Etf high yield e con filtri Esg
Invesco propone un nuovo replicante che combina gli elevati rendimenti attesi alla ricerca di sostenibilità
Il 2023 è iniziato con un occhio di riguardo ai sottostanti obbligazionari, dopo un anno da dimenticare. D’altronde i rendimenti a scadenza, su qualsiasi sottostante e duration, sono molto allettanti, per via di elementi intermarket ormai arcinoti. In ambito indicizzato, tanto il contesto fixed income che l’approccio sostenibile sono due temi che hanno fortemente caratterizzato il mercato degli Etf nel 2022: quasi il 40% dei flussi netti si è focalizzato lo scorso anno su soluzioni obbligazionarie, e gli Etf sostenibili hanno raccolto il 60% dei flussi complessivi e ora rappresentano oltre il 18% del patrimonio gestito degli Etf europei.
In questa cornice si cala il recente listing di Invesco, che propone all’investitore italiano un sottostante che mixa le potenzialità dei bond corporate high yield mondiali al controllo di alcuni fattori di rischio attraverso filtri Esg. Invesco ritiene che la ripresa dei flussi di obbligazioni societarie osservata verso la fine del 2022 potrebbe continuare anche nel 2023, grazie al cambio di orientamento della Fed che si distaccherà dalle politiche monetarie restrittive a favore dello stimolo alla crescita, e questo atteggiamento potrebbe sostenere il credito e in particolare i bond ad alto rendimento. L’Etf appena quotato, Invesco Global High Yield Corporate Bond Esg, mira a replicare l'indice Bloomberg Msci Global High Yield Liquid Corporate Esg Weighted Sri Bond, che incorpora sia filtri di esclusione sia tecniche per sovrappesare gli emittenti con un forte profilo Esg. L’indice adotta una metodologia simile a quella degli Etf Esg sulle obbligazioni societarie di livello investment-grade già adottata da Invesco, ma con un focus sull'high yield globale. Si guarda quindi alle emissioni corporate ad alto rendimento e a tasso fisso, denominate principalmente in dollari e con sovrappeso verso quegli emittenti che dimostrano un robusto profilo Esg. L'indice di riferimento comprende titoli emessi da emittenti industriali (oggi circa 83% del portafoglio), di servizi pubblici e di istituzioni finanziarie (circa 16%) nei mercati globali e regionali, con capitale e interessi denominati in dollari, euro e sterline. In merito ai filtri di sostenibilità, vengono esclusi dall'indice i titoli con un rating Msci Esg inferiore a BB o che non presentano rating, oppure che hanno affrontato controversie molto gravi relative a questioni Esg negli ultimi tre anni; ma anche le aziende che operano in settori legati a intrattenimento per adulti, organismi geneticamente modificati, alcool, energia nucleare, sabbie bituminose, carbone termico, tabacco, petrolio e gas non convenzionali o armi. A ciascuno dei candidati ad entrare nell’indice viene quindi assegnato un punteggio Esg utilizzando le metriche Msci Esg, e ne scaturisce il peso finale. I singoli emittenti hanno però un tetto massimo del 5% per evitare eccessive concentrazioni, e l'indice viene ribilanciato mensilmente. Ne deriva un Etf classificato come Articolo 8 del regolamento Sfdr, grazie al Msci ESG Rating fotografato al massimo livello, AAA: inoltre, il momentum trend Esg (che guarda le aziende con dinamiche in atto e prospettiche virtuose in ambito Esg) è molto elevato in quanto è positivo per il 48% circa dei componenti, stabile per il 46%, negativo solo per il 5% circa degli emittenti considerati.
Guardando ai dati del portafoglio, gli emittenti statunitensi valgono quasi il 60% dell’indice, seguiti da Italia al 8,1%, Spagna al 4,5%, Francia, UK, etc. In Italia spiccano in particolare le posizioni su Telecom Italia, seguite da alcuni bond ad alto rendimento emessi in euro e in dollari da Intesa Sanpaolo, Bper, Terna, etc. Il rischio di cambio è concentrato sul dollaro Usa, che vale il 73% del portafoglio, seguito dal 2% circa di sterline (il 25% circa dei bond sono invece in euro). Il rating creditizio medio è BB, derivante dal 7,5% di emissioni BBB, 66% di doppia B, 24% di singola B, etc. L’indice è molto diversificato in quanto composto da circa 900 titoli, con una scadenza media 8,7 anni e duration di 3,8 anni; le cedole dei bond oggi molto elevate fanno si che ci sia una grande differenza tra vita media residua e duration. Ma quello che più interessa all’investitore è lo yield to maturity, fotografato a fine marzo al 7,85% annuo lordo. Infine, il Kid segnala nello scenario di forte stress dei mercati una perdita annua, dopo 5 anni, superiore all’11%, bilanciata da +4,93% e +8,13% annuo nelle situazioni definite moderata e favorevole. (riproduzione riservata)