Preferred shares a tasso variabile
Invesco ha reso disponibile l’Etf che guarda a questa particolare forma di azioni, vicine ai bond ibridi senza rischio di tasso
La ricerca di rendimento in ambito bond continua a persistere, ma si deve scontrare con il pattern di rialzo dei tassi di interesse e con l’ampliamento degli spread di credito. Il rialzo dei rendimenti di mercato gestiti direttamente attraverso la politica monetaria delle banche centrali è già avviato da tempo in ambito Usa, e sarà presente con molta probabilità tra circa sei mesi anche nel contesto euro, sebbene con una magnitudo ben più controllata rispetto all’area Usa. In questo ambiente di investimento si inquadra il recente listing sul mercato italiano di Invesco, relativo ad un sottostante molto particolare e tuttora piuttosto raro in ambito Etf. Il benchmark dell’Etf Invesco Variable Rate Preferred Shares è infatti uno strumento diverso dalle cosiddette obbligazioni ibride (strumento a metà tra azione e obbligazione) ma che sostanzialmente risponde ad esigenze simili per le società che li emettono, e con profilo rendimento-rischio molto simile. Il bond ibrido non è infatti né una classica obbligazione high yield né un bond convertibile, ma si riferisce a quella parte di patrimonio (tipicamente di un istituto di credito) che va a comporre il Tier 1. La distinzione tra una classica obbligazione subordinata e un bond ibrido ha a che fare con il grado di subordinazione, in merito al pagamento delle cedole e al rimborso del capitale. Peraltro molti bond ibridi non hanno data di scadenza, essendo tecnicamente dei bond Perpetuals che pagano cedole molto elevate, a cui è associata una opzione call dove l’emittente può richiamare il bond e restituire il capitale alla pari. Un bond ibrido è quindi una subordinata Tier 1 con grado estremo di rischio, a metà tra debito e capitale di rischio puro. Ma a questo punto è necessario precisare che il sottostante all’Etf Invesco Variable Rate Preferred Shares è rappresentato da una forma particolare di azioni, e non da bond ibridi. Le Preferred Shares rispondono infatti alla stessa esigenza di aumentare il capitale senza diluire gli azionisti comuni, ma sono tecnicamente differenti dalla obbligazioni CoCo. Queste sono obbligazioni che in determinate circostanze vengono convertite in azioni, mentre le Preferred Shares sono già titoli azionari di partenza. E le CoCos sono uno strumento emesso di solito da banche europee mentre le Preferred Shares sono strumenti emessi da istituzioni statunitensi. Le preferred shares che vanno a comporre il portafoglio di questo interessante Etf, che è a replica fisica, rientrano quindi pienamente nel calcolo del parametro Tier1, con un profilo rendimento-rischio simile a quello dei bond ibridi. I rating contenuti nel basket non si riferiscono peraltro alla società (come invece accade per gli high yield) ma derivano dallo strumento stesso: ad esempio una emissione senior di JP Morgan potrà avere rating investment grade per i suoi bond senior, mentre la Preferred Shares di JP Morgan (inclusa nel benchmark dell’Etf) potrà aver un rating dell’emissione più contenuto per via del differente posizionamento nella struttura del capitale. Il rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed non è inoltre un problema ma nu vantaggio, in quanto questo Etf si lega esclusivamente ai bond a tasso variabile. Il benchmark di riferimento è di fatto focalizzato al contesto Usa in fase di costruzione dell’indice, in quanto al di fuori del mercato statunitense è difficile identificare sottostanti di questo tipo. L’indice è ben diversificato, composto oggi da circa 200 azioni, dove il 98% sono riconducibili al contesto Usa e Canada. Trattando il prodotto come un bond, la duration è contenuta, attorn ai 3 anni, in quanto le cedole si adattano alla dinamica dei rendimenti a breve di mercato, mentre lo yield to maturity importante per via della natura e dell’area geografica a cui guarda lo strumento finanziario. Si fotografa attualmente un rendimento a scadenza del portafoglio pari al 6,67% (yield to worst), con una vita media residua di 11 anni, ma la duration è come prima indicato sensibilmente inferiore. Divideld yield molto importante, prossimo al 5,4%. E’ chiaro che si tratta di dati in dollari Usa, il che significa che i rendimenti in euro sul medio periodo possono anche distare in modo non marginale da quanto evidenziato in valuta estera. (riproduzione riservata)