L’S&P500 Esg senza rischio di cambio
Invesco propone un nuovo replicante sintetico che guarda all’azionario Usa con alcuni ammortizzatori di volatilità
Non si ferma la proliferazione di prodotti indicizzati marchiati Esg. In questa occasione analizziamo le caratteristiche dell’Etf, da poco quotato in Italia, Invesco S&P500 Esg euro hedged, che mira a replicare la performance dell'indice S&P500 Esg senza l’annesso rischio di cambio euro-dollaro. L’azzeramento delle oscillazioni valutarie viene realizzato attraverso la copertura valutaria su base giornaliera nel calcolo dell'indice sottostante. L'indice di riferimento è ponderato per capitalizzazione e pensato per misurare la performance dei titoli che soddisfano determinati criteri di sostenibilità, mantenendo al tempo stesso pesi di settore complessivi simili a quelli dell'indice originario S&P500. L’obiettivo è chiaramente riuscire a minimizzare i rischi di sostenibilità del mercato azionario statunitense, senza però allontanarsi troppo in termini di tracking error, oltre che la volatilità del cambio per l’Etf in oggetto. Lo sforzo in termini di applicazione dei filtri Esg si concretizza attraverso l'esclusione di titoli coinvolti nel commercio di tabacco, carbone termico e armi controverse, oppure con un basso punteggio relativo al Global Compact dell'ONU, infine che hanno un punteggio Esg dell'indice S&P Dow Jones compreso nel peggior 25% dei punteggi Esg per ciascun gruppo di settore Gics. I punteggi Esg di S&P Dow Jones utilizzano i dati raccolti attraverso il Corporate Sustainability Assessment (CSA). Ogni anno, S&P Global conduce il CSA, un'analisi Esg di oltre 11 mila aziende da cui scaturisce uno dei database più completi al mondo in termini di informazioni di sostenibilità finanziariamente rilevanti, e serve come base per i punteggi che regolano gli indici Esg di S&P Dow Jones. Gli S&P DJI Esg Scores sono punteggi ambientali, sociali e di governance che misurano in modo robusto il rischio Esg e i fattori di performance delle aziende, con particolare attenzione alla loro rilevanza finanziaria. Tali punteggi (che vanno da 0 a 100) sono poi utilizzati nel processo di selezione dei componenti della S&P Esg Index Series. L'indice di riferimento per questo Etf mira al 75% del flottante di mercato di ciascun gruppo industriale Gics, e viene ribilanciato annualmente. Da segnalare che il fondo punta a raggiungere il proprio obiettivo detenendo un paniere di azioni che fornisce la maggior parte dei rendimenti del fondo, ma che normalmente differirebbe da quelli dell'indice di riferimento. Il fondo non utilizza quindi la replica fisica del paniere, ma fa uso di unfunded swap ovvero contratti derivati in base a cui una o più controparti approvate accettano di scambiare con il fondo la differenza tra il rendimento dell'indice di riferimento e quello del paniere di titoli posseduti. L'obiettivo dichiarato da Invesco per giustificare tale ricorso è ottenere una performance più simile e coerente rispetto all'indice di riferimento di quanto non si potrebbe ottenere attraverso la consueta replica fisica. Il rischio di controparte è peraltro concentrato su Societe Generale, 94% di esposizione, con quote minime di Jpm e Morgan Stanley. I filtri Esg adottati permettono di raggiungere un Esg Rating molto elevato, pari a AA, e l’indice soddisfa l’articolo 8 della normativa Sfdr. Si segnala però un importante ridimensionamento rispetto all’S&P500 originario: le azioni presenti nell’indice Esg sono infatti oggi 310, ovvero circa i due terzi del benchmark di partenza. Ma questa selezione ha negli ultimi anni portato bene, senza considerare la copertura valutaria utile solo per chi ragiona in euro. L’indice S&P500 ha restituito negli ultimi 3 anni mediamente il 16,7% annuo, rispetto al +18,8% annuo della versione Esg. Il vantaggio si assottiglia però se si allunga l’orizzonte retrospettivo fino a 5 anni, e si tramuta in un lieve svantaggio se si scivola fino a 10 anni addietro. In termini settoriali la differenza rispetto all’S&P500 non è poi così contenuta: la versione Esg vede il 31,4% di tecnologia (27% abbondante per l’S&P500), seguiti dal 14,3% dei beni di consumo ciclici (rispetto al 12%), health care al 12,7% (14,1% per l’S&P500), etc. Nell’indice con filtri Esg le azioni a maggior peso sono Apple (8,9%), Microsoft (7,8%) e Amazon (4,7%), e anche nell’S&P500 classico i nomi sono gli stessi ma con pesi uniformemente più contenuti. (riproduzione riservata)