Lyxor guarda all’inflazione attesa
L’ultimo listing di Lyxor permette di giocare con le aspettative di inflazione, mantenendo a zero il rischio tasso.
Diverse forze giocano a favore di un ritorno dell’inflazione, ma persistono tuttora elementi macro che al contrario frenano la ripartenza del carovita. Gli investitori che hanno intenzione di proteggere il valore del denaro, senza effettuare scelte speculative e ad alta volatilità, hanno oggi diversi strumenti passivi a disposizione. In tal senso un elemento potrebbe essere rappresentato da prodotti a tasso variabile, mentre una strategia più direttamente collegata all’inflazione è rappresentata dagli Etf di tipo inflation linked. In quest’ultimo caso è però importante fare attenzione alla duration dell’indice sottostante, in quanto movimenti repentini nella curva dei tassi possono portare a brutte sorprese. Una ulteriore via per accedere al sottostante carovita è rappresentata dagli Etf ancorati alle aspettative di inflazione, e non al valore assoluto, dove il portafoglio è composto da una componente lunga affiancata da una parte sistematicamente in short selling. In questa sede approfondiamo le caratteristiche dell’ultimo prodotto listato su ETFplus, il Lyxor EUR 2-10Y Inflation Expectations. L’ETF si espone a una posizione long/short sull’area euro: la gamba lunga è infatti costituita da titoli di stato inflation linked con scadenza a 10 anni (o meno se non disponibili) e la gamba corta è costituita da un basket similare (in termini di scadenze ed emittente) di tradizionali titoli di stato nominali. Marcello Chelli, responsabile di Lyxor ETF in Italia, sottolinea in merito alla struttura del prodotto che “ne risulta una posizione complessiva con una duration nulla che si apprezza nel caso di aumento delle aspettative di inflazione e viceversa. Infatti un aumento delle aspettative di inflazione si rifletterà in un incremento del prezzo dell’Etf in quanto aumenteranno i prezzi dei titoli di stato inflation linked (gamba lunga), mentre al contrario si contrarranno i prezzi dei tradizionali titoli di stato nominali (gamba corta) che dovranno garantire rendimenti maggiori. La strategia sottostante questo indice è quindi differente rispetto a una posizione lunga in bond inflation linked classici, come ad esempio i TIPS americani o il Btp Italia. Questi ultimi, infatti, offrono protezione dall’inflazione ma, come altri sottostanti obbligazionari, sono destinati a deprezzarsi in fasi caratterizzate da incremento dell’inflazione e parallelo aumento dei rendimenti di mercato: ciò rappresenta un limite significativo dato che empiricamente si osserva che a una fiammata inflazionistica in genere segue un aumento dei tassi. L’Etf di Lyxor è invece legato solo alle aspettative di inflazione e presenta quindi caratteristiche differenti (più conservative dal punto di vista della protezione dal rialzo dei tassi) in termini di rendimenti e volatilità, rispetto ad un classico prodotto inflation linked. Da notare che, tecnicamente, se l’ETF sulle aspettative di inflazione viene aggiunto a un portafoglio di tradizionali obbligazioni nominali, implicitamente come risultante si ottiene un portafoglio di obbligazioni inflation linked”. L’Etf ha raccolto in poco tempo 870 milioni di euro. Tecnicamente, l’Etf si focalizza sui bond francesi e tedeschi, sia per la parte lunga che per quella corta, in quanto l’indice sottostante è il Markit iBoxx EUR Breakeven Euro-Inflation France & Germany. La Francia pesa per il 64% circa del portafoglio, e la quota rimanente va al mercato teutonico. La scadenza media è prossima a 5 anni e mezzo, ma ciò che conta è la duration modificata, che tiene conto della esposizione netta; il portafoglio del fondo ha infatti una duration modificata prossima allo zero, e ciò permette di mitigare notevolmente la volatilità rispetto ad altri sottostanti obbligazionari. Non è invece significativo il dato di rendimento a scadenza, oggi vicino allo zero, per via della strategia sottostante al prodotto. Osservando la dinamica dell’Etf, si nota ad esempio che il prodotto si è apprezzato del 3% circa dal luglio del 2016 al febbraio del 2017. In tale frangente i prodotti inflation linked classici hanno realizzato una dinamica deludente, mentre i sottostanti obbligazionari a tasso fisso si sono fortemente sgonfiati di prezzo per via del rialzo dei rendimenti a scadenza a medio termine. Negli ultimi sei mesi, al contrario, si osserva una lateralità dei rendimenti e una leggera ma costante pressione al ribasso per l’Etf legato alle aspettative di inflazione, mentre hanno recuperato forza gli inflation inked tradizionali.