Floating euro per la massima difesa
Sebbene il timing sia in anticipo rispetto alle mosse della BCE, i floating aiutano nell’attuale delicato contesto.
La tematica del rialzo dei rendimenti nell’area euro è più che mai odierna, e le recenti posizioni da parte della BCE nelle ultime occasioni ufficiali non fanno che confermare le precedenti aspettative. L’istituto europeo ha dichiarato l’intenzione di porre fine al QE entro dicembre di quest’anno, e in tal scenario è corretto attendersi graduali aumenti nei rendimenti obbligazionari a medio-lunga scadenza. In questo contesto gli investitori stanno cercando di capire quali strumenti possano sfruttare al meglio siffatti scenari, spaziando da una posizione lunga con duration molto breve, oppure una strategia short duration, ovvero al ribasso sui prezzi delle obbligazioni governative area euro a medio-lunga scadenza, o infine il posizionamento su bond a tasso variabile. Trattasi però di profili molto differenti in termini di pay-off. Se l’acquisto di bond a scadenza corta è intuitivo come rendimento atteso, la strategia short duration ha lo svantaggio del compounding effect, che si rimangia sul medio termine una buona parte degli eventuali guadagni derivanti da un aumento dei rendimenti. Inoltre la scommessa è in questo caso di aumento della parte lunga della curva, e non della parte gestita dalla politica monetaria, ma gli strumenti vanno gestiti appunto in ottica tattica, e non di medio-lungo termine. Al contrario, l’acquisto di prodotti floating (a tasso variabile) incorpora invece una duration prossima alla prima cedola (solitamente 0,25 anni essendo i bond floating tipicamente a cedola trimestrale), ma in questo caso i vantaggi arrivano solo nel momento in cui i tassi a breve salgono, e non ha senso quindi guardare ai movimenti della parte lunga della curva. Insomma a seconda di quale segmento di curva si vuol cavalcare in termini di inversione del trend è preferibile una strategia piuttosto che un’altra. In questo contesto Invesco ha appena quotato su ETFplus uno strumento adatto a cavalcare il rialzo dei tassi a breve dell’area euro. Strategia che fino alla prossima estate (2019) non pagherà, se ci si fida delle informazioni della stessa BCE che ha recentemente dichiarato che almeno per un anno i tassi a breve non si toccheranno. E’ in ogni caso possibile che i rendimenti a breve termine di mercato riescano a portarsi su valori più appetibili prima dell’intervento della BCE, nel momento in cui il segmento a media scadenza della curva area euro inizierà a rialzarsi in modo evidente. L’Etf peraltro non è agganciato alla curva dei governativi, e lo spread derivante dalle posizioni corporate aiuta fin da ora a scrollarsi di dosso il mondo dei rendimenti negativi. Se l’Euribor a 3 mesi si attesta oggi a -0,32%, il rendimento a scadenza dell’Etf Invesco Euro floating rate si attesta attualmente allo 0,19%; valore sufficiente per compensare il TER dello 0,12% annuo e evitare che tra un anno l’investitore si trovi con una perdita netta. E’ chiaro che si sta parlando di numeri ridicoli in termini di yield, ma quantomeno si evita il potenziale deprezzamento dei bond a tasso fisso in attesa che inizi il percorso di recupero sulla parte a breve della curva. Ci potrebbe essere la tentazione di scegliere in alternativa un floating in Usd con hedging sul cambio, ma il costo di copertura si magia tutto lo yield del sottostante. L’indice sottostante è rappresentato dal Bloomberg Barclays Euro Corporate FRN 500 MM Liquid Bond, che replica un paniere diversificato di obbligazioni corporate in euro a tasso variabile di elevato standing. E’ peraltro applicato un filtro sulla liquidità, in quanto i bond in portafoglio devono essere stati emessi nei precedenti due ani e mezzo e avere un importo minimo circolante di mezzo miliardo di euro. E’ inoltre previsto un cap al 5% per ogni emittente, al fine di gestire in modo ottimale il rischio di credito. Guardando al portafoglio, la scadenza media dei bond è di circa 3,5 anni, ma la duration scende persino a 0,12 anni per via delle cedole indicizzate. La qualità del credito è molto alta, evidenziando un rating A- (55% di rating BBB), mentre in termini di esposizione settoriale come sempre spiccano i finanziari (55%). La replica è fisica, e in pancia l’indice può contare oggi su una novantina di obbligazioni. I single name a peso maggiore (4-5% ciascuno) sono Bank of America, BNP Paribas, Goldman Sachs, Morgan Stanley, RCI Banque. (riproduzione riservata)