Invesco propone Etf con chiara vocazione etica
Nuovo prodotto che mira a investimenti socialmente responsabili, in questo caso con filtri pensati assieme alla Chiesa Cattolica
Uno dei trend più in voga negli ultimi anni ha a che fare con gli investimenti socialmente responsabili. Praticamente tutti gli emittenti di prodotti passivi (e non) si sono attrezzati per proporre agli investitori strumenti di investimento in grado di soddisfare i numerosi criteri di natura etica che a seconda degli index provider vengono di volta in volta applicati. E già qui si annida però una problematica in quanto non sono tuttora vigenti delle regole comuni di classificazione dei criteri ESG, che permettono di identificare il livello di eticità degli investimenti. In assenza di criteri univoci o di benchmark universalmente accettati il problema è proprio come classificare un prodotto come etico, questione peraltro presente anche in Europa per via della mancanza di standardizzazione tra i fornitori dei vari indici. Ci possono infatti essere diverse metodologie nell’attribuzione dei punteggi ESG, elemento che creano confusione ai regolatori. MSCI prevede però che la regolamentazione del investimenti etichettati come ESG tenderà ad aumentare. Gli sviluppi normativi sugli investimenti ESG si intensificheranno nell’immediato futuro, andando a focalizzarsi principalmente sugli asset manager. Si tratta di un’inversione di tendenza in quanto fino al 2017 le normative si sono concentrate sugli emittenti; nel 2018 invece, delle oltre 170 misure regolamentari proposte, l'80% è rivolto agli investitori. MSCI ha stimato che circa 32,6 trilioni di dollari in gestione potrebbero essere soggetti a regolamento nel 2019. L’allocazione degli investimenti sta inoltre prendendo in maggiore considerazione il rischio climatico. Il Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC), nell’ultimo suo report, ha rilevato che le emissioni globali raggiungeranno un picco molto alto prima del 2030. Tale constatazione è di fondamentale importanza per gli investitori che nell’allocazione del proprio portafoglio dovranno evitare di inserire, per esempio, società dedite all’estrazione del carbone, favorendo quelle che fanno uso di fonti rinnovabili. Tornando al nuovo Etf listato in Italia da Invesco, l’indice prescelto in questo caso è il MSCI Europe Select Catholic Leaders 10/40, che presenta interessanti caratteristiche. L’obiettivo è ovviamente traccare un paniere diversificato di società che abbracciano la filosofia etica, ma in aggiunta ai classici filtri ESG (alcol, tabacco, armi controverse, gioco d’azzardo, OGM, etc) l’indice esclude dal portafoglio le società con business non riconducibili ad una serie di principi di origine cattolica come: armi convenzionali, utilizzo di cellule staminali, intrattenimento per adulti, aborto e contraccettivi, mancata aderenza ai principi guida delle Nazioni Unite in materia di diritti umani e commerciali, rispetto degli animali (esclusione delle società coinvolte in test sugli animali). La selezione dei componenti dell’indice avviene attraverso un doppio criterio, in quanto i classici filtri ESG di MSCI vengono affiancati da colloqui con rappresentanti della chiesa Cattolica. Il filtro estrai in questo modo un portafoglio di società europee a grande e media capitalizzazione, tenendo conto per i pesi della stessa market cap azionaria ma con limiti ben identificati: ogni singola azienda non può pesare oltre il 10% dell’indice, cap che sale al 20% per ogni gruppo. La metodologia utilizzata cerca inoltre di ottenere un indice il più vicino possibile al benchmark naturale (MSCI Europe) in termini di esposizione settoriale. E guardando alla composizione del portafoglio si evidenzia che i settori più rilevanti sono il finanziario (24%), seguito da industriali (15%), beni di consumo (20% circa), materiali (8% circa), etc. In merito ai Paesi spicca l’Inghilterra, che vale il 21%, a contatto con il 20% circa della Francia; seguono Germania, Paesi Bassi, Svizzera e Svezia, con quote minori di altri Paesi. I singoli nomi a peso più rilevante sono Total, Sap, Allianz e Unilever; mentre l’Italia è rappresentata da quote marginali di azioni Intesa Sanpaolo, Generali, Snam Rete Gas, Terna e Recordati. Il portafoglio è comunque molto diversificato, potendo contare su oltre 230 azioni. L’emittente ha scelto di quotare in Italia la versione a distribuzione trimestrale dei proventi, con un TER dello 0,3% annuo. (riproduzione riservata)