S&P500 in versione responsabile
Invesco propone il benchmark più conosciuto al mondo nella versione ESG, a Ter competitivo e replica sintetica
Prosegue l’onda lunga degli investimenti sostenibili. Le scelte socialmente responsabili continuano a catalizzare l’attenzione degli investitori e dei Governi e di conseguenza ne approfittano le masse in gestione, sia in termini di prodotti attivi che passivi. E così lo stile di investimento basato su filtri ESG (ambientali, sociali e di governance societaria) è divenuto tutt’altro che un elemento satellite nella costruzione dei portafogli. Anche il recente piano Next Generation UE proposto dalla Commissione europea va in tale direzione. I fondi rilasciati ai differenti Paesi dovranno in primis essere utilizzati per investimenti in tecnologie informatiche, transizione ambientale, modernizzazione delle infrastrutture. La normativa continua quindi a spingere in questa direzione, e i fornitori di indici in ambito Etf si adattano offrendo le versioni ESG di benchmark storicamente utilizzati. Spesso a scapito della diversificazione, in quanto rispetto all’indice originario un approccio ESG tende a cestinare diverse società, ma numerosi studi dimostrano che questa limitazione non va a scapito della performance o di altre metriche utilizzate nella valutazione degli investimenti. Anche durante la recente acuta crisi di febbraio-marzo alimentata dalla pandemia del Covid-19, i benchmark che utilizzano filtri di sostenibilità sono riusciti a muoversi bene rispetto ai classici indici di mercato, aiutati dai costanti acquisti da parte degli investitori che si sono contrapposti ai flussi negativi che hanno interessato il grosso dell’industria Etf. Gli operatori di mercato sembrano identificare tali scelte come robuste ma al tempo stesso difensive in scenari estremi di mercato. In questo contesto inequivocabilmente a favore delle scelte ESG si colloca il recente listing di Invesco, che propone anche all’investitore passivo italiano l’Etf Invesco S&P500 ESG, legato all’omonimo benchmark. Si tratta quindi della componente core a livello statunitense più utilizzata a livello globale, ma con l’applicazione di filtri di sostenibilità. La metodologia dell'indice è solida e semplice allo stesso tempo e l'indice finale offre un'esposizione al primo 75% delle società di ciascun settore, classificate in base al punteggio ESG dell'indice S&P Dow Jones (S&P DJI ESG Score). I componenti dell'indice sono successivamente ponderati in base alla loro market cap. I filtri adottati escludono le società coinvolte in settori quali tabacco e armi controverse, e che presentano un punteggio basso per quanto riguarda il Global Compact delle Nazioni Unite. Oppure che, in termini di punteggi ESG, si trovano nell’ultimo quartile del loro gruppo settoriale GICS. Ne deriva così un indice ponderato per la capitalizzazione di mercato che include attualmente 311 società leader in ambito ESG, rispetto alle 500 circa del benchmark originario. L'indice S&P500 ESG migliora sia i punteggi ESG sia quelli di intensità del carbonio, mentre le esposizioni settoriali sono sostanzialmente simili a quelle originarie. In questo modo si è stimato un tracking error dello 0,78% negli ultimi cinque anni. In termini di efficienza dei filtri ESG, si segnala che il grosso delle esclusioni è imputabile al posizionamento del punteggio ESG, che cestina il 17% delle azioni dell’S&P500. Solamente 12 azioni vengono invece rifiutate perché coinvolte nei business delle armi controverse e del tabacco. Tra i singoli nomi più significativi che non entrano a far parte dell’indice finale spiccano Boeing, Honeywell, Lockheed Martin, General Dynamics, etc. I filtri ESG vengono implementati attraverso l’esperienza di SAM, una divisione di Robeco SAM. L'Etf non utilizza però la replica fisica del paniere, ma Invesco ha scelto quella sintetica per sfruttare vantaggi fiscali. In portafoglio si avranno quindi titoli azionari di alta qualità, e gli swap mireranno a restituire la stessa performance dell'indice. Al paniere di titoli detenuti verranno peraltro applicate le stesse esclusioni dell'indice. L'uso dei contratti swap, specifica Invesco, viene utilizzato in questo caso per percepire i dividendi lordi dell’indice senza alcuna ritenuta d'acconto. Questo offre un vantaggio rispetto agli Etf a replica fisica, che sono invece soggetti a una ritenuta d'acconto del 30% sui dividendi distribuiti agli azionisti. Il Ter è molto competitivo, pari allo 0,09% annuo. (riproduzione riservata)