Etf su S&P500 in versione equiponderata
Invesco propone la strategia equal weight sul’indice Usa, che nel lungo termine evita bolle su singoli titoli e paga bene
Una delle grandi problematiche che interessano gli indici basati sulla capitalizzazione di mercato è legata alla presenza di singole società che possono diventare troppo grandi. E di riflesso incidere in modo eccessivo sulla performance del benchmark, elemento che va ad erodere i vantaggi della diversificazione. Anche gli indici di riferimento più utilizzati possono incappare in problematiche di eccessiva concentrazione su alcuni nomi, e l’S&P500 ne è un chiaro esempio. In questo benchmark infatti, sebbene contenga un numero molto elevato di azioni (505 oggigiorno), le prime tre compagnie (Apple, Microsoft, Amazon) valgono circa il 15% sull’intero paniere, le prime cinque società (si aggiungono alle precedenti Alphabet e Facebook) valgono circa il 21% dell’aggregato. Trattandosi poi di azioni riconducibili a tecnologia-internet-comunicazione, è evidente che movimenti particolarmente importanti che interessano tali elementi possono influenzare in modo eccessivo l’andamento dell’intero indice, vanificando parzialmente lo sforzo di puntare su un benchmark composto da circa 500 componenti. Negli anni l’industria finanziaria, anche in ambito passivo e indicizzato, si è quindi sforzata di dare una riposta a questa problematica (che in realtà alcuni operatori non considerano nemmeno come un limite) attraverso la costruzione di indici che tengono solo parzialmente in considerazione la capitalizzazione di mercato delle società. Una di queste è la strategia equal weight, che come dice il nome stesso tende a conferire a tutte le azioni candidate ad entrare a far parte del benchmark lo stesso peso. L’obiettivo è evitare bolle su specifiche aziende/settori, appunto troppo rappresentativi e dominanti rispetto alla media del mercato. Il recente listing di Invesco, che ha reso disponibile per l’investitore italiano l’Etf Invesco S&P500 Equal Weight, va in questa direzione, e valere la pena comprendere a quali fattori di rischio ci si espone scegliendo questo sottostante anziché il classico S&P500. Innanzitutto si segnala che i componenti dei due indici sono i medesimi, cambiano solo i pesi. Mentre in termini di fattori e stile di investimento la scelta equal weight comporta uno spostamento verso il fattore size (società a minore capitalizzazione) e lo stile value (azioni a sconto) ma anche una scelta contrarian rispetto alla strategia momentum. Quest’ultima caratteristica (anti-momentum) si concretizza per il fatto che ad ogni ribilanciamento dell’indice, settato su base trimestrale, vengono alleggerite le posizioni sui titoli cresciuti troppo come peso nei mesi precedenti, a favore di quelli rimasti indietro. Si evidenzia inoltre nel lungo termine una correlazione negativa rispetto allo stile growth e alle strategie low volatilità e quality. In termini di esposizione settoriale si ottengono inoltre grandi disallineamenti rispetto al benchmark di partenza basato sulla market cap in quanto nel modello equal weight il peso dei settori scaturisce esclusivamente dalla somma del numero di azioni che appartengono a determinati settori, a prescindere dalla loro importanza. Il sottopeso più significativo della strategia equal weight interessa oggi la tecnologia-IT, che passa dal 27% dell’S&P500 al 15% circa per l’indice che spalma i pesi in modo uniforme su tutti i componenti, mentre gli industriali evidenziano una dinamica opposta guadagnando notevole rappresentatività nel benchmark equal weight. E già da questa osservazione si comprende perché nel tempo le performance dei due differenti indici possono scostarsi in modo non marginale, a seconda delle fasi di mercato e dei trend settoriali e di singole azioni sovrappesate. Se da inizio anno ad oggi la strategia equal weight sull’S&P500 è in vantaggi rispetto all’indice market cap del 5% circa, negli ultimi tre anni le parti si invertono e l’S&P500 batte la versione equiponderata del 3% circa ogni anno. Grazie alle performance eccezionali dei titoli IT. Attenzione però che sul lungo periodo la statistica segnala chiaramente di premiare la versione equal weight, che mediamente dal 2000 ad oggi ha restituito il 9,2% circa all’anno rispetto al 7% circa dell’S&P500. I periodi di maggiore sovra performance interessano il 2000-2001, 2009-2010, da fine primavera 2020 fino ad oggi. Acquistare oggi l’S&P500 vuole implicitamente dire che si sta scommettendo sulla forza dei primi 5 titoli inizialmente indicati, in caso opposto meglio la versione che spalma i pesi in modo equo. (riproduzione riservata)