Lyxor quota un Etf a TER quasi nullo
La società francese lista un prodotto legato all’azionario Usa con la voce di costo più bassa di sempre.
Lyxor quota l’Etf Core Morningstar US, che punta al mercato azionario Usa esteso con un TER vicino allo zero. Gli elementi di appeal sono diversi, tanto in termini di benchmark scelto che di proposta commerciale per gli investitori. Trattasi infatti dell’Etf con costo annuo totale in assoluto più basso per i prodotti listati su ETFPlus, ma anche dando uno sguardo al contesto europeo non è possibile identificare livelli commissionali così contenuti per un sottostante azionario Usa (dove la struttura del prodotto non prevede peraltro il prestito titoli, da cui attingere eventuale remunerazione aggiuntiva). Il TER è pari allo 0,04% annuo, che va confrontato ad esempio con lo 0,07% annuo di Vanguard S&P 500 (quotato su Londra) o di iShares Core S&P 500 (quotato a Milano), piuttosto che con lo 0,05% di Source S&P500, sempre disponibile a Milano. E’ chiaro che si tratta di sfumature, in quanto la competizione sta giungendo a livelli non più estendibili. Questo Etf fa parte della gamma di Lyvor denominata Core, che punta a costi molto bassi, dove si evidenziano anche l’azionario Uk, giapponese, europeo, mondiale e alcuni sottostanti obbligazionari. La guerra dei prezzi si sta così facendo estrema, prima dello sbarco anche in Italia dei fondi passivi targati Vanguard che puntano proprio sul fattore costi per attirare masse. Essendo l’azionario Usa già coperto in ogni possibile modo da diversi provider di Etf, Lyxor ha scelto di posizionarsi su un indice non ancora utilizzato. Si è scelto il Morningstar US large-mid cap, che ingloba un sapiente mix di azioni ad alta capitalizzazione affiancate da una quota non marginale di medium caps. Queste ultime permettono di offrire un upside maggior di performance attesa rispetto ai soli titoli di tipo blue chips, grazie al premio al rischio generato nel medio periodo da questo fattore. Il connubio tra un TER prossimo allo zero e la presenza di una buona quota di società mid caps potrebbe quindi portare a un vantaggio di performance rispetto ad altri indici azionari Usa. E’ altresì evidente che dopo oltre nove anni di mercato Usa toro, affiancato da una politica monetaria che diventerà via via più restrittiva, sia da mette re3in conto una elevata volatilità e rendimenti più bassi che in passato. Ma l’economia Usa può contare su una notevole crescita economica, ben più consolidata rispetto al vecchio continente. Osservando le caratteristiche dell’indice, si segnala innanzitutto la enorme diversificazione del benchmark di riferimento, composto oggi da oltre 800 azioni. La somma dei primi dieci componenti pesa meno del 20% dell’indice, e gli unici titoli che valgono oltre il 2% del paniere sono Apple (3,5%), Microsoft (2,8%), Alphabet (2,6%) e Amazon (2,4%). Interessante il breakdown settoriale, con il comparto IT che vale oltre il 26% dell’indice; di cui oltre l’8% spetta a internet companies, il 6,4% a società che sviluppano software, il 5,4% a produttori di hardware, il 4,2% ai semiconduttori. Seguono i beni di consumo (20% circa unendo consumer staples e ciclici), i titoli finanziari (16,4%), farmaceutici (13,3%), etc, con le utilities che si fermano al 2,6%. Per quanto riguarda la presenza del fattore size all’interno di questo prodotto, si segnala che la percentuale di società a grande capitalizzazione è oggi prossima al 78%, con un 22% circa di medium caps. Trattasi quindi di una presenza non marginale, in grado di portare a eventuale sovra performance durante le fasi più toniche dei listini, ma può diventare una zavorra in momenti critici di mercato. Nonostante questa allocazione in termini di size, il legame rispetto ad un benchmark naturale come l’S&P500 è molto elevato. Il beta a due anni su base settimanale è pari a 0,96, con un alpha residuale. Il P/e attuale dell’indice è appena sopra 20, in linea da altri indici più utilizzati, con un dividend yield del 2% annuo. L’Etf è totalmente aperto al rischio di cambio, il che comporta da un lato il risparmio del costo di hedging, oggi particolarmente oneroso, e dall’altro lato la volatilità aggiuntiva del rischio di cambio, univocamente determinato dal cambio euro-dollaro. Da sottolineare infine la replica fisica con ottimizzazione del paniere. Anche Lyxor ha infatti svoltato verso una soluzione, ove possibile, priva di derivati, maggiormente apprezzata dagli operatori più attenti a tutti i fattori di rischio degli Etf. (riproduzione riservata)