su base mensile. Nell’attuale contesto di mercato, questo tipo di esposizione in un portafoglio obbligazionario potrebbe risultare utile per l’investitore che vuole scommettere sul ritorno dell’inflazione negli Stati Uniti in futuro. Questo fondo, nella versione non hedged, ha peraltro superato il traguardo dei 2,5 miliardi di dollari di raccolta nel mese di luglio, diventando il più grande Etf della gamma obbligazionaria di Lyxor per asset in gestione. Questo lascia intendere quanto sia apprezzata dagli investitori internazionali questa asset class, e il fatto che sia stato proposto un veicolo che annulla le oscillazioni del dollaro è oggi un alto punto a favore. Da un lato si osserva infatti un costante indebolimento della divisa Usa contro l’euro, che sta togliendo notevole valore a ciò che è espresso in dollari anziché in valuta europea. Dall’altro lato il costo dello hedging valutario è crollato rispetto agli anni addietro, per via della inversione della politica monetaria anche negli Usa, divenuta molto velocemente ultra-espansiva. Il differenziale a dodici mesi tra la curva dell’euro e del dollaro Usa è oggi a ridosso dello 0,75%, e questo è attualmente l’onere annuo da accollarsi (non evidenziato nel Ter dell’Etf e quindi a tutti gli effetti da aggiungere alle voci di costo) per avere costantemente attiva la copertura valutaria euro-dollaro. Come sappiamo si tratta però di un dato molto variabile nel tempo, ed attualmente sul sito dell’emittente viene evidenziato un onere da tale voce dello 0,06% su base mensile. Dando uno sguardo al portafoglio del prodotto indicizzato, si fotografa attualmente una duration pari a 8,5 anni (l’80% dei bond presenti nel paniere scade prima dei dieci anni) e una cedola media dello 0,73%, mentre in termini di rating ovviamente si ha una sola esposizione pari a AA, da quando nel 2011 gli Stati Uniti hanno perso il massimo livello di affidabilità creditizia. L’Etf Lyxor Core US TIPS Monthly Hedged adotta la replica fisica ed ha un Ter annuo competitivo, pari allo 0.20%, e l’indice è disponibile per chi volesse anche nella versione senza hedging valutario, sempre in versione Etf, ad un Ter dello 0,09% annuo. Ma in caso di deprezzamento del dollaro le performance soffrirebbero notevolmente. (riproduzione riservata)